Poster

Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metro
sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paltò
un tizio legge attento le istruzioni
sul distributore del caffè
e un bambino che si tuffa dentro a un bignè
e l’orologio contro il muro
segna l’una e dieci da due anni in qua
il nome di questa stazione
è mezzo cancellato dall’umidità
un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia”
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
e da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz
un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz
due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’Upim
e un giornale è aperto
sulla pagina dei films
e sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà
e due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità
un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia
e tu che intanto sogni ancora
sogni sempre sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
sei li che aspetti quello delle 7,30
chiuso dentro il tuo paletot
seduto sopra una panchina fredda del metro

CLAUDIO BAGLIONI

Maronti d’Ischia

Magnòlia
såura la tô lèrga fójja
al’èlba
a scrivé dåu parôl
par Vidèlba.

Ed chi darsèt frût
ed màndel
fra frasschi frâsc
a dscuré.

Dal ci ci ci ci
di uslén ed fèsta
a dscuré.

E la buganvíll l’ascultèva
– fiuré! –
aturtiè e cuntôrta
só par la pèlma vîva
ch’la s truvèva
ed frånt ala surèla
môrta.

E a päns, a päns…
a päns che fôrsi
a n ò brîsa finé
a spêr che fôrsi
pió avanti
ancåura una rémma
a inciustrarò

§

Magnolia
sulla la tua larga foglia
all’alba
scrissi due parole
per Vitalba.

Di quei diciassette frutti
di mandorle
fra fresche frasche
parlai.

Del ci ci ci ci ri ci
di uccellini di festa
parlai.

E la buganvillea ascoltava
– fiorita! –
attorcigliata e contorta
su per la palma viva
che si trovava
di fronte alla sorella
morta.

E penso, penso…
penso che forse
non ho finito
spero che forse
più avanti
ancora una rima
inchiostrerò.

Sandro Sermenghi

Published in: on settembre 28, 2011 at 07:24  Comments (4)  
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Forza ragazzi, accendiamo un falò!

Brucia il deserto che io immaginai
con una palma e con un disco blu.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Rispetto ad allora è più facile adesso:
pur non richieste, scintille di fuoco
vengono offerte su piatti di sangue.

Brucia il tappeto sul quale volai
verso la reggia del despota sogno.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Buttiamo là dentro il peggio di noi
e la cupidigia che droga il tempo
fino a comprimere albe e tramonti.

Brucia quel mare dove nuotai
verso una nave armata di pace.

Aurelio Zucchi

Il testamento della storia


A chi lascerà i suoi guai?

Dove nascondersi per non essere interrogato?
Non potrai dire “io non c’ero”,
né mendicare innocenza,
né coprirti di cenere,
né fuggire nei boschi.

Boschi piallati per scrivere niente,
mari discariche di buste di plastica,
cieli violentati da ali d’argento,
profondità masticate da ruspe e trivelle,
il fumo che sale dal formicaio impazzito.

A chi lascerà le sue miserie?

Le capanne di fango con i tetti di palma,
i ventri gonfiati dagli occhi innocenti,
la vita vissuta per sopravvivere,
il cielo e la luna senza poesie.

A chi lascerà le sue controversie?

Le guerre senza fine, i proiettili all’uranio
le auto che esplodono, le bocche di cannone,
la strage giornaliera di poveri innocenti.

A chi lascerà i suoi statisti?

Lungimiranti come granchi,
si pavoneggiano nelle bandiere e nei salotti,
attenti ai sondaggi per non perdere un voto,
complimentandosi nelle proprie memorie.

A chi lascerà i poveri cristi?

Lorenzo Poggi