Poster

Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metro
sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paltò
un tizio legge attento le istruzioni
sul distributore del caffè
e un bambino che si tuffa dentro a un bignè
e l’orologio contro il muro
segna l’una e dieci da due anni in qua
il nome di questa stazione
è mezzo cancellato dall’umidità
un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia”
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
e da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz
un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz
due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’Upim
e un giornale è aperto
sulla pagina dei films
e sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà
e due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità
un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia
e tu che intanto sogni ancora
sogni sempre sogni di fuggire via…
di andare lontano lontano
andare lontano lontano…
sei li che aspetti quello delle 7,30
chiuso dentro il tuo paletot
seduto sopra una panchina fredda del metro

CLAUDIO BAGLIONI

Un sogno


Un sogno…
Una pineta
tu seduta sulla panchina
e cercavi la mia mano lì vicina
ti sei girata e subito buio!
Da dove esci?
Vedi un percorso
ambiente in una nebbia fitta
ti sei girata
e ti sembrava un bosco
fasce oscure nera nebbia
osteriggio di un mattino
non credevi nel labirinto
nelle spine
e nei rovi di trovare il male
opprimente
della paura di un ombra sacra
come fuliggine nell’aria
e nei vortici cadevi
urlando per toccarmi perchè
mi credevi vicino
e mi cercavi nel narcotico mattino
ma eri in prigione nel tuo letto…

Enrico Tartagni

Castel del Rio

A mio padre

Era qui che saresti ritornato
dov’è il tuo ponte
dove ti tuffavi
e, ragazzo, pescavi.
Solido vecchio ponte
proteso al cielo come il dorso di un mulo
coi piedi ben piantati sul Santerno.
Trovo riposo qui su una panchina
tra ombrose fronde e frinir di cicale
poi ritorno bambina, e tu sei qui:
nei tuoi occhi e nel mesto sorriso
vedo la nostalgia
e l’orgoglio dell’uomo di montagna
per i suoi luoghi;
il doverli lasciare, andare via.
Mi opprime a un tratto come un dolore antico
tutta la pena per le illusioni infrante
le vite, tante, troppo presto spezzate
e gli affetti incompiuti.
Scorrono i nomi e i volti
tanti i germogli di un’unica pianta
che han trovato la quiete al camposanto.
Io, uno fra i tanti,
qui ancora a ricordare.
Poi riapro gli occhi e c’è un paese nuovo:
altra gente, altri sassi
niente è più lo stesso
soltanto il fiume che un dì raccolse le loro voci
e le portò al piano
come allora, adesso continua lento
nell’abbraccio del ponte.

Viviana Santandrea

Raffaella

Raffaella dormiva
nel suo letto di cartoni sognava
di dipingere la volta del cielo
coi colori dell’arcobaleno.

Raffaella parlava nel sonno
col suo unico amore
lo guardava negli occhi e sorrideva
gli chiedeva: “facciamo l’amore?”

E sotto di lei vedeva
il mondo a testa in su che la guardava
c’era una grande folla che l’applaudiva
e finalmente lei non si sentì più sola.

Raffaella tremava
col freddo che faceva tremava e sognava
di scrivere poesie in riva al mare
la neve che cadeva senza far rumore
sulla panchina dove i giornali bagnati
mandavano il profumo di fiori e di estati
di vite consumate e di occasioni perdute
correndo per appuntamenti mancati…

Ma d’improvviso il sole
uscito da una nuvola
col suo calore
la prese tra i suoi raggi
così sinceri
la riportò nel mondo…
…quello di ieri.

Raffaella puzzava,
Raffaella beveva
Raffaella era sporca
ma Raffaella…
era viva!

Sandro Orlandi

Amori d’autunno

Amori al vento
disperse foglie
ormai ingiallite
s’ammucchiano
sotto l’immobile
centenario.

Amori fatti d’ombrelli
sopra il cuore
per paura del no
o forse del silenzio
che piega e spezza
e non sente le campane.

Amori freddi in cerca di riparo
o forse di un cerino
per incendiarsi ancora

Amori ancora verdi
seduti su di una panchina
con i pensieri in tasca
e due parole strette in pugno
per non farsele scappare

non è un sogno
ma non svegliateli

è uno sfiorarsi con gli sguardi
furtivi mezzi baci
fra la pioggia che
l’inzuppa di colori e…

fluttuano nel cielo
come aquiloni
senza spago

Pierluigi Ciolini

Poeta


Ho visto un uomo un po’ strano
seduto su un panchina
scriveva poesie forse.
Nulla lo distraeva
e questo uomo
un poco strano
non distolse mai lo sguardo
dal suo brogliaccio di sogni
all’ombra di foglie delicate
scrisse una sola parola
il nome del suo amore.

Marcello Plavier

Published in: on luglio 1, 2010 at 07:26  Comments (6)  
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Auschwitz

Dietro vetri appannati
di fiato dolente
immense montagne
di carrozzine
scarpe e scarponi
e piccole pantofoline
borse e stivali
alla rinfusa
e trecce bionde
a migliaia
e sguardi di spettro
in angoli remoti.

Allora ti trascini
rigido figurante
verso l’uscita
per fuggire
da febbri lontane
ma ritorni
risucchiato
da mucchi di valigie
rotaie di ghiaccio
verso il nulla
in fumo
fosse e bambini
senz’occhi per capire
e pianti senza suono
e case quasi normali
rosse tra reticolati
e cancelli immutabili
nel tempo
su cui è posata una rosa
e tra corpi ed indumenti e capelli
voli in alto tra spirali nere.

Ti trovi poi
inerte
seduto sulla panchina
dinnanzi l’entrata
prendi il panino
nella borsa schiacciato
pestato e senza forma
e lo butti dentro il bidone.

Tinti Baldini