Le pareti della mia stanza avanzano

silenziose verso me
finché il respiro comincia a mancarmi
le mie ossa si sgretolano.

chiusa in un gambo di calla mi sono persa.

e rimane il miraggio di una candela accesa
la mia ombra divisa tra una parete e l’altra
che si fonde e si confonde con le ombre
dei miei affanni.

Anileda Xeka

Published in: on luglio 1, 2012 at 07:21  Comments (3)  
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Avvolta nel mio sacco a pelo blu a fiori

Questa notte ho sognato di dormire
in un camper senza una parete
non ero sola: diverse persone dormivano
nei campers e nelle roulottes attorno
ero nel mio sacco a pelo blu a fiori
non ho avuto in sogno una casa
né antica né moderna questa volta
questa notte ho dormito sul divano
la tv scordata accesa tutto il tempo ronzava
aprivo gli occhi ogni tanto poi ridormivo
fuori c’è la neve e mi assopisco
come fa la gatta sulla poltrona
nel tempo del letargo come un orso
animale nella tana assaporo il riposo
avvolta nel mio sacco a pelo blu a fiori

azzurrabianca

Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro

Dopo una separazione

Sto cercando di rimuovere il grigio,
brandelli di vecchie tappezzerie
restano attaccati come
croste residue
di un male feroce

Se provi a rimuovere le croste
la carne ferita ancora risanguina,
ogni volta, crudele, il dolore
riaffiora e la memoria non muore.

Con le unghie non vale graffiare
la crosta pesante,
il dolore è presente ancora,
forse solo più pallido
ma col ghigno maligno si appropria
del tuo pensiero costante.

Non vale sovrapporre
altra tappezzeria, magari fiorita
o di color più brillante,
il grigio permane e soffocante
vanifica il desiderio di restauro.

Forse sarebbe la soluzione migliore
gettar della calce su quel muro graffiato,
riempire gli spazi e bruciare le attese,
colmare i solchi e ripianar le fessure.

Una bianca parete di nuovo
pulita e spianata
potrebbe far sempre la sua bella figura!

Anna Maria Guerrieri

Un giorno

Mi sono accorto
di non sapere della risacca,
di non sapere della forma delle nuvole
e neanche dell’anima dei sassi.

Ho pianto affacciato
sul buco nero del pozzo,
ho perso la faccia nel fondo
gettando riflessi senza ritorno.

Mi sono aggrappato
alle mie poche certezze
assaporandole una per una.

Le ho trovate scipite,
con retrogusto amaro.

Si è rotto lo specchio
in doppiopetto vestito
con i diplomi incorniciati alla parete.

Lorenzo Poggi

Ricordi d’ufficio

Architetto del comfort
dimoro in scatoloni pieni di parole
in forma intelligente da design
in ascensore
sono home e sono office
arredo i danni da spessori nevrastenici
illumino gli angoli riposti nello sporco
painting su disegni scancellati…ops, cancellati dalle directory mnemoniche
mani di fate che colorano le frasi scritte sulla luna alla parete
cammino sulla moquette e furbo m’attutisco il mio dolore
isolo il rumore dal sonoro e col fumo writer nel futuro
scolpisco muri che non dividono le sedie dalla luce
poi alla fine io architetto delle magie fatte nell’aria senza finestra
coi lasciti passati non pagati per inscatolare al sole spento della stanza
progetti conti fatti bilanci computerizzati amori strapazzati
in sede arriverò in mini short.

Enrico Tartagni

Vecchie e nuove realtà

Ci siamo persi in un mondo di cristallo
dai risvolti rosati quando canta il gallo,
turchini quando sale la luna.

E persi fiori dolorosi sulla parete
schizzata di colori di sangue
mista a sabbia del deserto.

Non c’è pace tra gli ulivi,
né respiro giocoso di vento
né voglia di festa sulla strada.

Camminiamo a testa china
scivolando sulla ghiaia del rimorso
senza alibi per reagire.

La via della redenzione
non è più il nostro pane,
appartiene a chi cavalca il mare
portando la croce del proprio vivere.

Lorenzo Poggi

Torre d’avorio

M’hanno tolto la benda
sulla porta di casa
per vedere il già visto
per morire all’entrata.

Sono dodici passi
sempre quelli, strusciati,
da vecchie pantofole
per scacciare l’insonnia.

Sono uscito bendato
per paura del fuori
e le orecchie tappate
per non carpir rumori.

Ma il brusio è rimasto
a confonder la mente
a immaginar le cose
che la vita ha negato.

Nella torre d’avorio
in cui vivo da sempre
c’è la stanza dell’eco
ma nessuno ha le chiavi.

Ci son ombre cinesi
a presentar filmati
su parete di fondo
ma la lanterna è spenta.

per non voler sapere
a che punt’ è il mondo
mi sono corso dietro
come il gatto la coda.

Lorenzo Poggi

Silente un piano

 
Nell’angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.
.
Vibravano le corde,
per rapide carezze,
 gemmavan melodie,
fondendosi con l’aria.
.
Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.
.
Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.
.
Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.
.
Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d’ora in ora.
.
Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
 Quei suoni, nel lor volo,
profumeranno il tempo,
l’anima addolciranno.

Piero Colonna Romano

Infinito amore finito

Per quanto infinito sia un amore,
saprò dimenticare per non morire.
Toglierò come quadri da una parete
ogni giorno vissuto,
ogni sorriso che firmò le magie,
quelle che nessun perfido mago
avrebbe chiuso in foreste pietrificate.
Per quanto infinito sia un amore,
saprò insultarti nelle sere senza fine,
saprò bere anche dal tuo bicchiere.
Di nascosto bacerò l’orlo del calice
dal sapore di rossetto
chè i fantasmi del nostro passato
non vedano quanto debole io sia.
Per quanto infinito sia un amore
saprò ridere di te e di me,
del disprezzo di chi in me vedrà
un egoista.
Lo farò stringendo il cuore fino
ad ucciderlo per soffocarne il pianto
Per quanto infinito sia un amore,
riuscirò, stanne certa, a recidere
quell’esile filo fatto di gesti
che inutili ormai si perderanno
nel vuoto della tua assenza.
Per quanto infinito sia un amore,
sarà infinita la mia disperata voglia
di sopravvivere nel deserto che in me
hai lasciato.

Claudio Pompi