Destino e libero arbitrio

 
Ecco quel che idearon,
antichi savi greci,
per fiabe raccontare
a lor concittadini:
.
Clothò tesseva un filo.
Làchesis l’avvolgeva
attorno al corpo umano
e vita gli donava.
In tempo stabilito,
Atròpos,  con cesoia,
quel filo recideva,
ponendo fine al duolo.
.
Ma tutta questa storia,
da saggi progettata
per ingannar balordi,
ebbe un  proseguimento.
.
Un giorno in Palestina
da immacolata nacque
uomo pien di carisma
ed ordine rimise.
Lui vide l’ingiustizia
ed elencò peccati
regole e norme emise.
Conformemente visse.
.
Però per gli altri il cuore
avea d’amor stracolmo,
così  regole e  norme
flessibili egli rese.
Donò libero arbitrio
a tutti i suoi seguaci.
Di questi fu la scelta:
seguirle o interpretarle.
.
Ma ci pensò Ireneo,
alcuni anni dopo,
a sceglier tra i vangeli
quelli più confacenti,
più convenienti a chiesa
allora in formazione.
Suggestionar le  menti
 serviva a quel potere.
 .
Così,  frammezzo a tanti,
scelse quelli opportuni,
quelli  magnificanti
l’umanità del Cristo.
Degli altri documenti,
parlando di scintilla,
un grande rogo fece.
.
Chiesa volle premiarlo
rendendolo suo padre.
.
Ma il tempo galantuomo,
tra Nag Hammady e Qumran
ci rese quei volumi
facendoci più edotti.
.
Così potremo sceglier
tra umanità e divino,
tra libero pensiero
e sorte d’altri scritta.

Piero Colonna Romano

UN UOMO DI NOME GESU’

Il caro Paolo, commentando una poesia dell’amico Giuseppe, ci ha voluto regalare un contributo di carattere storico sulla figura di Gesù, al di là delle nostre personali convinzioni religiose o suggestioni tradizionali, senza concedere nulla all’agiografia. Per chi se lo fosse perso lo riportiamo qui, con un “link” molto interessante ad un articolo di approfondimento sulle principali fonti in materia.

§

Abbiamo notizie sicure sulla esistenza di Gesù e sul movimento religioso da lui formato, dalle testimonianze delle prime comunità cristiane, da scritti ebraici (Giuseppe Flavio, Talmud) e latini (Plinio il giovane, Tacito, Svetonio). Gesù nasce a Betlemme di Giudea intorno all’anno 748 di Roma (6 a.C.). Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Nazareth con la sua famiglia, lavorando come artigiano. Verso i trent’anni lascia la sua casa e il suo paese e inizia come maestro itinerante a percorrere le strade della Palestina. Pur ricollegandosi alla tradizione ebraica si distingue subito per l’autonomia della sua dottrina e per l’indefinibile autorevolezza della sua persona. Ben presto alcuni dei suoi uditori accoglieranno l’invito a seguirlo; sono i discepoli ai quali rivolge spesso un insegnamento particolare. All’inizio le folle si entusiasmano anche per i prodigi che egli compie e incominciano a vedere in lui il restauratore che avrebbe liberato Israele dal giogo romano. Gesù però non accetta mai questo ruolo e in ogni occasione cerca di far capire che non è quella la sua identità. Presto però sorgono conflitti tra lui e l’autorità religiosa ebraica che culminano nella cattura e in un processo alquanto sommario. Viene condannato al supplizio della crocifissione probabilmente il 7 aprile dell’anno 30 (784 di Roma). Con la morte di Gesù questa vicenda si direbbe ormai conclusa per sempre. Eppure non è stato così. Dopo tre giorni, i suoi discepoli, al di là di ogni speranza, hanno l’incredibile ventura di rivederlo vivo. Scrive un noto studioso:  “Gesù ha una sorte non riconducibile ad alcuna regola umana. I suoi discepoli sperimentano un suo ritorno a quel dialogo che aveva preceduto la sua uccisione, incontrandolo con tutte le caratteristiche proprie di un uomo autentico, ivi compresa la dimensione corporea, ma al di là dei limiti comuni dell’esperienza ordinaria della vita umana, come in una vita nuova”(1) . E’ a questo punto che i suoi sentono il bisogno di testimoniare la figura e il messaggio del Maestro dando così l’avvio a un processo di trasmissione prima orale e poi scritta da cui avranno origine i vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento. È ad essi dunque che ci dobbiamo rivolgere se vogliamo conoscere meglio “chi” è Gesù.

NOTE
(1) G. Ghiberti, Il lungo dibattito sul Nazareno, “La storia di Gesù “, ed. Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, Milano 1983, 1, p. 2

Paolo Santangelo

Per chi volesse saperne di più questo è il link per approfondire:

GESU’ PERSONAGGIO STORICO

I NUOVI MURI

Muro Berlino

Sono passati venti anni dall’abbattimento del Muro di Berlino che significò l’abbattimento delle frontiere e l’apertura alla libertà per le nazioni che vivevano oltre la cortina di ferro. Un passaggio epocale, un mondo nuovo tutto da inventare al di qua della cortina, al di qua della Porta di Brandeburgo. Un mondo tutto da capire quello dell’Est. Sono passati vent’anni e con loro tanta storia. Ma oggi quanti muri sono nati sulle macerie di quello di Berlino? L’Europa occidentale si è vista invadere da gente disperata e speranzosa che nell’Occidente ha cercato una sua collocazione e una propria dignità fino a quel momento calpestata. Sono nati nuovi muri invisibili nelle città occidentali fatti di pregiudizi e diffidenze dopo una iniziale euforica accoglienza. Sono muri eretti all’interno delle varie società e pertanto nelle persone che giorno per giorno si sono trovate a convivere con “ quello dell’Est”. Quell’euforia è andata via via scemando quando insieme alle persone di buona volontà si sono mischiati come dei virus uomini che hanno trovato terreno fertile per esportare altra criminalità a volte feroce. L’Europa occidentale non era preparata dal punto di vista della sicurezza e della tutela dei cittadini, e per prima ha pagato le nuove infiltrazioni criminali che con il traffico di armi, la prostituzione, la droga hanno aumentato e potenziato la criminalità già esistente. Sono venuti a cadere insieme al muro di Berlino anche tutti quei filtri presenti nei passaggi di frontiera che bene o male quantomeno rallentavano il flusso criminale. La gente non si è sentita più protetta ed ha eretto muri che hanno reso difficile l’integrazione con quanti invece sono arrivati armati di speranze e voglia di costruire una nuova vita. Ma nel mondo sono stati eretti altri muri ideologici e religiosi come in Cina e nessuno si sogna di abbattere quel muro che separa il Tibet dalla libertà. In questa assurdità troviamo il muro eretto materialmente da Israele. Non discuto sui diritti dei palestinesi o sulle ragioni difensive israeliane perché non faccio politica ma mi sento di poter dire che non dovrebbero esistere muri di alcun genere che dividano i popoli. A Varsavia, dopo l’invasione tedesca del 1939 venne eretto un muro che significò l’inizio del martirio. Era un muro come quello di Berlino, come quello che hanno eretto sul confine con la Palestina. Le connotazioni strategiche e politiche sono diverse, è vero, ma un muro è un muro e basta. È la negazione al dialogo, una scure che recide il flusso del progresso e delle culture. Oggi ci sono troppi muri ben più intollerabili di quello di Berlino che hanno nelle malintese differenze religiose il loro punto di forza e tutti indistintamente mettono mattoni di pregiudizi e paure.

Claudio Pompi

La giovane ebrea al suo amato musulmano

C’è una pozza di sangue tra te e me.
Mio Dio, chi l’ha versato?
chiunque sia stato,
caro, è sangue sprecato.
Ma io so che l’amore
mio, se mi aprirai le braccia,
potrà vederlo asciugato.
Vieni, non tardare.

MARIO LUZI

Published in: on ottobre 20, 2009 at 20:15  Comments (2)  
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