Impotenza

Vorrei tuonare dal microfono in piazza
parole scandite da rabbia profonda.
Scagliare formelle strappate alla storia
sotto i portici della memoria.
Poi, come un osso spolpato,
mi stenderò fachiro sul letto di pena
cercando una fuga nel filo spinato.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2012 at 07:16  Comments (4)  
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Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Double face

Il palco è animato
dal grosso vociare,
esse propense…
e disposte a chattare

I cani di fronte
con la bava alla bocca
son tutti eccitati….
dal prendere l’osso

I colori assumono
tonalità diverse,
ed ognuno si mostra
con un altro aspetto

Le femmine timorate
diventano audaci,
ed i maschi timidi
si mutan in voraci

Sono messe al bando
le ipocrisie ….
e tutto un crescente…
di frenesie

Ciro Germano

Published in: on aprile 2, 2012 at 07:01  Comments (5)  
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Sopra a tutti un roco bosso?

 
Son poeta fino all’osso
e mi anfratto in un fosso
poi resisto fin che posso
misto al verde bianco rosso
indi dopo se mi va
fò polenta e baccalà.

Sandro Sermenghi

Published in: on febbraio 19, 2012 at 07:07  Comments (4)  
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Funeral Blues

Stop all the clocks, cut off the telephone.

Prevent the dog from barking with a juicy bone,

Silence the pianos and with muffled drum

Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead

Scribbling in the sky the message He is Dead,

Put crêpe bows round the white necks of the public doves,

Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,

My working week and my Sunday rest

My noon, my midnight, my talk, my song;

I thought that love would last forever, I was wrong.

The stars are not wanted now; put out every one,

Pack up the moon and dismantle the sun.

Pour away the ocean and sweep up the wood;

For nothing now can ever come to any good.

§

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

WYSTAN HUGH AUDEN

Con Fido in te

 
Solo è Vento.
Sfiora volti
di genti, trafugando
alle gote tepore,
strappando loro
mute carezze.
.
Solo è Pensiero,
che scrive,
e s’imbusta
si lecca
e s’invia
al proprio indirizzo,
per poi fingersi lieto
nel potersi decantare
quei suoi falsi amori
.
Non è solo, Cane
l’accompagna
fido l’istinto, lui sa.
Sa ululare la Luna.
Sa,
il valore spolpato
dell’ osso
.
Solo è uomo,
stolido,
iroso,
rugoso
rigido
ramarro
arroccato.
Che vive di vento,
e che lecca i mille francobolli
e non sa cantare la Luna.
Che non sa essere,
Cane.
Non sa.

Flavio Zago

Published in: on gennaio 15, 2012 at 07:23  Comments (8)  
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Dai sospiri

OUT OF THE SIGHS

Out of the sighs a little comes,
But not of grief, for I have knocked down that
Before the agony; the spirit grows,
Forgets, and cries;
A little comes, is tasted and found good;
All could not disappoint;
There must, be praised, some certainty,
If not of loving well, then not,
And that is true after perpetual defeat.

After such fighting as the weakest know,
There’s more than dying;
Lose the great pains or stuff the wound,
He’ll ache too long
Through no regret of leaving woman waiting
For her soldier stained with spilt words
That spill such acrid blood.

Were that enough, enough to ease the pain,
Feeling regret when this is wasted
That made me happy in the sun,
How much was happy while it lasted,
Were vagueness enough and the sweet lies plenty,
The hollow words could bear all suffering
And cure me of ills.

Were that enough, bone, blood, and sinew,
The twisted brain, the fair-formed loin,
Groping for matter under the dog’s plate,
Man should be cured of distemper.
For all there is to give I offer:
Crumbs, barn, and halter.

§

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Virtualità

Scrivo per rabbia su carta usumano
ritorno a cercare il fieno e la paglia
il sole nascosto nel chicco di grano
il pianto d’un bimbo che ha voglia
il canto sfacciato giù al torrente
il raglio d’un asino impertinente.

M’impantano apposta nel fango
(Non voglio più invidiare
chi col Suv compra il giornale)
sperando che piova
per uscirne pulito
senza lenti a contatto.

Ho perso la rima sguazzando nel fango
ridendo lacrime mi guardo intorno
cerco un osso di verità.

Lorenzo Poggi

Ti ho voluto per il dopo


Ti ho voluto per il dopo, avere un pensiero:
stare abbracciati e poi ricordare
sentire con la mano, sotto il morbido
della maglia, l’omero longilineo;
mentre mi baci scorrerti
trovare l’ossuto del gomito:
fino a lì ti amo, fino all’osso.
Sotto il mio palmo sento la tua schiena
sono qua per questo: il tuo corpo da toccare
a cui poggiare il mio che rotola nel vuoto.

azzurrabianca

Published in: on gennaio 10, 2011 at 07:26  Comments (6)  
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Posso

Posso stare
qui accovacciata
in questa culla
fatta di braccia e
saliva
a leccar ferite
ad aspettare
l’osso
che forse non arriva
e carezze che
sembrano sfoglie
a non vedere
il gelo sulla terra
l’inedia nei volti
e l’occhio rosso
di impazienza
posso cullarmi
con le corde
del vento
e cantare
con la pancia
e i visceri
suoni
d’ eredità
sepolta.
Solo così mi sento
in terra innamorata.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:35  Comments (11)  
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