L’orco

La paura la prese,
di nuovo addormentata
perché l’orco arrivò
cacciando via la fata
e l’orsetto piangeva
lacrime pure di rugiada
su una rosa bambina
non ancora sbocciata,

Quelle mani morbose
la frugavano dentro
distruggendo per sempre
ciò che c’è di più bello
quell’essenza d’amore
senza dubbio ancora acerbo
e lasciando soltanto
dolore e smarrimento,
lasciando soltanto
dolore e sgomento.

Il suo pianto squarciò
il buio della notte
quando l’orco cattivo
gettò via le coperte
e sentì una gran colpa
quando vide quel viso
tanto amato una volta
e ora tanto temuto

E passarono gli anni,
ma non finì la storia,
le rimase il ricordo
nelle pieghe della memoria,
l’aggrediva ogni notte
quell’odore di adulto,
quelle mani di orco
che uccidevano il padre.

Cosa fare allora
a chi chiedere aiuto,
se ogni giorno il dolore
si fa sempre più acuto
molto meglio fuggire
in un mondo di fate
con dei buoni papà
e bambine addormentate

Sandro Orlandi

A mio figlio (Alla maniera di Saba)


Tu eri come un morbido
pulcino intirizzito,
che a becco spalancato
instancabile implora
il materno soccorso
con grido disperato.
Tu eri come un vispo
cagnetto birichino
che ti saltella intorno
con fare malizioso
per rubare un dolcetto
od un perdono.
Tu eri come un grillo salterino:
ovunque lo rincorri
ti sguscia via
e lo cerchi qua e là
mentre ti fa sentire
quel suo cri-cri
sempre più sbarazzino.
Tu eri come un giovane
orsetto spelacchiato
che cammina un pò goffo
e con la presunzione
di saper tutto fare;
ruba furbastro il miele
ma si ritrova addosso
l’alveare.
Tu  sei come un leone
dignitoso ed accorto:
muove elegante il passo
ed il suo sguardo
con fiera timidezza
ricerca la compagna;
è quello sguardo
dolcissima carezza.

Viviana Santandrea