Ossigeno

 
Pura e immediata
esigenza d’ossigeno
nel respiro che pretendo
lo lascio poi andare
quando arrendo
lascio e prendo
la rinascita di un percorso
eccezionale
che si spinge sulle rotaie
del mio corpo
fin dove stazionare vuole la mente.
.
Vorrei capacità
d’originare agganci con l’ossigeno
per ristrutturare il colore del mio sangue
ma ancora l’aria
ha un riverbero di specchio
esangue.

Aurelia Tieghi

Mi domando se abbia un senso il mio ricordare

 
Mi domando se abbia un senso il mio ricordare
scandagliare i fondali della memoria
fra apparizioni fantastiche di piante e animali
ora sfuggenti ora persistenti affascinanti o orrorifici
.
isolata come un palombaro nel suo scafandro
le profondità oceaniche dell’inconscio
non sono il mio elemento e ho bisogno
di supporti protettivi per tenermi in vita
.
mi domando se questo sia morire
l’andare a ritroso a rivedere i già vissuti
momenti cristallizzati
.
aggirarmi fra alghe e coralli
anemoni di ogni colore e cavalli marini
e non sentire l’acqua sul viso
sulla pelle o fra i capelli
.
essere l’elemento estraneo che osserva
l’ossigeno aspirato dal boccaglio
il suono del mio unico respiro
a guardare fiori fra i relitti
.
mi domando se questo sia invecchiare

azzurrabianca

Il profumo del mattino

 
Spolvero piano il risveglio
da sottili briciole di sogni.
Miti, i sospiri dell’alba
rubano i voli notturni,
liberi ancora dall’ombelico,
originale peccato
delle invariabilità quotidiane
.
Tra aculei di luci e tepori
esploro cauto quel mondo
che da fuori già cola,
tra le mattinali fenditure
della palizzata del sonno.
.
Un baleno.
Un presagio fugace,
poesia repentina
è bocciolo d’essere,
neonato dal latrare lontano
che tutto muta in calde tinte.
.
Indugio, inalo lento il momento.
Sorseggio gli attimi, mi celo nel tempo.
Non rincorro la vita, né cerco oltre.
Sto.
Gonfio la mente d’ossigeno nuovo,
vitale, puro, impalpabile,
così immensamente distante
dalle piroette zoppicanti
di futili smanie diurne,
che paiono quasi addolcirsi,
tra il guanciale e il mio sorriso,
gli aspri tasselli che formano
il duro mosaico del mondo
.
Di un risveglio così gravido e vero
ti volevo raccontare,
per donartelo,
tra le fessure giocose
delle tue tapparelle,
come raggiante ricordo da scrutare
nell’anima estatica della tua Aurora.
.
Reliquia di una atavica forza
cui sai di appartenere.

Flavio Zago

Tra le braccia dell’oggi


E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorger del sole.
Qui – tra le braccia dell’oggi –
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 21, 2010 at 07:36  Comments (2)  
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Sosta esclamativa

Non c’è nulla di più prudente
che demolirmi in un verso
ancora assente di parola
presente solo in sosta esclamativa

immortalo in eterno il sapore fresco
dei tuoi baci

in compostezza s-misurata

deprimo e comprimo in sosta permanente
un umido attraversarmi la schiena
gocciolante alla fierezza del brivido
(costante)

in versi poveri
in respiro scontato

inalbero qualsiasi silenzio
(effluvio di ripetizioni)
credendo ancora nel sapore
delle lacrime testarde
nella loro calda corteccia

la loro  consistenza
inarrestabile testardaggine
d’un espandersi in ossigeno
nell’incudine colpito
e
malleabile
ad ogni (sua) battuta.

Glò

Mi sorprendo a cercare incavi

li cerco tra la passiflore e
l’ulivo ghiaccio della notte
tra la biancheria stesa
e dura che sfugge
armeggio spazio tra
le tue ascelle
figlia che guardi
avanti sperando
verità e alberi nuovi
ossigeno per la
nuova vita e mani larghe

Tra le tue gambe strette
in jeans sformati
ragazzo che pulluli
strade e fumo
e non mi vedi
spaurito di commiati
o tra le scapole tue
Anna che parli e parli
per raccogliere le poche
cose amate
lasci aperto il cancello
ma la porta è serrata
o voi attorno azzurri
che mi fate posto.
Mi è riparo angolino
dove tutti stanno
perchè caldo
sole dalla nebbia.

Cerco ancora, amor mio
l’incavo tuo, quello
tra le tue braccia
lunghe e pastose
enorme è, lo so
ma
mi sta scappando.

Tinti Baldini