Millenovecentoquarantaquattro

Una luna spaventosa già allarga la sua gonna:
fanno del tango lassù, miei cari.
I cedri malandati
si mangiano le foglie per troppa ombra in cuore;
le case si sputazzano luce, l’una all’altra
come alle mani fa l’uomo al campo
il vangatore.
O quello con la lampada in testa, in qualche buco
prima del puzzo che dice morte
prima ancora, d’aver pensato a un metro di terra
per suoi ossi.
Dite ai bambini di ritornare a casa
minestre fredde ancora per cena
acqua e vino.
Le donne si consumano gli occhi sopra i panni
coperte doppie per la nottata
e l’orinale, ch’è sempre da svuotare
per dio! Si faccia presto.

Massimo Botturi

La pancia verso le stelle

Di là venivan luci, come dei pesci il dorso
nell’impeto animale a una fredda barcarola;
il lago si riempiva di sera
e donne al buio.
Di qua la pancia verso le stelle
blusa e calze, piegate sopra panche di noce
e un orinale
dove covare uova di gatto.

Io e Marisa
promiscui come prima del melo
come all’Eden
senza saperci il seno e la differenza uguale
le stesse mani come in balera
là sull’aia.

Ché risultasse meglio profondo poi il dormire
prenotazione quasi di stessi sogni:
in due
costava meno tutto.
E intanto continuava
la musica dei mille juke box
venuta appena
come fa certa pioggia, che non ci vuole ancora.

Massimo Botturi