Il mio destino

MEU DESTINO

Nas palmas de tuas mãos
leio as linhas da minha vida.

Linhas cruzadas, sinuosas,
interferindo no teu destino.

Não te procurei, não me procurastes –
íamos sozinhos por estradas diferentes.

Indiferentes, cruzamos
Passavas com o fardo da vida…

Corri ao teu encontro.
Sorri. Falamos.

Esse dia foi marcado
com a pedra branca da cabeça de um peixe.

E, desde então, caminhamos
juntos pela vida…

§

Nei palmi delle tue mani
leggo le linee della mia vita.

Linee incrociate, sinuose
che interferiscono nel tuo destino.

Non ti cercai, non mi cercasti,
stavamo andando per strade differenti.

Indifferenti, ci siamo incrociati
Passavi con il peso della vita…

Corsi per incontrarti.
Ho sorriso. Abbiamo parlato.

Questo giorno fu marcato
con la pietra bianca della testa di un pesce.

E, da allora, camminiamo
uniti nella vita…

CORA CORALINA

Published in: on dicembre 12, 2011 at 07:01  Comments (2)  
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Nè mistero nè dolore

Né mistero né dolore

né volontà sapiente del destino:

sempre quell’incontrarci ci lasciava

l’impressione di una lotta.

Ed io, indovinato dal mattino

l’attimo del tuo arrivo,

percepivo nei palmi socchiusi

il morso leggero di un tremito.

Con dita arse sgualcivo

la variopinta tovaglia del tavolo…

Capivo fin da allora

quanto è angusta questa terra.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

L’orlo bianco dei sogni

cerco l’inizio del sogno
nell’orlo bianco delle nuvole
mentre il buio diventa carezza
e solo i palmi si riconoscono
nel velluto scuro del desiderio

* * *
divento sabbia ed acqua
non più mistero ma poesia
tra fiori di respiro.

astrofelia franca donà

Published in: on aprile 12, 2011 at 07:14  Comments (4)  
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Bocca a bocca

Adesso non devi prendermi
sono già tua per sempre,
puoi tentare invece
di scarnirmi dalla mente
infilzando il mio amore
col tuo silenzio,
il petto dritto al cuore
squarciando,
ma poi, ti prego,
baciami tanto la bocca esangue
che ieri t’appartenne.
Baciami, baciami
come fosse l’unica volta
ed io la regina che amasti.
Con urgenza
affretta il desiderio,
prima ch’io spiri sola
vuota d’una tua carezza,
prima ch’io non possa più provare
l’ultimo tuo palpito per me.
Fammi morire così
un barlume felice
del corpo mio nel tuo
d’un contatto cocente,
d’un attimo ancora
che frema col bacio lungo
d’un melanconico commiato.
Mi spegnerò così
in questa notte senza riguardo,
come m’incontrasti
fra le braccia d’una folle passione
fra le tue
che mi cinsero allora,
prelibatezza nei tuoi palmi
che di cristallo
degno avello m’avranno costruito
per rilucere il sonno mio eterno
d’un tuo sguardo emozionato
d’un tuo sommesso pianto,
del ricordo dolce che serberai
di noi.
Presto. Trafiggimi,
affretta la mano tua imputata
prima ch’io non abbia più vigore
per sospirarti, bocca a bocca,
l’estremo “Ti amo”.

Daniela Procida