Fantasmi

Ti ho vista velata e sola
alla trattoria dell’amore
dove non c’era nessuno.

Nella trattoria dell’amore
dove anch’io ero assente,
dove tutti erano assenti,
gli amori, i sentimenti,
le albe albine
e i tramonti di melograno,
i fiori della beltà e le rose,
quelle che ancora nessuno conosceva.

Nella trattoria dell’amore
provenienti dalla via Lattea
orde affamate di Angeli
si incontravano
e incrociavano i loro scudi
trasparenti
in un fracasso divino
dove io non riuscivo neppure a pregare.

Nella trattoria dell’amore
nessuno mangiava
perchè il cibo era assente
ma avevano tutti la pancia piena
tronfia di ire e di sfide
che diavoli vermigli provocavano
cantando di miserie e di orrori.

Una madonna sconosciuta
intonava nenie e litanie
ai suoi bambini
che la deridevano
perchè latte ella  non avea
ma sangue nero e amaro
arrivato dal grembo sverginato
della terra
e piangevano.

Nella trattoria dell’amore
tutti presenti e tutti assenti
ora
facevano festa
perchè nella strada fangosa
erano apparsi i giullari
che mangiavano a crepapelle
gli avanzi e gli avanzi
di tutti gli avanzi del mondo
e promettevano anche agli Angeli
una vita migliore.

Nella  trattoria dell’amore
ormai c’era tutto
mancava solo l’aria e il fuoco
Alla fine anch’io ero stanco
e affamato.
Non vedevo più niente
mentre l’oste, pingue e allegro,
ci invitava per la cena.

Gavino Puggioni

Calda protezione

Non occorre essere sensibili
al cospetto d’orrori
all’odor di sangue retribuito
in calda accoglienza e protezione
dalle moderne bufere.

S’infrange la legge
di suprema intelligenza
ora che la cultura evoluta si fa strada
su cementificata salvezza
delle infinite specie viventi.

Nulla giustifica
la sofferenza
delle vite innocenti
delle grida penetranti
offesi da derisioni e leggerezze
di mani che uccidono
sotto un alone di grande ricchezza pregiata.

Glò

Terra

minima reginetta
dei nostri gesti
simbolici linguaggi
delle dita a presa
abili, ancora da sfruttare i
nostri rituali delle mani
movenze precise
comunichiamo la nostra civiltà
nell’universo ingolfato
la possiamo salvare
sostenendola non
farle male

la forgiamo
facendola rotolare
sul verde radica
simbolo del cielo terso
chiudendole gli occhi
degli orrori.

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 3, 2011 at 07:04  Comments (6)  
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ORRORI UMANI

I nostri orrori umani / son fatti quotidiani / in cui viviamo strani.

Sandro Sermenghi

Published in: on agosto 25, 2011 at 07:11  Comments (2)  
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Quando il pensiero

Quando il pensiero di te mi accompagna

nel buio, dove a volte dagli orrori

mi rifugio del giorno, per dolcezza

immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.

Tutto è lontano da me, giovanezza,

gloria; altra cura dagli altri mi strana.

Ma quel pensiero di te che vivi,

mi consola di tutto. Oh tenerezza

immensa, quasi disumana!

UMBERTO SABA

Published in: on agosto 25, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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La strada dell’odio

Nel fondo del giorno più basso
culmina il polo opposto
dell’amore…
l’impatto delle torri gemelle
attesta la presenza
di un demone
che regge sulle spalle
vili specialisti di parole,
nei ritagli fra colpe e coltelli
fratelli sfogliando le mani
hanno aperto una strada asfaltata
dell’odio:
chilometri di orrori,
chilometri di pianto…
la zolla stringe i denti
dall’ombrofilo trebbio trapassata,
esplode il parto,
spazza gli argini urlando,
percorre la strada dell’odio
fino a perdita d’occhio.

Giuseppe Stracuzzi

Nel tuo volto

Sei la luce che cercavo invano.
È nel tuo volto innocente,
in quei sorrisi che mi regali.
Nel tuo volto mi perdo, torno bambino.
Le smorfie per farti sorridere,
mi fanno sentire libero.
Non devo apparire con te, con te
non devo fingere.
A te non importa chi sono, come sono,
a te basta un sorriso e una carezza
per essere felice.
Nel tuo volto c’è la dolce innocenza,
quella che il mondo non ha.
Cercheranno di rubartela,
cercheranno di intristire il tuo viso,
cercheranno di toglierti quella luce
che il mondo acceca, così avvezzo
alla penombra dove tutto si confonde,
dove tutto è inganno.
Nel tuo volto ritrovo il mio spirito antico,
quello di un bambino che troppo in fretta
smise di sorridere.
Nel tuo volto ritrovo il mio sorriso.
Al mio dente che cadrà come frutto maturo,
risponderà il tuo dentino, prima perla
di tante che ne verranno.
Ai miei occhi stanchi dei troppi orrori
verranno i tuoi, ansiosi di scoprire.
I miei occhiali saranno martiri dei tuoi giochi.
Cosa importa?
Vedrò con i tuoi occhi e tornerò a credere
agli uomini.

Claudio Pompi

Comunicazione Ufficiale

Cara Morte,
non t’affannare più,
non serve.
Fin qui m’hai spinto e qui
avevo forse ancora da cadere
per capire come
pari a quando nacqui
andrò a morire.
Nuda e sola e miserabile
come mi volesti,
ivi saggiando i primi orrori
d’una vita che già non mi gradiva.
Ora, che demolita hai
ogni mia spartibile frazione
e quella pure
che mi teneva in piedi,
comprendo, sai,
l’atrocità immanente
d’essere indifesa.
Un desiderio quindi
ultimo prima della fine:
uccidimi se vuoi…
…ma con amore.

Daniela Procida

Published in: on giugno 24, 2010 at 07:42  Comments (4)  
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Chiese


Chiese come tombe di orrori
dove persino Dio si ferma
per non entrare e inorridire
Chiese nel cui ventre giace
corpo di ragazza in scempio
dove un criminale ha la pace
con nome in brillanti
Chiese dove la verità è offesa
negata senza ragioni apparenti
Chiese come mattatoi di corpi
templi di infinito dolore che la vita
non cancellerà mai più.
Chiese come serraglio di bestie
in abito nero come la loro anima.
sorrisi sdentati, mani sudate
occhi senza luce come il male.
Voci rassicuranti che parlano
E seducono gli innocenti.
Gesti rapidi, tremanti e osceni
quel che era un sorriso
trasformato in terrore muto.
Silenzi di colpa che non c’è
la mente confusa da infiniti perché
immagini di Santi che guardano altrove
verso un cielo divino
ma l’orrore è terreno
Madonne che stringono Gesù al seno
fuori madri che non sanno
di un figlio violato.
Io credo in Dio, ma fuori dalle mura
di quella casa che non è sua…non mia
dove muore l’anima e regna la paura
dove i corpi sono statue di marmo
come quelle che l’adornano.

Claudio Pompi