Anestesia d’amore

Dormono sensi assopiti
gli occhi sotto le ciglia
più non vedono luci
insensibili le mani al tatto
le labbra ai baci.

Più non giunge alle narici
dell’amore il profumo
agli orecchi
il suono dolce
delle sue parole.

Anestesia d’amore…

L’ho sognata
E fu un incubo…

Ma l’aurora dalle dita rosate
un fiore sul cuscino
mi fece trovare.

E con lui amante
rinacqui a nuova vita.

.
Sandra Greggio

Balada para los poetas andaluces de hoy

¿Qué cantan los poetas andaluces de ahora?
¿Qué miran los poetas andaluces de ahora?
¿Qué sienten los poetas andaluces de ahora?

Cantan con voz de hombre, ¿pero dónde están los hombres?
con ojos de hombre miran, ¿pero dónde los hombres?
con pecho de hombre sienten, ¿pero dónde los hombres?

Cantan, y cuando cantan parece que están solos.
Miran, y cuando miran parece que están solos.
Sienten, y cuando sienten parecen que están solos.

¿Es que ya Andalucía se ha quedado sin nadie?
¿Es que acaso en los montes andaluces no hay nadie?
¿Qué en los mares y campos andaluces no hay nadie?

¿No habrá ya quien responda a la voz del poeta?
¿Quién mire al corazón sin muros del poeta?
¿Tantas cosas han muerto que no hay más que el poeta?

Cantad alto. Oiréis que oyen otros oidos.
Mirad alto. Veréis que miran otros ojos.
Latid alto. Sabréis que palpita otra sangre.

No es más hondo el poeta en su oscuro subsuelo encerrado
Su canto asciende a más profundo
Cuando, abierto en el aire, ya es de todos los hombres.

§

BALLATA PER I POETI ANDALUSI DI OGGI

Che cantano i poeti andalusi di oggi?
Che cantano i poeti andalusi di oggi?
Che cantano i poeti andalusi di oggi?

Cantano con voce d’uomo,
Ma dove sono gli uomini?
E con occhi d’uomo guardano,
Ma dove sono gli uomini?
Con cuore d’uomo sentono,
Ma dove sono gli uomini?

Cantano, e quando cantano sembra che siano soli
Guardano, e quando guardano sembra che siano soli
Sentono, e quando sentono sembra che siano soli
Che cantano i poeti, i poeti andalusi di oggi?
Che guardano i poeti, i poeti andalusi di oggi?
Che sentono i poeti, i poeti andalusi di oggi?

E quando cantano, sembra che siano soli
E quando guardano, sembra che siano soli
E quando sentono, sembra che siano soli

Ma dove sono gli uomini?

Forse che l’Andalusia è rimasta senza più nessuno?
Forse che sui monti andalusi non c’è più nessuno?
Nei campi e nei mari andalusi non c’è più nessuno?

Non ci sarà più nessuno a rispondere alla voce del poeta,
A guardare al cuore senza muri del poeta?
Così tante cose sono morte, che non c’è più altri che il poeta

Cantate alto, sentirete che altri orecchi sentono
Guardate alto, vedrete che altri occhi guardano
Gridate alto, saprete che palpita altro sangue

Non è più sommerso il poeta, rinchiuso nella sua buia fossa
Il suo canto sale a qualcosa di più profondo
Quando è dischiuso nell’aria da tutti gli uomini

E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini.

RAFAEL ALBERTI                       (Musica degli Aguaviva)

Published in: on aprile 2, 2012 at 07:41  Comments (3)  
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A che serve

Ma a che serve quella
morbida curva del seno
s’è lì appesa in profumo
d’arazzo sul muro.
E a che serve la bocca,
florida di rosso se
non assorbe l’altro,
trabocca e l’assapora.
Che cosa serve saper
balzare ancora
pozzanghere
in fiera voce
col fulvo in volto,
se non si salta più.
Non raccontano più
gli odori del mondo:
il giorno nasconde
tutti i suoi nomi,
la notte riannusa
antichi sigilli.
A che serve cantare
ad orecchi spenti
l’inno alla linfa, atavica sete
di labbra di latte,
di bocche in lallazione.
E a che serve incarnare
guerrieri lucenti,
braccia ardenti a strizzare
dei venti una rosa,
sciabole in ghiaccio
al certame
fino al primo assolare.
Saremo falangi impegnate
nel costruire altro tempo
per donare domani
che rigirino zolle.
O forse siamo già stati
in metamorfosi
di sensi e di umori,
e le mille dita della mano
basteranno
ad afferrare il mondo intero?

Tinti Baldini e FlavioZago

Notturno

O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite: fruscii, vuoto
e poi nulla.
La notte inarca la sua gobba;
o canto della civetta,
veloce lingua di fuoco
tu l’attraversi.
Solo
antivedo nella tenebra
il nullo futuro, la vita:
comprendo il fruscio…
le mie orecchie tacciono.
Non più il sordo battere
del cuore sul timpano,
ma aereo strido
realtà raggiunta
nel silenzio oscuro.
O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite di gioia.

Nino Silenzi

Voce

Stasera la luna
la luna ha la faccia
volta altrove
forse per evitar l’intesa.

Ecco allor libero
in notte silente
di buio fitto
senz’ ombra alcuna
ecco che solo ora
nasce sogno
ed orecchi ne
sentono le voci.

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 6, 2011 at 06:57  Comments (3)  
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Certezza

Chiuderei ogni contatto
occhi, orecchi, bocca , naso
né mani o schiena
a reggere fiati di scena,
muto il mio rientro
tra gli sconnessi
già abitati,
nessuna lode adesso
o ristoro,
mi accaso nuovamente
tra gli spartiti senza tempo
locandine smesse
in archivi di storia
in bianco e nero
e là appassire meglio.

E non avrò
e non avrai
pretesa alcuna
né discolpa o tornaconto
dove nasco- muoio-
SOLA.

Beatrice Zanini

ILLAZIONI

Sapere di non avere illusioni è assolutamente necessario per potere avere sogni. Per potere così raggiungere il punto dove i sensi si mescolano, i sentimenti traboccano e le idee si incrociano intersecandosi. Così come suoni e colori sanno uno dell’altro, l’odio sa d’amore e le cose concrete sanno di quelle astratte e viceversa, tutto si fonde e va in confusione, diventa sogno.  Non si può vivere senza il sogno, uccidere il sogno è come suicidarsi. Il sogno è assolutamente nostro, inespugnabile.  Il sogno è assolutamente mio, nessuno lo può vedere, solo io e nessun altro può possederlo. E se quando scrivo la mia visione di ciò che è esteriore è difforme da quella degli altri, è  perchè io pongo in evidenza tutto ciò che del mio sogno resta impresso nella mente e negli occhi  e nei miei orecchi.  Ogni opera d’arte può essere migliore di quella che si vede, così come ogni poesia letta rigo per rigo rivela che non  pochi passi  potrebbero essere migliori e che la sua struttura all’apparenza perfetta potrebbe essere migliorata.  Ogni mio sogno è controverso  e contiene opinioni, le più contrarie, e fedi, le più diverse. Esso parla, agisce nel momento del suo incarno, per me. Mi sento, di esclusivo mio, incapace ed incompetente di ciò che è la vita. Non ho ancora imparato ad esistere. Ciò che ho avuto, quello che sono e sono stato, è come questo infinito vuoto che mi circonda, un sole assente è quello che mi rimane, come luce cadente che fa entrare l’ombra intima di ogni cosa.

Marcello Plavier

I treni

Doveva essere una notte bella chiara
niente rumore e fumo di stelle,
quelle notti
come d’aprile dopo che il vento ha rotto i rami.
Quelle nottate che i monti sono gobbi
dopo i lampioni secchi
e le cave
dopo il bosco, tra casa mia e la rete dell’oratorio
rara, che tutti ci starebbero bene
lì a guardare. A ringraziare a lungo
d’avere gli occhi buoni
e orecchi
per sentire quel fischio di lontano.

I treni
che scavalcano le cinte, sopra gli orti
che tremano le tazze di quelli svegli
e ai morti
gli fan cadere i nomi dal posto.
Ascolta,
i treni.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 30, 2010 at 07:16  Comments (6)  
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Blowin’ in the Wind

How many roads
must a man
walk down
before you call him
a man?
Yes, how many seas
must a white
dove sail
before she sleeps
in the sand?
Yes, how many times must the
cannon balls fly
before they’re forever
banned?
The answer, my friend,
is blowin’ in the wind,
the answer is blowin’
in the wind.
How many years
can a mountain
exist
before it’s washed
to the sea?
Yes, how many years
can some people
exist
before they’re allowed
to be free?
Yes, how many times
can a man
turn his head
Pretending he just
doesn’t see?
The answer, my friend,
is blowin’ in the wind,
the answer is blowin’
in the wind.
How many times
must a man
look up
before he can see
the sky?
Yes, how many ears must one
man have
before he can hear
people cry?
Yes, how many deaths
will it take
till he knows
that too many people
have died?
The answer, my friend,
is blowin’ in the wind,
the answer is blowin’
in the wind.

§

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che tu possa chiamarlo uomo?
E quanti mari deve navigare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di essere proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere erosa dal mare?
E quanti anni possono gli uomini esistere
prima di essere lasciati liberi?
E quante volte può un uomo volgere lo sguardo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di poter sentire gli altri che piangono?
E quante morti ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.

BOB DYLAN


Published in: on gennaio 1, 2010 at 06:55  Comments (2)  
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