Vi faccio specie

Vi faccio specie
vero
se mordo unghie
come da bambina
quando le cose
mi suonavano strane
se giro scalza su sassi aguzzi
correndo dietro scie
di tramonto
per succhiarne colori
se scarto sorrisi senza bocca
o faccio uscire parole
come palline del pallottoliere
e la ragione mi guarda di sottecchi
se ho messo le maschere
ben riposte in un angolo
non si sa mai
e il volto è senza trucco
gli occhi scavati sono miei
e quel velo di ciglia
li spalanca
ogni giorno
come fosse il primo?
Sono fatta di erba e
di colline e la terra mi esce
da tutti i pori
le mani sono gazze dal petto turchino
e le gambe ragazze all’oratorio.
Mi perdo dentro l’aria cristallina
il suo sapore e i nidi
saranno la notte
casa.

Tinti Baldini

La domenica delle palme

E quale grazia riempiva i viali al sole
nelle domeniche venute
delle palme:
ragazze praticate da spose
tutte risa, e ammicchi tiepidi
alle scorze d’uomo in fila
giù per i bar, e gli scalini sciatti.

Ragazze con la fisima dei fazzoletti a fiori
delle giacchette di seta, ultima moda
allieve di quel grande oratorio della vita,
prone a saponi Marsiglia
ai lavatoi;
uscite dalle fabbriche del riso, poco fa
o studentesse invaghite di Gauguin
di Sbarbaro, Verlaine.

E quali vicinanze sentivo, suscitate
sia pure da lontano
il sorriso d’una d’esse
incontrava il mio pensiero felice
là per là;
pulito e pettinato, com’uno da soldato
eran le prime dei lunghi pantaloni

smesso che avevo l’infanzia
e voce acuta:
mi proponevo all’amore,
ai balli in piazza
le sere di cicale impazzite
e vino sfuso,
le sere prima di tardi
tutti a casa

Massimo Botturi

I treni

Doveva essere una notte bella chiara
niente rumore e fumo di stelle,
quelle notti
come d’aprile dopo che il vento ha rotto i rami.
Quelle nottate che i monti sono gobbi
dopo i lampioni secchi
e le cave
dopo il bosco, tra casa mia e la rete dell’oratorio
rara, che tutti ci starebbero bene
lì a guardare. A ringraziare a lungo
d’avere gli occhi buoni
e orecchi
per sentire quel fischio di lontano.

I treni
che scavalcano le cinte, sopra gli orti
che tremano le tazze di quelli svegli
e ai morti
gli fan cadere i nomi dal posto.
Ascolta,
i treni.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 30, 2010 at 07:16  Comments (6)  
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