Addio

Una stazione grigia, noi silenziosi,
come il tempo avesse rubato le parole.
La passione, che ci ha coinvolto, si sta trasformando
in dolore per l’abbandono.
Si rompe il silenzio con le tue parole,
le sussurri piano, quasi temessi che qualcuno te le portasse via.
Ti lascio una parte della mia vita, per quanto poco sia,
l’abbiamo vissuta assieme, ti appartiene.
Quegli attimi rubati dalla vita quotidiana erano per noi importanti,
intensi, non servivano le parole, i baci, le carezze, parlavano il linguaggio
dell’amore, un amore travolgente, il ricordo di esso mi fa arrossire,
non mi pento, ho preso dalla vita ciò che essa mi ha offerto.
Seduto sul treno, guardavi fuori dal finestrino,
il tuo sguardo spaziava nel paesaggio, eri già lontano,
tu per la tua strada io per la mia.

Gianna Faraon

Mi innamoro dell’amore altrui

in assenza del mio
mi perdo negli sguardi
degli innamorati.
Credo ai loro mancamenti
giustifico i loro senti e menti.
Vedo tutto di loro
sommersa dalla magia
in quello spazio incantato
fra loro ci sono io.
Sono la mia finestra
sui colli verdi
paesaggio di stagioni dell’anima.

Cristiana Calonaci

Published in: on giugno 28, 2012 at 07:26  Comments (5)  
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Dal molo

 
Il mare
increspato
dal
rigido vento,
.
col monte
innevato
dal candido
manto
.
Le barche
nell’ozio
cullate
dall’onde
e
il cormorano
incurante
del moto
fluttuante
.
Straordinario
scenario
di  terra solare
e
dal cielo plumbeo
.
lo squarcio
dei raggi …
.
ne esalta
il paesaggio

Ciro Germano

Published in: on Maggio 27, 2012 at 06:58  Comments (4)  
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Il silenzio che sorprende

In controluce appare
il paesaggio
dove il tramonto
sembra assente

sabbia grigia
conchiglie arenate
sorprese
dalla bassa marea

scarpe che affondano
in un salmastro di alghe
si sovrappongono ad altre
presto affogate dall’alta marea

ed è il silenzio che sorprende
il solo suono indelebile
dell’Oceano che echeggia

Maristella Angeli

Oasi di tepore

In questa regione
di confine,
sulla strada
che fila dritta
verso la frontiera,
c’è una detestata piattaforma
dove giungono a frotte
pellegrini
con inciampi
gli affanni
i malumori…
il testo più dolente
è il cuore secco
a queste altezze
per troppo freddo
e siccità di amore.
Il paesaggio é sbiadito
ma qualche foglia gialla
e un raggio d’oro
sussurrano,
l’oasi di tepore
inganna il tempo
e fa spuntare i fiori.

Giuseppe Stracuzzi

Pioggia

LLUVIA

La lluvia tiene un vago secreto de ternura,

algo de soñolencia resignada y amable,

una música humilde se despierta con ella

que hace vibrar el alma dormida del paisaje.

Es un besar azul que recibe la Tierra,

el mito primitivo que vuelve a realizarse.

El contacto ya frío de cielo y tierra viejos

con una mansedumbre de atardecer constante.

Es la aurora del fruto. La que nos trae las flores

y nos unge de espíritu santo de los mares.

La que derrama vida sobre las sementeras

y en el alma tristeza de lo que no se sabe.

La nostalgia terrible de una vida perdida,

el fatal sentimiento de haber nacido tarde,

o la ilusión inquieta de un mañana imposible

con la inquietud cercana del color de la carne.

El amor se despierta en el gris de su ritmo,

nuestro cielo interior tiene un triunfo de sangre,

pero nuestro optimismo se convierte en tristeza

al contemplar las gotas muertas en los cristales.

Y son las gotas: ojos de infinito que miran

al infinito blanco que les sirvió de madre.

Cada gota de lluvia tiembla en el cristal turbio

y le dejan divinas heridas de diamante.

Son poetas del agua que han visto y que meditan

lo que la muchedumbre de los ríos no sabe.

¡Oh lluvia silenciosa, sin tormentas ni vientos,

lluvia mansa y serena de esquila y luz suave,

lluvia buena y pacifica que eres la verdadera,

la que llorosa y triste sobre las cosas caes!

¡Oh lluvia franciscana que llevas a tus gotas

almas de fuentes claras y humildes manantiales!

Cuando sobre los campos desciendes lentamente

las rosas de mi pecho con tus sonidos abres.

El canto primitivo que dices al silencio

y la historia sonora que cuentas al ramaje

los comenta llorando mi corazón desierto

en un negro y profundo pentágrama sin clave.

Mi alma tiene tristeza de la lluvia serena,

tristeza resignada de cosa irrealizable,

tengo en el horizonte un lucero encendido

y el corazón me impide que corra a contemplarte.

¡Oh lluvia silenciosa que los árboles aman

y eres sobre el piano dulzura emocionante;

das al alma las mismas nieblas y resonancias

que pones en el alma dormida del paisaje!

§

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza

una sonnolenza rassegnata e amabile,

una musica umile si sveglia con lei

e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,

il mito primitivo che si rinnova.

Il freddo contatto di cielo e terra vecchi

con una pace da lunghe sere.

È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori

e ci unge con lo spirito santo dei mari.

Quella che sparge la vita sui seminati

e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,

il fatale sentimento di esser nati tardi,

o l’illusione inquieta di un domani impossibile

con l’inquietudine vicina del color della carne.

L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,

il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,

ma il nostro ottimismo si muta in tristezza

nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d’infinito che guardano

il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco

e vi lascia divine ferite di diamante.

Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano

ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,

pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,

pioggia buona e pacifica, vera pioggia,

quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia

anime di fonti chiare e di umili sorgenti!

Quando scendi sui campi lentamente

le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio

e la storia sonora che racconti ai rami

il mio cuore deserto li commenta

in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,

tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,

ho all’orizzonte una stella accesa

e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano

e sei al piano dolcezza emozionante:

dà all’anima le stesse nebbie e risonanze

che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

FEDERICO GARCIA LORCA

Insonnia

Credo di sognare
è giorno forse,
e la luce non arriva
ad illuminare
il mio camminare
petroso;
invece
se è notte
vedo stelle
in luce soffocata
con chiarore
insolito.
Cammino e tutto
mi pare come morto
Il tempo si è stancato
di questo lungo
camminare e si è
addormentato
Ho dimenticato
la familiarità
del paesaggio
scorgo appena
un tremito lunare
sul sentiero
che è contornato
da ombre carnose
e contorte
di ulivi antichi
Piove o forse è altro
Io cammino ancora
mentre intorno
la terra è piena
di silenzio
E’  proprio
nella condizione delle cose
essere silenziosi ora?

Marcello Plavier

Sognando il sogno

Ho di te immagine
sensuale
i tuoi languidi sguardi
mi trascinano
tra la fine seta
dei tuoi capelli
sul tuo collo roseo,
adolescente e fine
sul dolce arrossire
del tuo orecchio
come freschi gelsomini
si perderebbero
i miei baci
A volte le mie
inquiete mani
incontrano
le tue forme
tonde come rose
è una vaga luce d’amore
una promessa
candida e misteriosa dolce come l’alba
nella soavità
del germoglio
ingioiellato di brina.
Ascolta il fruscio del vento
tra i placidi alberi
su ogni paesaggio
scendono nuove note
così inattese nuove e dolci
quanto il rosseggiare
dell’aurora.

Marcello Plavier

Limpidi sogni


Nel calare della sera
si allungano le ombre
tra il fruscio di passi incerti
di sogni svaniti tra l’imbrunire
dei giorni sempre uguali
solo il paesaggio cambia
con alberi  più spogli
e tappeti colorati lungo i viali
le luci si accendono
si allungano le notti
con loro i silenzi.

Gianna Faraon

Published in: on ottobre 29, 2010 at 07:30  Comments (5)  
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Sentieri

Sono sentieri le nostre esistenze,
tortuosi e faticosi li percorriamo
prendendo a calci i sassi dei nostri
fallimenti.
Ai margini fiori selvatici cogliamo,
respiriamo quel profumo forte
che tanto sa di nostalgia e di memoria.
Riprendiamo il percorso evitando
la caduta rovinosa, cercando una meta.
Sono sentieri le nostre esistenze,
con altri sentieri si incrociano.
Pochi istanti che nulla sono nel tempo
dell’universo.
Poi ogni sentiero torna solitario
e solitari lo percorriamo parlando
A noi stessi per non sentirci soli.
Ripidi, pianeggianti a volte, impervi
spesso.
Più avanti sarà migliore, diciamo.
Ecco cosa ci aiuta a sopportare
la stanchezza, i piedi feriti.
Speranza che a volte si fa illusione.
L’illusione ha vita breve, la speranza no.
Quando il sentiero alla cima ci ha portato,
guardiamo la vallata sotto di noi lasciata.
Paesaggio che non abbiamo goduto,
troppo presi dai sassi scalciati,
dai fiori selvatici raccolti.

Claudio Pompi