Funeral Blues

Stop all the clocks, cut off the telephone.

Prevent the dog from barking with a juicy bone,

Silence the pianos and with muffled drum

Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead

Scribbling in the sky the message He is Dead,

Put crêpe bows round the white necks of the public doves,

Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,

My working week and my Sunday rest

My noon, my midnight, my talk, my song;

I thought that love would last forever, I was wrong.

The stars are not wanted now; put out every one,

Pack up the moon and dismantle the sun.

Pour away the ocean and sweep up the wood;

For nothing now can ever come to any good.

§

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

WYSTAN HUGH AUDEN

La luna nuova

The baby moon, a canoe, a silver papoose canoe,

sails and sails in the Indian west.
A ring of silver foxes, a mist of silver foxes,

sit and sit around the Indian moon.
One yellow star for a runner,

and rows of blue stars for more runners,

keep a line of watchers.
O foxes, baby moon, runners,

you are the panel of memory, fire-white writing

to-night of the Red Man’s dreams.
Who squats, legs crossed and arms folded,

matching its look against the moon-face, the star-faces, of the West?
Who are the Mississippi Valley ghosts,

of copper foreheads, riding wiry ponies in the night?

—no bridles, love-arms on the pony necks,

riding in the night a long old trail?
Why do they always come back

when the silver foxes sit around the early moon,

a silver papoose, in the Indian west?

§

La luna nuova, una canoa, una piccola canoa d’argento,

naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi argentate,

stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore,

e file di stelle azzurre per molti corridori,

mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova, corridori,

voi siete il quadro della memoria, bianco fuoco che scrive

questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,

guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,

con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?

Senza briglie le braccia sui colli dei pony,

cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre

quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,

una canoa d’argento, nell’occidente indiano?

CARL SANDBURG

Il bisonte

EL BISONTE

Montañoso, abrumado, indescifrable,
rojo como la brasa que se apaga,
anda fornido y lento por la vaga
soledad de su páramo incansable.

El armado testuz levanta. En este
antiguo toro de durmiente ira,
veo a los hombres rojos del Oeste
y a los perdidos hombres de Altamira.

Luego pienso que ignora el tiempo humano,
cuyo espejo espectral es la memoria.
El tiempo no lo toca ni la historia

de su decurso, tan variable y vano.
Intemporal, innumerable, cero,
es el postrer bisonte y el primero.

§

Montagnoso, grave, indecifrabile,
rosso come la brace che si spegne,
cammina vigoroso e lento per la vaga
solitudine della sua prateria instancabile.
Alza la testa armata. In questo
antico toro dalla dormiente ira,
vedo gli uomini rossi dell’Ovest
e i perduti uomini di Altamira.
Poi penso che ignora il tempo umano,
il cui specchio spettrale è la memoria.
Il tempo non lo tocca nè la storia
del suo decorso, così variabile e vano.
Intemporale, innumerevole, zero,
è l’ultimo bisonte e anche il primo.

JORGE LUIS BORGES

Le plat pays

Avec la mer du Nord pour dernier terrain vague

Et des vagues de dunes pour arrêter les vagues

Et de vagues rochers que les marées dépassent

Et qui ont à jamais le cœur à marée basse

Avec infiniment de brumes à venir

Avec le vent de l’est écoutez-le tenir

Le plat pays qui est le mien

Avec des cathédrales pour uniques montagnes

Et de noirs clochers comme mâts de cocagne

Où des diables en pierre décrochent les nuages

Avec le fil des jours pour unique voyage

Et des chemins de pluie pour unique bonsoir

Avec le vent d’ouest écoutez-le vouloir

Le plat pays qui est le mien

Avec un ciel si bas qu’un canal s’est perdu

Avec un ciel si bas qu’il fait l’humilité

Avec un ciel si gris qu’un canal s’est pendu

Avec un ciel si gris qu’il faut lui pardonner

Avec le vent du nord qui vient s’écarteler

Avec le vent du nord écoutez-le craquer

Le plat pays qui est le mien

Avec de l’Italie qui descendrait l’Escaut

Avec Frida la Blonde quand elle devient Margot

Quand les fils de novembre nous reviennent en mai

Quand la plaine est fumante et tremble sous juillet

Quand le vent est au rire quand le vent est au blé

Quand le vent est au sud écoutez-le chanter

Le plat pays qui est le mien

§

IL PIATTO PAESE

Con il mare del Nord come unico terrapieno,

e delle onde di dune per fermare le onde

e delle onde di roccia che le maree oltrepassano

che hanno per sempre il cuore in bassa marea,

con infinità di nebbie a venire,

con il vento dell’Est, ascoltatelo trattenere

il piatto paese che è il mio

Con le cattedrali come sole montagne,

e campanili neri come alberi della cuccagna,

dove diavoli di pietra agguantano le nubi,

con il filo dei giorni per unico viaggio

e delle strade di pioggia come sola buonasera,

con il vento dell’Ovest, ascoltatelo desiderare

il piatto paese che è il mio

Con un cielo così basso che un canale s’è perduto,

con un cielo così basso da creare l’umiltà,

con un cielo così grigio che un canale s’è impiccato,

con un cielo così grigio da farsi perdonare,

con il vento del Nord che viene a tormentarsi,

con il vento del Nord, ascoltatelo battere

il piatto paese che è il mio

Con l’Italia che scenderebbe l’Escaut,

con Frida la bionda quando diventa Margot,

quando i figli di novembre ci tornano in maggio,

quando la piana è fumante e trema sotto luglio,

quando il vento ride, quando il vento è sul grano,

quando il vento è a Sud sentitelo cantare

il piatto paese che è il mio

JACQUES BREL


Ricordo parole


Ricordo frasi appese, lì
mere, stese, al sole ad asciugare,
ed io a saltare per cercarle,
afferrarle, per poterle srotolare.Ricordo il nostro camminare:
con sorrisi, sguardi, discorsi,
rivestimmo passati corsi, antiche piazze.
Io, farfalla inesperta, volavo a stento.
Tu, aliante, scivolavi al vento.E mi dicevi: ”Io lo so, perché
l’ ho conosciuto, Napoleone
non si sentiva, poi così grande!”.
“Ricorda, mio candido amico,
non albeggia ad Est: l’aurora è qui,
ad Est è la sera…”
Ed io, succhiavo tutti i tuoi discorsi,
come caramelle li rigiravo in bocca,
lentamente, per meglio gustarli.
Ed io, contenevo tutto il tuo fiato
nella mongolfiera della mia mente,
che, senza zavorra, mi rapiva al cielo.
Gli anni poi, passaggi di tinta al muro,
mi hanno mostrato, e mascherato
tutte le ore e i colori del tempo,
e, componendo il mio mosaico,
ho conosciuto quanti mezzi giorni,
e mezze notti.
Così, quando a volte
il mio tramonto è troppo opprimente,
mi volgo ad Ovest; inalo piano,
ridò calore alle tue parole,
e ricordo, con un sorriso,
perché non muore un sole.

Flavio Zago

Published in: on dicembre 10, 2009 at 07:40  Comments (4)  
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