Assenza di te

Piovo d’incertezze
fotografate
in triangoli di luce.

Tra le ombre
ho mille mani che tacciono
i sentieri del cuore.

Fumo l’assenza
che oltrepassa
l’adiacente orizzonte

dei tuoi occhi
sono goccia
che ti sfiora appena

tra i versi sbiaditi
di quel che fummo
senza memoria.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 14, 2012 at 07:04  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Magna Grecia e dintorni

 
Il Pollino imbiancato
innanzi mi compare.
Su un arido terreno,
contorti come ulivi,
quei pini loricati
profumano già l’aria.
E querce e faggi e cerri
compongon boschi eterni.
.
Vestigia d’un maniero,
a coronar la cresta,
 sovrastano la strada.
La nebbia che m’avvolge
 dissolve selve e prati.
Corro una galleria,
cerco la luce in fondo,
neve e rifugio trovo.
.
Poi verso sud m’appresso.
Svelta la strada scorre
tra forre e casolari
di quell’antica Sila,
prospera di foreste,
da valli lacerata.
 Delle megar le timpe
comprendo il loro arcano.
.
 L’ampio respir del mare
un tuffo al cuor mi dona:
Falerna v’è distesa
e il nome a lei deriva
da quella dolce ambrosia
che consolò Pilato
quando emanò, perplesso,
all’unto ostil sentenza
.
Quell’acque basse e chiare
risplendono di raggi,
 e rendon sfumature
d’ogni color turchese.
Scintilla all’orizzonte
la vela d’una barca
e gridano i  gabbiani,
dal vento sostenuti.
.
Si snoda poi la riva
fino alla Costa Viola,
con Pizzo a quell’estremo
che domina quel lido.
Scendendo l’erta china,
ad ogni suo tornante,
precipitar mi sembra
in quel lucente mare.
.
E’ qui che Gioacchino,
di Napoli re breve
e condottier valente,
da Ferdinando quarto
fu vinto e condannato.
Murat, borbon spregiando,
in un comando estremo
volle il ploton guidare.
.
Volare su quel mare,
correndo su quei ponti,
m’inebria la ragione
e di stupore colma.
Così, lontana, arriva
Scilla  col suo castello.
Innanzi a lei Cariddi,
col suo proteso artiglio.
.
In quell’acque cobalto
Ulisse spiar volle
quelle, che un tempo ninfe,
la gelosia di Circe
in mostri trasformò.
Perciò si fè legare,
 con cera nelle orecchie,
per ingannar sirene.
.
In Reggio alfin riposo.
Le voci di mercanti
ridestan la città.
 E’ come un dolce canto
“A ‘stura v’arrifrisca”.
Panieri giù calati,
ossequio al nuovo giorno,
colgono fichi e gelsi.
.
Da strade strette e scure,
tra voci concitate
e clacson impazziti,
all’improvviso appare
del duomo la gran luce.
Romanico si sposa
con gotico ispirato.
Risplende il suo candore.
.
Ed eccomi al museo.
Fu forse Policleto
oppure il sommo Fidia
che i bronzi un dì crearon ?
Svettanti in una sala,
dal mar guerrier risorti,
benignamente guardano
folle da tutt’il mondo.
.
Quel lungomar ch’è sogno,
percorro un po’ stordito
e nelle ville ammiro
del liberty il retaggio.
Trinacria ora mi chiama.
Il ventre d’una nave,
all’urbe, un tempo felix,
doman mi condurrà.
.
E lascio la Calabria
con nostalgia nel cuore,
terra dimenticata
da tutti i governanti.
Nessuno più ricorda
di Campanella il libro,
nè Repaci od Alvaro.
Da ‘ndrangheta avvilita.

Piero Colonna Romano

 “Pino loricato”: è una conifera, non autoctona ma importata dalla Spagna, presente soltanto in Basilicata. Cresce su terreni di tipo carsico, normalmente in cima ad una montagnola. Albero basso (3, 4 metri) ha l’aspetto contorto dell’ulivo, rami penduli e corteccia particolarmente dura. “Delle megar le timpe”: la Sila è solcata da numerosi valloni che corrono perpendicolarmente all’autostrada. Timpa = vallone, megara = maga, strega. Sull’A3 un cartello avverte che stiamo passando accanto alla “Timpa delle megare”. “A ‘stura v’arrifrisca”: significa “a quest’ora vi rinfrescano” ed è il canto col quale, in ore molto vicine al sorgere del giorno, gli ambulanti offrono gelsi bianchi e fichi. Dai balconi scendono i panieri con dentro i soldi per l’acquisto. E’ un mio ricordo palermitano dell’immediato dopoguerra, e l’ho risentito a Reggio qualche anno fa. “Vos et ipsam civitatem benedicimus”: è la scritta incisa ai piedi d’una stele, al vertice della quale è posta la statua d’una madonna, all’ingresso del porto di Messina. E’ un saluto a tutti i viaggiatori ed un segnale di fratellanza.

L’estasi

L’EXTASE

La nuit était venue, la lune émergeait de l’horizon, étalant
sur le pavé bleu du ciel sa robe couleur soufre. J’étais
assis près de ma bien-aimée, oh ! bien près ! Je serrais ses
mains, j’aspirais la tiède senteur de son cou, le souffle
enivrant de sa bouche, je me serrais contre son épaule,
j’avais envie de pleurer ; l’extase me tenait palpitant,
éperdu, mon âme volait à tire d’aile sur la mer de l’infini.

Tout à coup elle se leva, dégagea sa main, disparut dans la
charmoie, et j’entendis comme un crépitement de pluie dans
la feuillée.

Le rêve délicieux s’évanouit… ; je retombais sur la terre,
sur l’ignoble terre. O mon Dieu ! c’était donc vrai, elle,
la divine aimée, elle était, comme les autres, l’esclave de
vulgaires besoins !

§

Era scesa la notte, la luna emergeva dall’orizzonte, diffondendo
sull’azzurro selciato del cielo il suo vestito color dello zolfo.
Ero seduto accanto alla mia amata, oh! così vicino! Mi strinse la
le mani, aspiravo il tiepido profumo del suo collo, il soffio
inebriante della sua bocca, mi stringevo contro la sua spalla,
Avevo voglia di piangere; l’estasi mi teneva palpitante,
sperduto, la mia anima volava sul mare dell’infinito.

Improvvisamente si alzò, ritirò la mano, scomparve nel
bosco, e sentii come un crepitio di pioggia sulle foglie.

Il delizioso sogno svanì.. ; Ricaddi sulla terra,
sulla terra vile. O mio Dio! era dunque vero, lei,
l’amata divina, era, come gli altri, schiava
dei bisogni volgari!

JORIS KARL HUYSMANS

L’abbandono

Ti scende addosso
all’improvviso,
del suo velo ti riveste
grigio.

Come nubi all’orizzonte
ti scolora lo sguardo,
ch’era vivo e argentino
un tempo.

La vista ti appanna
le labbra sfiorisce,
allora
rosse d’amore,
ora appassite.

Larghe e lunghe le vesti
a coprir caviglie.
Trascurato l’aspetto,
affaticato l’andare.

Porti il peso
della vita.

Sandra Greggio

Published in: on febbraio 10, 2012 at 07:27  Comments (11)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Mi porse un garofano

 
Venne, e mi porse
un garofano
d’autunno che fugge,
dal profumo soave
.
Nell’ora tenebrina scosso
d’amore per dolcezza, sì profonda
da morirne,
vedo tra lacrime dolci
e strazianti, lieve
il mio sorriso debole
andar…nel greve specchio.
.
Dopo il rosso, rosso
violento,
scialba l’oscura luce
sul bel viso, in questo
nostro andar per l’infinito:
lumi negli occhi tuoi
pieni d’immensi incanti.
.
Sogni febbrili fatti di lampi
viola, grigio d’orizzonte tramonto
trema il mio cuore
pensiero di sgomento.

Paolo Santangelo

Amo

Amo la libertà
di scelta
di decisione, d’intuizione
Amo l’ identità
Amo la giustizia
Amo l’amicizia

Amo quando bussa sera
lucerna della luna
Amo l’orizzonte
dove si fa fonte
viva
l’anima
sgorgo di salvezza

Amo tenerezza
gentilezza
i miei intensi sensi
Amo amori densi
Cuori
immensi

Amo
virtù verità
Amo dignità
sobrietà nei sorrisi

Amo fiordalisi
nelle sfaccettature
Amo vite dure
mani callose
giardini di rose

Amo finezza
Amo stoltezza
Amo il sacco pieno e
quello vuoto
Amo il moto e nuoto
amando.
(scusate se ho scritto “Amo” troppe volte
questa è la mia sorte…)

Aurelia Tieghi

Desideri

Mi sono caduto addosso
con tutta la rabbia dentro
scavando gallerie nel deserto
e tanta voglia di te.

Adesso che lascio impronte
delebili
vorrei essere oltre l’orizzonte
a volare distanze bianche.

Solcare mari agitati
lasciando segni
indelebili
dei miei sogni incompiuti.

Sentire salire le voci
come fantasmi dal fondo
e scimmie aggrappate alla spalla
come pappagalli eterni.

E poi stendermi al sole
per cercare le stelle
strappate
dai ricordi di una notte.

Riprendo il cammino
rotolando sulle ginocchia
fino a sfondare il muro
dell’incomprensione.

Lorenzo Poggi

Dal balcone

 
Stretti le mani alla ringhiera
sembra di essere in funivia
tanto è ferma l’aria, che
tutto appare dipindo
il pino secolare dritto punta il cielo
mentre gli altri si rintoccano
fra mura e balconi colorati
 le colline imbrattano  il
cielo di  smeraldo
il vuoto immenso al centro tacita
sfumando all’orizzonte
nulla dondola, solo la rondine
inarca l’aria.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 8, 2012 at 07:30  Comments (10)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Anno nuovo

 
Anno nuovo
inventario vecchio
senza alcuna scelta
ci ritroviamo a riordinare cassetti
a sfogliare vecchi ricordi
a riesumare antiche speranze
siamo gusci ancora da riempire
pensieri baldanzosi
che sbiadiscono nel lento divenire
danza satura di ore
informe massa di idee
culmine di caos
che non può fare altro
che capovolgersi
quando si tocca l’infimo abisso
la risalita è d’obbligo
che l’augurio non tardi
a spaziare l’orizzonte
che la luce della rinascita
faccia presto a mostrare
il buongiorno nell’armonia
di un canto a più voci
nel respiro della natura
cuore d’amore universale.

Roberta Bagnoli