La mia pace

Adesso c’è un attimo di quiete.
Adesso, soltanto adesso, nell’anima
un po’ di pace è scivolata come rivolo
d’acqua sulla terra arsa.
La coscienza torturata ora riposa,
stanca del troppo tempo passato
nel tormento del tiranno rimorso.
Ad occhi chiusi vola l’anima mia libera,
sospinta da parole prigioniere che al cuore
non salivano.
Raggi di luce dai cuori di chi mi donò
generoso ascolto, a me giunsero
come chiavi di una oscura prigione.
Porterò della prigionia cicatrici profonde
nel cuore.
Un nuovo palpito di faticosa speranza
Allevierà d’ora in poi l’antico dolore.

Claudio Pompi

I nostri sogni

Sono cerchi nell’acqua i nostri sogni,
sono fiori che vivono un giorno,
sono voli senza meta, aliti di vento,
valigie cariche di rimpianto.
Sono il respiro del mondo i nostri sogni,
sono il palpito della vita, la porta aperta
di un’oscura prigione dalla quale fuggire
sulle fragili ali di un’illusione.
Sono raggi di luce i nostri sogni,
quelli che illuminano di speranza un domani
incerto, quelli che scaldano il cuore di coloro
che hanno sofferto.
Triste colui che non ha sogni,
per sempre schiavo di un infinito presente.

Claudio Pompi

LASCIA CHE SIA

Lascia scorrere la vita senza chiederti come sarà il domani.  Libera quell’alito di innocente follia per ridere di questo mondo dove tutti sono oscuri e uguali. Tieni per te il respiro e il palpito del cuore di chi ami, il bacio di tua madre che non ti tradirà, la malinconia che verrà nei momenti che da solo vivrai.  Il sorriso di un bambino ti ricorderà quel che tu pensavi d’aver perduto e invece era lì, dentro di te e non lo trovavi. Non cercarti negli altri che in te si cercano rubandoti l’anima. Lascia che una lei viaggi nei sogni che vivrai, libera le parole, quelle che tieni nascoste per non essere deriso da chi non sa capire. Lascia che sia il cuore a parlare, lascia che quelle parole si trasformino in semi di speranza per un mondo che tu vorresti migliore.

Claudio Pompi

Indifferenza

Respiro l’odore dell’erba
che si piega alla prepotenza
del mio peso,
stendo la stuoia sulla riva
del lago affollato
dove il sole soltanto
non dimentica il mio corpo,
un vento leggero assorbe
l’armonia dell’indifferenza.
Il discorso dell’amore non parla,
si accosta a vociare contento
di bimbi che si tuffano
con lancio di spruzzi,
malizia trascorre
di nude ragazze allo sguardo
che inventa canzoni sul corpo…
ora il giorno è passato,
nell’acqua
si specchiano i sogni,
il tramonto
comincia a rubare qualcosa…
un volo di anatra sguazza
con palpito d’ali.

Giuseppe Stracuzzi

arrendevolMENTE

Smette gramaglie e veste ambrosia
il palpito che tenta la battuta
codificata a pentagrammi.
Come l’ortica nata nelle crepe
– colore di lucertola – affamata
di terra e pioggia.
Ho in viso il marchio della luna
calante
in corpo intolleranze elementali
graffiti sulla scorza dei minuti
e mi si chiede l’ora
È un quadrante che liquefa ricordi
su nude cifre d’albero
dove preparo il nido al suo respiro
senza sapere mai se se ne accorge
dei miei silenzi fatti di parole
mi cerca non so come
tantomeno perché
ma se mi giunge un grido
– agli altri sembrerebbe un pigolare –
dall’anima sua stanca
non so dire di no
perché più del mio piangere nascosto
temo la sua mancanza.

Cristina Bove

Bocca a bocca

Adesso non devi prendermi
sono già tua per sempre,
puoi tentare invece
di scarnirmi dalla mente
infilzando il mio amore
col tuo silenzio,
il petto dritto al cuore
squarciando,
ma poi, ti prego,
baciami tanto la bocca esangue
che ieri t’appartenne.
Baciami, baciami
come fosse l’unica volta
ed io la regina che amasti.
Con urgenza
affretta il desiderio,
prima ch’io spiri sola
vuota d’una tua carezza,
prima ch’io non possa più provare
l’ultimo tuo palpito per me.
Fammi morire così
un barlume felice
del corpo mio nel tuo
d’un contatto cocente,
d’un attimo ancora
che frema col bacio lungo
d’un melanconico commiato.
Mi spegnerò così
in questa notte senza riguardo,
come m’incontrasti
fra le braccia d’una folle passione
fra le tue
che mi cinsero allora,
prelibatezza nei tuoi palmi
che di cristallo
degno avello m’avranno costruito
per rilucere il sonno mio eterno
d’un tuo sguardo emozionato
d’un tuo sommesso pianto,
del ricordo dolce che serberai
di noi.
Presto. Trafiggimi,
affretta la mano tua imputata
prima ch’io non abbia più vigore
per sospirarti, bocca a bocca,
l’estremo “Ti amo”.

Daniela Procida