Fonte Vecchia

Fonte Vecchia laggiù sotto il Calvario
con il suo prato verde, tra le fratte
cupe d’ombre e misteri, ancora batte
scrosciando su la pietra. Il solitario

salice ancor si specchia nel pantano
limpido, e ancor sta in piedi il vecchio cerro,
devastato dai turbini e dal ferro
degli uomini, sul limite lontano.

Ma nulla più dei canti né del coro
giovanile d’un tempo: non festivi
balli, non corse rapide, non vivi
squilli di risa, nei tramonti d’oro.

Or il villaggio ha i nuovi fontanini
belli, eleganti, in mezzo alle sue piazze,
e serie van per acqua le ragazze
sotto gli occhi materni. I cristallini

zampilli han bianche aspergini, hanno lampi
d’iride al sole, e presto empion la secchia:
chi si ricorda più di Fonte Vecchia
lontana, oltre il Calvario, là tra i campi?

Sono tant’anni… E pure, se per sorte
qualche memore cuor ci si ritrova,
nel suo profondo non men dolce e nova
sente la vita delle cose morte.

CESARE DE TITTA

 

Il Re Travicello

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;

lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:

ma subito tacque,
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello.

Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso? »

(s’udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».

Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.

Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.

Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato

non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!

Se a caso s’adopra
d’intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo

la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.

Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,

o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!

Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.

Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

GIUSEPPE GIUSTI