Zigotomia


E’ assodato che l’assistenzialismo
non è un assioma
bensì l’assuefazione
ad un sistema di vita carogna
È come un rapporto bisessuale
dove se non me la dai me lo prendo
Guardare palline del flipper
nel dissenso totale disorientando
deretani scoperti deridendo
l’erogazione di avventure gutturali.
E’ presagio di prepuzio senza piega
epiteliale prerogativa di presuli infantili
con privazione esaustiva dell’uso.
Divenire ripudiato nella riscossione
sessuale ritrattando l’effettivo valore
sacerdotale in un sarcastico sballo
sciorinando setticemiche sfingi egize
nella deflorazione sistemica di esseri umani
in talentuosi tailleur tegumenti di nobili culi
Mentre un tossicomane traballa in classica
esibizione transitoria nella trascendente
zigotica visione della santa di turno.

Marcello Plavier

Io non sono me

Non risiedo, no,
nei panorami che ammiro
nei suoni che ascolto,
nelle azioni che compio
non v’è il mio essere.
Nè quel che tu ami, sono,
non quel che tu vorresti sia
o quel che di me ameresti
se io fossi come vuoi.
Curo i miei pensieri,
con prudenza elaboro
concetti, dati che parlino
raccontino chi sono,
che viaggino espressi, prudenti
nell’altro che pare sia davvero,
tanto, quant’anzi io non sono.
Non riconosco miei i pensieri
quando non uditi tornano balzando
come palline magiche incolori
respinte da muri solo umani
che sanno di indifferenza.
Scelgo di non abbandonarli,
affanno allora per riaverli
che propaggini dell’anima li stimo,
ma nell’ansimo, una volta ancora,
io non sono me.

Daniela Procida

Vi faccio specie

Vi faccio specie
vero
se mordo unghie
come da bambina
quando le cose
mi suonavano strane
se giro scalza su sassi aguzzi
correndo dietro scie
di tramonto
per succhiarne colori
se scarto sorrisi senza bocca
o faccio uscire parole
come palline del pallottoliere
e la ragione mi guarda di sottecchi
se ho messo le maschere
ben riposte in un angolo
non si sa mai
e il volto è senza trucco
gli occhi scavati sono miei
e quel velo di ciglia
li spalanca
ogni giorno
come fosse il primo?
Sono fatta di erba e
di colline e la terra mi esce
da tutti i pori
le mani sono gazze dal petto turchino
e le gambe ragazze all’oratorio.
Mi perdo dentro l’aria cristallina
il suo sapore e i nidi
saranno la notte
casa.

Tinti Baldini