La nuova stagione

Nell’aria un dolce tepore ha allontanato il freddo inverno
Un profumo nuovo si spande all’intorno
La vita sembra germogliare assieme alla natura
Mentre il canto gioioso degli uccelli ci saluta

Le donne cominciano a svestire gli abiti scuri
Nuovi colori vanno a coprire le loro membra
E tutt’intorno sembra essere una festa attesa da tempo
Mentre il grande fiume ha smesso i panni grigi e brumosi

La collina verdeggiante ma non più coltivata
Sembra irridere chi l’ha cementata
Stamattina aprendo la finestra ho capito
Quanto scempio abbiamo operato

La parola crisi echeggia per strada
Persone cercano di gettare nel sole i cupi pensieri
Non c’è allegria ma solo ricerca serena di nuove risorse
Mi sento invischiato da questo pensare
E non trovo soluzione efficace nel loro contrasto

Mi rifugio all’ombra di un pino
Gibran mi accompagna al di fuori da questo momento
Mi sento straniero in terra straniera povero fra i poveri
Il tempo passa rapidamente celando i pensieri fra i suoi veli
Non trovo risposte a questo linguaggio stonato

Marcello Plavier

Millenovecentoquarantaquattro

Una luna spaventosa già allarga la sua gonna:
fanno del tango lassù, miei cari.
I cedri malandati
si mangiano le foglie per troppa ombra in cuore;
le case si sputazzano luce, l’una all’altra
come alle mani fa l’uomo al campo
il vangatore.
O quello con la lampada in testa, in qualche buco
prima del puzzo che dice morte
prima ancora, d’aver pensato a un metro di terra
per suoi ossi.
Dite ai bambini di ritornare a casa
minestre fredde ancora per cena
acqua e vino.
Le donne si consumano gli occhi sopra i panni
coperte doppie per la nottata
e l’orinale, ch’è sempre da svuotare
per dio! Si faccia presto.

Massimo Botturi

Il ritorno del sole

Da troppo tempo aspettavo quel ritorno,
al silenzio delle sensazioni ha posto fine,
ad un concerto di nuova vita ha dato inizio.
Aspettavo quel caldo abbraccio come di chi
troppo tempo è stato lontano da chi l’ama.
Posa il suo raggio sul fasciame di una barca
sull’arenile adagiata come animale che dorme.
Lentamente nell’aria si spande il profumo
del legno dal mare corroso, del ferro di scalmo
di salsedine adorno.
È il profumo del sole che il mare risveglia.
Nell’ora più alta dei panni stesi a lui offerti
come saluto, libera il profumo di pulito,
libera dalla finestra aperta l’odor di cucina
che il desinare prossimo annuncia.
Posa il suo raggio sul prato e dell’erba,
di questa torni a respirar l’essenza.
Si posa sui miei occhi chiusi d’amante
che della sua carezza gode e la sua forza sfida.
Si posa lieve sulla pelle di lei ed il profumo
di questa respiro senza guardarla.
Tutto intorno è dolce calma e di parlar piano
hai voglia per non turbare quel primo incanto.
Meraviglioso giorno per tornare alla vita,
giorno ideale per salutar la stessa con un addio
scritto nel sole con un suo raggio.

Claudio Pompi

A te che stai nascendo…

 
…in questo mondo di favole smarrite
quale ninna nanna ti potrà salvare
dal rumore di un odio che stride
con l’amore che ti sarà tepida culla?
In questo  mondo senza poesia   
dove non necessita la fiaba
per raccontare di famelici lupi
che divorano i deboli indifesi.
La cattiveria ora a te ignota
elude l’amore per il fratello                                 
Crescendo sarai disorientato
da un azzurro tingersi di sangue
e non saranno le fate a sopperire
al tuo giusto sdegno per l’orrore.
Io ti vorrei salvare dall’insorgere
di brama a rivendicar giustizia.
Riempi presto l’anima e la mente
di solo due parole
che sono dei miracoli la genesi:
perdono e amore.
Non ti chiedere perché: ama!
Non chiederti se è giusto: perdona!
Altra via da percorrere non c’è
affinché il tuo respiro sia di pace
che non si conquista con la spada
ma solo rivestendosi dei panni
di chi odiar vorresti e capirai che
è l’amore che nel mondo manca
e perdonando te ne arricchirai.

Elide Colombo

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 3° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

Morire di noi stessi

Senza reagire siamo entrati
nell’orrida fossa.
Privati di pensieri, di volontà
indossiamo i panni del vizio
che loro per noi hanno tessuto.
Calde e comode vesti nelle
quali viviamo pieni di noi.
Tepore che porta all’oblio
e ci chiude gli occhi sul male
che più non ci riguarda.
Abbiamo lasciato la dignità
a marcire e a saziare gli sciacalli
che di noi ormai sono padroni.
Troppo tardi giunge la certezza
che di noi stessi stiamo morendo.
Trasformati in schiavi da mercato
del consumismo ad ogni costo,
respiriamo l’aria fetida che noi
abbiamo creato e che lenta
ci uccide.
Gli occhi aprire vorremmo,
del prossimo la mano cerchiamo,
l’ultimo grido in gola s’arresta
soffocato dall’indifferenza
nella quale abbiamo bollito
le nostre coscienze.

Claudio Pompi

I segreti del cuore

I segreti del cuore
se ne stanno appisolati
in un angolo di mente,
in silenzio
per non farsi sentire.

Bussano con insistenza
alla porta dell’angoscia
quando l’affanno, e l’ansia,
ruba il riposo e il sonno.

Se ne restano lì,
senza valore alcuno,
come inutili panni
che si logorano
insieme agli ultimi tuoi anni.

Salvatore Armando Santoro 

Published in: on settembre 2, 2011 at 07:05  Comments (5)  
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Cercasi uomo

 
Cercasi uomo
disperatamente
che rispedisca
al mittente
miseri e deplorevoli
esercizi di finta magia
e reale potere mediatico,
anche i conigli piangono
e si ribellano cavie vessate.
Cercasi uomo
disperatamente
che abbia il coraggio dell’umiltà
ripudi il diritto alla lesa maestà
indossi al più presto
panni veri d’umanità
e ci regali un sogno reale
ci tolga dall’imbarazzo
vada in pensione
vada dove meglio crede
a leccarsi le sue povere
penne seppur impomatate
adesso seriamente spennate.

Roberta Bagnoli

Neve e fuoco

Legati poi che avevi i capelli, e sciolti i dubbi
entrasti come lenza di luna
in riva d’acqua, là dove il lago spegne le onde
e dorme pietre.
Dove più verde imprime alle canne il limo oscuro,
e cecità s’attacca alle cose
in quiete d’ombra.

Io t’aspettavo messo di guardia ai pochi panni
prendendo sandaletti e camicia
se poi uscivi, dall’ottica
in cui tu mi apparivi più vicina;
matura nei capezzoli bruni
neve, e fuoco.

Massimo Botturi

Granaio del cielo

 
Granaio del cielo
ti sento fremere
nel buio del silenzio
battiti e respiri infiniti
nel concerto della vita
giorno dopo giorno
s’impressiona l’anima
come pellicola eterea
di sé non lascia traccia
restano solo voci
orme di secoli
di azioni e gesti sfumati
scolpiti nella pietra
indelebile del tempo
panni stesi alla finestra del mondo
luci colorate nell’inverno glaciale
e noi continuiamo ad andare
senza una meta davanti
andiamo perché siamo nati
ma della vita conosciamo
solo la crosta superficiale
il mistero giace al sicuro
nel soffio eterno del cuore
granaio infinito del cielo.

Roberta Bagnoli

Una rosa in fiore

 
Una rosa in fiore
tace e giace
sulla fredda lapide
di te resta poco
ciò che vale
recondito sta
nel forziere del cuore.
Di te cara mamma
ho stemperato il pianto
lavato i panni
del tuo male oscuro
di te ho impresso
il sorriso dei giorni felici
di te ho un tenero ricordo
mani sempre tese
che non si staccavano
mai si stancavano
a cercare sicuro abbraccio
come un uccello il nido.

Roberta Bagnoli

dedicata alla mia cara mamma

Published in: on luglio 12, 2011 at 07:27  Comments (11)  
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