Inverno

 
l’ho sempre detestato
tanto che già l’autunno
seppur caldo e ramato
m’indisponeva,
poiché ne era il preludio.
Lunghi mesi di gelo
e pomeriggi
dal buio sepolcrale
la credevo una pena
un prezzo da pagare
per avere il diritto
a un briciolo d’estate.
Poi tutti quegli orpelli:
maglie che t’infagottano
sciarpe, cappotti e ombrelli
son vere barricate
alla femminilità;
bruttine anche le tinte
tutte tendenti al nero
e a noi donne si sa
ci tocca  di attrezzarci
con il “vedo-non vedo”;
usiam trafori e spacchi
chè per amor del vero
ciò ch’è bello a vedersi
è bene che si veda!
 
Però ultimamente
assaporo l’autunno
e inizio ad apprezzare
questo freddo pungente;
mi piace stare in casa
e in fondo non m’importa
di dovermi coprire.
Che cosa vorrà dire?

Viviana Santandrea

Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

Qui

Qui
quasi tutto si compie
tra false lune ed albe cangianti,
tra spalle corazzate e spilli velenosi,
stoppando il corpo in un momento.

Qui
bisogna invero soffermarsi
tra un respiro corto e l’altro
facendo perle incandescenti
delle paure e del coraggio.

E’ bello questo posto
specie quando posso entrarci,
adagio, frattanto liberato
dagli orpelli del mio turno.

E’ qui
che io mi accorgo
di spender bene il tempo
guardando attento l’alveo
su cui cammino o scorro.

Qui
giocare con me stesso,
viziare spasmi e tenerezze,
mi dà l’incontrastato affetto.
Qui, dentro me stesso.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 25, 2011 at 06:55  Comments (3)  
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Leggende

Col fazzoletto al collo
menavi la tua bici,
tornato dalla vecchia osteria
a far commissione, di rincasare
un povero vecchio
un male accento
di sputazzate lungo la strada
e d’argentina
sua voce a una romanza di Verdi.

Feci un cenno
e la risposta in breve fu quella degli amici
capaci di dividere il pane
o altro che sia.
Diretti dove il vischio fa staccionate e orpelli
a raccontarci fuori dai denti il gran calore
dei fianchi delle donne cresciuti;
dell’odore
che una ti permise godere
sotto il sole.

Massimo Botturi