Un cielo senza voli

Spoglia i silenzi questa notte.
Echi di sussurri ravvivano
immagini di fiori lungo il fiume
e nubi setose vestono l’azzurro.

Culla il vento papaveri opulenti
e strappa sorrisi alle orecchie
traboccanti della tua voce calda
che m’accompagna sul sentiero.

È quasi estate e l’alba arriva presto
a incorniciare di rosa le colline.
Eterni istanti da ricordare
ora che è inverno e il cielo è senza voli.

Elide Colombo

Tra i filari

 
Nell’arco del battito lesto
della tacita notte
si stende il filtro quieto della pace.
E’ tregua effimera nei campi in fiore.
Al cospetto della luna
si snatura il rosso dei papaveri.
Geme il cuore nostalgia arcaica,
si abbevera alle classiche scritture
e anche il dolore si cosparge
di coriandoli allegri e profumati.
Breve, impercettibile il respiro del creato.
Gioca impavida la sorte con la vita
tra i filari su in collina.
Anche l’ombra ha la sua luce.

Roberta Bagnoli

Ho atteso a lungo

 
Ho atteso a lungo
che calasse la notte
sul verde altopiano
colmo d’innocente
sangue di papaveri.
Ho atteso il buio
per celare la luce
accesa dei tuoi occhi
ed allungare
la tua giovane vita.
Ho risparmiato tempo
vento e suoni nell’attimo
che ti ho nascosto contro il muro,
ancora sento il calore della
tua mano nella mia
ancora sento il frullo di paura
che correva in gola.
Ci sorprese stremate, stanche
e ancora abbracciate
l’alba quieta d’effimera tregua.

Roberta Bagnoli

Published in: on dicembre 27, 2011 at 06:52  Comments (12)  
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Spighe di grano

Spighe di grano
che asciuga e matura
contro la fame
una promessa futura
Papaveri rossi
in quel lago dorato
piccole macchie
di sangue nel prato
Vetro di luna
traspare nel cielo
azzurro profondo
limpido e vero
il tuo amore di un tempo
racchiuso in un pugno
odio inespresso
che riscalda al sole
che acceca che brucia
ma che emana calore
Coscienza che libera
liquida si scioglie
e tutto il malfatto
rimescola e raccoglie
Sbagli ed errori di un tempo che fu
ma al di sopra di tutto
esisti e resisti
tu.

Sandro Orlandi

La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Volevo parlarti…

 
S’infila nelle crepe il gelido vento dell’indifferenza, 
pizzicando violentemente pensieri e ricordi
di quando… volevo parlarti d’amore
senza fare rumore, senza pretendere nulla,
se non un bacio rubato al tempo
che inclemente ci separava per sempre. 
Volevo parlarti d’amore senza parole,
con il canto sommesso del cuore
come pioggia d’estate che lieve cade sul mare,
con la musica soave del risveglio della natura 
coi papaveri che amoreggiano in un campo di grano
e l’autunno colorato di miele.
Volevo parlarti  d’amore come foglia che cade leggera 
disegnando con lievi volteggi una trina nell’aria,
come nebbia che soffice avvolge la notte
nascondendo le lacrime di una stella,
come candida neve che ricopre le cime dei monti
mentre la luna si perde nell’ampio respiro  della sera.
Volevo parlarti…. d’amore…
Patrizia Mezzogori

C’era una volta

una bambina riccia

smilza e curiosa

di lucertole e ragni

tesseva fili d’erba

con raggi di sole

grano e stelle in  cesti

accanto la notte

ma era sola

lasciata

per altro

mescolata

tra sassi.

Lei era ignara e felice

d’esser così unica

in quel  prato di papaveri.

Oggi donna sola

non tesse nè prega

si guarda paure

le osserva e le teme

le lancia attorno e

il mondo intriso e

dolente

le caccia

sul viso rigato.

Dov’è quella bambina

felice?

Occorrono secoli

d’ansie e ritorni

abbracci a iosa e carezze baciate

per vedere anche solo

i suoi capelli

scomposti in onde

di Maggio.

Tinti Baldini

Non posso scordare dove vanno i gabbiani

C’è chi getta un pezzo d’infinito
in mezzo alla stanza per fare rumore.
C’è chi si pavoneggia con un manto di stelle
 o chi si rimira allo specchio
 con lo scialle d’argento della cometa.

C’è chi s’accontenta di ruscelli e papaveri
e chi ascolta, scrivendo, il canto di uccelli.
C’è poi il respiro del mare,
e lo scoglio avvolto da schiuma
circondato da ancelle con ali bianche 
e la voce sgraziata.

Io no. Non mi accontento.
Non posso scordare dove vanno i gabbiani.
Né ritagliare un po’ di cemento
per asciugare le lacrime.

Lorenzo Poggi

Estate

Approssimarsi dell’alba
orizzonte si staglia definito
un’aurora rossastra dilegua
la notte

dorati campi di grano
spruzzati di rossi papaveri
e il cielo stupito sorride

l’aria calda avvolge il sole
illumina lo sguardo
di ieri, di oggi
stupito alla vita

Maristella Angeli

Published in: on agosto 27, 2011 at 07:09  Comments (6)  
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Non ditemi che tutto passa

che il tempo tutto guarisce.
che la vita, la vita continua …

il grano continuerà a sanguinare papaveri
fuori dalle mie finestre a dispetto
degli occhi miei orfani di lacrime.
il tempo
ha giaciuto nel suo letto di dolore
per quaranta giorni e quaranta notti.
– tanto, mi sono mancata –
e non m’illudo che smetta, quando, chiudendo
gli occhi si smetta di guardare.
un giorno mi cercherò o quel che rimane
e se –

stavolta, senza pretendere di perdonarci
per averti lasciato andare
per esserci amati cosi tanto e perlomeno,
anch’io avrò la mia misera consolazione.

la stretta che un tempo, il cinturino
di un orologio ormai guasto
mi segnava il polso.

Anileda Xeka

Published in: on luglio 5, 2011 at 07:27  Comments (7)  
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