Insinuarsi…

Forse la vita migliore

sul tempo e sulla gravità è
passare senza lasciare tracce,
passare senza lasciare un’ombra
sulle pareti…
                Forse prendere con
la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?
Così, come Lermontov nel Caucaso,
insinuarsi senza inquietare le rocce.
Forse il migliore diletto
è, col dito di Sebastian Bach,
non sfiorare l’eco dell’organo?
Sfaldarsi senza lasciare le ceneri
per l’urna…
            Forse prendere con
l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?
Così, insinuarsi nel Tempo come
nell’oceano, senza inquietare le acque…
MARINA IVANOVNA CVETAEVA

L’organo

 
 
 
Suona un organo
nella cattedrale
vuota.
Si scioglie
il cielo d’inchiostro
colando sulle pareti
marmoree.
Una vampa
mi scuote
ai toni bassi e solenni
che irrompono
in ogni ricettacolo
innalzando
l’anima.

Graziella Cappelli

Published in: on ottobre 5, 2011 at 07:28  Comments (16)  
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Stupore dell’alba


S’infrange questa notte
al di là delle stelle
onde ripetono
lo stesso canto.
Le persiane socchiuse
bussate dal vento,
nascondono bisbigli di sole
tremule foglie vermiglie
inarcano steli rampicanti
disegnando amplessi sul muro.
Uno spicchio dorato
trasluce di bianco
sulle pareti addormentate
tesse ragnatele il tempo
nell’ora che avvolge
lo stupore dell’alba.

astrofelia franca donà

Cosa copriva

Quando si tolse il cappotto
si vide bene ogni particolare
segni d’irriconoscimento li potremmo dire
non servono bottoni mormorò la donna

prima sfilò le maniche
era in piedi e guardava davanti
un moto si risolse nello specchio

ci si sforzava di distinguere
gigli in penombra
le passamanerie delle pareti

i movimenti cauti
si poteva cadere per un sibilo
o vorticare un attimo
dipendeva dal gesto volontario e dalle storie
che un ninnolo cinese riusciva a raccontare
forse un foulard turchese poteva ricoprire
non è detto
un altare per cerimonie mimiche

fu così che perdette prima il corpo
sotto non c’era niente, non domandate come
era rimasto solo un che d’argento, sembravano capelli
non fu mai confermato.

qualcuno espresse un desiderio
credendole perseidi cadute dallo sciame

Cristina Bove

Superenalotto

 
La schedina vincente
me la tengo stretta…tra i denti,
 
C’è un posto ancor più sicuro
ma nell’antro profondo…si deteriora
 
Sono rosso violaceo, e grondo sudore:
mi guardo allo specchio …
 
è l’altro me stesso…che mi fissa negli occhi
abbasso lo sguardo, e simulo niente
 
Giro per casa, da solo e intontito …
Il campanello che trilla è il mio vicino:
… che abbia intuito ?
 
Mi sento osservato …
col cuore che mi batte all’impazzata.
Mi sento spiato …dalle pareti,
e dal gatto …finanche nel fiato.
 
Devo aspettare , per poi dopo arraffare
sperando di farcela …con quest’affanno,
e augurandomi, intanto, solo lievi malanni,
e pregando che il destino non mi dileggi
 
Adesso è opportuno fingere niente,
e continuare  la vita del nullatenente,
in agguato vi sono :
il fisco, i parenti, i conoscenti
e  dulcis in fundo … i delinquenti  
 
Mi sa che la mia vita,  almeno per ora
non sia cambiata …
 
ma che si sia ulteriormente,
e di più…complicata

Ciro Germano

I ricordi

LES SOUVENIRS

Les souvenirs, ce sont des chambres sans serrures,

Des chambres vides où l’on n’ose plus entrer,

Parce que de vieux parents jadis y moururent.

On vit dans la maison où sont ces chambres closes.

On sait qu’elles sont là comme à leur habitude,

Et c’est la chambre bleu, et c’est la chambre rose…

La maison se remplit ainsi de solitude,

Et l’on y continue à vivre en souriant…

J’accueille quand il veut le souvenir qui passe,

Je lui dis : « Mets-toi là… Je reviendrai te voir… »

Je sais toute ma vie qu’il est bien à sa place,

Mais j’oublie de revenir le voir,

Ils sont ainsi beaucoup dans la vieille demeure.

Ils se sont résignés à ce qu’on les oublie,

Et si je ne viens pas ce soir ni tout à l’heure.

Ne demandez pas à mon coeur plus qu’à la vie…

Je sais qu’ils dorment là, derrière les cloisons,

Je n’ai plus le besoin d’aller les reconnaître ;

De la route je vois leurs petites fenêtres,

Et ce sera jusqu’à ce que nous en mourions.

Pourtant je sens parfois, aux ombres quotidiennes,

Je ne sais quelle angoisse froide, quel frisson,

Et ne comprenant pas d’où ces douleurs proviennent,

Je passe…

Or, chaque fois, c’est un deuil qui se fait

Un trouble est en secret venu nous avertir

Qu’un souvenir est mort ou qu’il s’en est allé…

On ne distingue pas très bien quel souvenir,

Parce qu’on est vieux, on ne se souvient guère…

Pourtant, je sens en moi se fermer des paupières.

§

I ricordi sono camere senza serratura,
camere vuote in cui non si osa più entrare
perché un tempo vi morirono vecchi parenti.
Si vive nella casa di queste camere chiuse…
Si sa che ci sono, com’è loro costume; si tratta
della camera azzurra, e poi della camera rosa…
La casa si riempie così di solitudine
e continuiamo a viverci sorridendo…
Quando vuole lo accolgo, il ricordo che passa,
gli dico: “Mettiti lì… tornerò a vederti…”
Lo so definitivamente che è ben sistemato,
ma talvolta dimentico di tornare a vederlo.
Ce n’è molti così, nella vecchia dimora.
Ormai son rassegnati a essere dimenticati,
e se non vengo stasera, oppure adesso, non siate
esigenti con il mio cuore come con la vita…
So che dormono là, dietro le pareti,
andare a riconoscerli, più non mi serve;
vedo le loro piccole finestre dalla strada,
e sarà così fino a che ne morremo.
Tuttavia sento talvolta, nell’ombre quotidiane,
non so qual fredda angoscia, un certo brivido,
e non capisco donde vengano, questi dolori,
e procedo…
Orbene, ogni volta, un lutto succede.
Un turbamento è un segreto venuto ad avvertirci
che è morto un ricordo, oppur che se n’è andato…
Non si distingue bene quale sia, quel ricordo,
perché si è tanto vecchi, non ci si ricorda affatto…
Eppure sento palpebre che si chiudono in me.

HENRY BATAILLE

La notte

 
La notte infatti è quel che resta del giorno
un silenzio che tradisce trasparenze
e dei suoi suoni reconditi se ne fa vita
come la musica nascosta dei violini nella stanza dell’amore ma…
è questo che disturba il tempo che resta
che senza tregua ti sorpassa i sogni ed i sospiri
mentre giochi con la pelle mentre soffi sui profumi di lei
che ti abbraccia ma si è questo che disimpegna nella notte
…non passa mai…
anche se vaghi con la lanterna dei tuoi sensi a cercar di non morirne…
a cercarne il bacio che ti resti tra le pareti della notte.

Enrico Tartagni

Pensiero

che sgretoli
ottuse
pareti di tufo.
Sorvoli
tetti di case
dalle porte
blindate
mesti
giardini.
Percorri strade
disadorne
di sorrisi
dove
cassonetti obesi
gemono
su piedi stanchi.
Trascendi
il cielo
sgombro d’aquiloni.

Graziella Cappelli

Published in: on giugno 23, 2011 at 07:17  Comments (12)  
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Il camino

Frigna la legna
e fuma;
scoppietta il ciocco
nel camino
e braci ardenti schizza
sulle pareti nere affumicate.
Lingue tremanti
disegnano colori
nel vano opaco
pieno d’oggetti e pinze.
Le fiamme altalenanti
rimbalzano sul volto
del vecchio che pasteggia
col suo boccale rosso
e mesce vino
ed accompagna con del pecorino.
Sonnecchia:
il capo pende
e sogna allegramente
più ricche messi
ed il granaio già colmo,
frutti pendenti
e nuovi arrivi
negli allevamenti.
Bela lontano
(oh accorato lamento!)
l’agnello nell’ovile
e la madre risponde
con disperato affanno.
Ché il mondo
è sì crudele
e del dolore altrui
alcuno più si cura.
E il pianto d’una madre
nessun petto commuove,
nè lacrime conosce
l’occhio che nulla vede
e al cuor nulla trasmette,
ché vivere o morire
nel mondo degli umani,
ai nostri giorni,
pietà più non produce,
ne sentimento alcuno
ormai procura.

Salvatore Armando Santoro

E la sua porta

C’è la nostra dimora
lì nel fondo dell’anima
che confina con l’immenso,
accogliente, profonda,
stabile alle intemperie.
Son roccaforti d’amore
le sue pareti.
E la sua porta
più che uno spiraglio,
flusso, deflusso
su futuro e aspettative.

Daniela Procida