Per un tuo inaspettato

 
Ed accecante sorriso
Avrei scordato
In qualche angolo del cuore
Ogni altra cosa.
Ho imparato
Non certo dal nostro mondo
Improbabile
Quello che non accade.
Rimpianto
E’ un errore di calcolo
Non cresce la spiga,
il papavero, né il grappolo.
E’ altro il Suo dono.

Danila Oppio

Published in: on luglio 14, 2012 at 07:47  Comments (2)  
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I papaveri

Dovessi dirti del tempo ch’è passato
potrei donarti un papavero
accostarlo;
e chiederti la pelle segreta, ciò che resta
di un olio religioso, di un labbro fatto d’acqua.
Ho avuto il privilegio dell’innocenza anch’io
e quel che ho visto ancora mi nutre
e mi fa coro. Lo puoi capire quando ti amo
quando rido, quando mi viene sonno
e non ho timore alcuno.
Lo puoi vedere quando cammino nel vigneto
quando le foglie fanno imbarazzo tra le mani,
quando guardo
il fondo ad occhi aperti, come a una donna nuda
che pettina il suo campo di fuoco
con la luna.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 17, 2012 at 06:56  Comments (7)  
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Al sonno

TO SLEEP

O soft embalmer of the still midnight!
Shutting, with careful fingers and benign,
Our gloom-pleas’d eyes, embower’d from the light,
Enshaded in forgetfulness divine;
O soothest Sleep! if so it please thee, close,
In midst of this thine hymn, my willing eyes.
Or wait the Amen, ere thy poppy throws
Around my bed its lulling charities;
Then save me, or the passed day will shine
Upon my pillow, breeding many woes;
Save me from curious conscience, that still hoards
Its strength for darkness, burrowing like a mole;
Turn the key deftly in the oiled wards,
And seal the hushed casket of my soul.

§

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d’ombra
nel ricovero di un divino oblio.

O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l’amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.

Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall’alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l’oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

JOHN KEATS

Bellezze

Il campo di frumento è così bello
solo perché ci sono dentro
i fiori di papavero e di veccia;
ed il tuo volto pallido
perché è tirato un poco indietro
dal peso della lunga treccia.

CORRADO GOVONI

Published in: on agosto 8, 2011 at 07:00  Comments (3)  
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Viandare sui poggi

dove satura la ginestra
esplode nel giallo.
Cipressi in fila
guardiani delle vigne
del tremulo papavero
sul ciglio.
S’apre la valle
in conca di colori
nell’azzurrino
degradar dei monti.
Nell’aria palpiti
profumi
e in questa vastità
sublime è l’anima.

Graziella Cappelli

Non succede nulla

proprio nulla.
Tutto mi tace attorno
e addosso.
Dalla finestra aperta
mi schiaffeggiano i cinguettii
e non sento sulle guance,
accendersi un’ incendio
o d’una candela flebile,
del suo spegnersi,
l’ alito.
Quest’alba mi ha uccisa
nell’ora in cui
si misurano le distanze
tra il mio cuscino
e l’altro – vuoto
nel quale affondare
per salvarsi
eppur …
in qualche paese remoto
ho ancora un vaso di cristallo
per quelle gocce di papavero
che mi fan pulsare l’ala.

Anileda Xeka

Published in: on agosto 21, 2010 at 07:36  Comments (2)  
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Corona

Aus der Hand frisst der Herbst mir sein Blatt: wir
sind Freunde.
Wir Schälen die Zeit aus den Nüssen und lehren
sie gehen:
Die Zeit kehrt zurück in die Schale.

Im Spiegel ist Sonntag,
im Traum wird geschlafen,
der Mund redet wahr.

Mein Aug steigt hinab zum Geschlecht der
geliebten:
wir sehen uns an,
wir sagen uns Dunkles,
wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis,
wir schlafen wie Wein in der Muscheln,
wie das Meer im Blutstrahl des Mondes.

Wir stehen umschlungen im Fenster, sie sehen uns
zu von der Sraße:
Es ist Zeit, das man weißt!
Es ist Zeit, das der Stein sich zu blühen bequemt,
dass der Unrast ein Herz schlägt.
Es ist Zeit, das es Zeit ist.

Es ist Zeit.

§

Dalla mano l’autunno mi bruca una foglia:
è sua, siamo amici.
Facciamo sgusciare il tempo via dalle noci e gli
insegniamo ad andare:
il tempo si dirige all’indietro, nei gusci.

Nello specchio è domenica,
nel sogno potremo dormire,
la bocca in verità conversa.

Il mio occhio corre giù, fino al grembo
dell’amata:
ci guardiamo a vicenda,
ci diciamo oscure parole,
ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel chiaro-sangue di luna.

Abbracciati, stiamo alla finestra, ci vedono
su dalla strada:
è tempo, che si sappia!
E’ tempo, che la pietra si disponga a fiorire,
che l’ansia un cuore possa colpire.
E’ tempo, che sia tempo.

E’ tempo.

PAUL CELAN

Muore il ragazzo un poco

Muore il ragazzo un poco
ogni giorno per giuoco.
Per giuoco morde invano
il cavo della mano.
Trascorre le vacanze ebbro
tra i maceri cespi di papaveri
steso sul letto per noia
e diletto a guardare le travi.
Ma lo stornano ombre
solitarie nel cielo della stanza,
labili ombre passeggere
sul soffitto. E l’ariete
che batte ostinato le corna
a capofitto nella quiete.

LEONARDO SINISGALLI (da “Vidi le Muse”)

Published in: on gennaio 9, 2010 at 07:15  Comments (5)  
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