La lista dei profumi

 
La lista dei profumi non è più facoltativa,
se l’uno dovrai sapere di rose
il quindici ti forniremo di tabacco e catrame e zolfo e marmellate acide
mentre alla fine del mese sarai tu a fornirci di sangue
                                                                                     dagli occhi.
Le lavanderie automatiche ripuliranno il tuo viso
facendoti rotolare come una gallina prima che le venga spezzato il collo.
.
Prima però, amore, voglio dirti che verrò a bere dalle piccole rughe delle tue mani
dove decollano pesci volanti e tappini rossi delle penne rosse
e ti dirò che sei la figura perfetta della visione
la perforazione di una stella attraverso la vena
il sangue di cristo
l’universo in miniatura
una gabbia per uccelli
divelta
           su una spiaggia occidentale.
.
Ma dal momento che la lista dei profumi non è più facoltativa
credo che farò di tutto per non morire prima del prossimo secolo
non posso permettere a queste stupide forze invisibili di separarci
che vengano pure a prendere dai miei occhi il sangue colorato degli dei
che mi strappino dal collo la pelle
per le loro borsette aziendali
che distribuiscano parti del mio pene dalle macchinette automatiche
che si prendano anche il mio cuore nero per far accendere le luci
dei casinò
io (se non mi avranno già strappato la lingua per farci linguette per le scarpe)
griderò che sono venuto con le peggiori intenzioni:
.
VENGO PER L’EUCARISTIA ED IL DISARMO!!!
.
Scusami amore se non sono ancora venuto tra le tue labbra di sotto
e se non fossi uno sbandato sarei una stella
credo che questi assassini della lista dei profumi
non abbiamo ancora capito
che tremo ancora quando tento di amare – e chi dovrebbero ammazzare? Me?
.
Siamo venuti. L’uno su l’altra.

Massimo Pastore

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Se…migrando

Trattenerti è stato vano,
ci ho provato.

Ti stringevo
e supponevo il pianto_natale
annodato alla mia vita,
in essa un’altra ad ospitare
se il tonfo non ti avesse preceduto

                 s p l a s h
ca
    de
        vi

in un raccoglitore di altre parti
                                                 andate.

Non è questo il tempo
di nuove gestazioni.

Migrando il non-tempo.

Beatrice Zanini

Published in: on febbraio 9, 2012 at 07:35  Comments (3)  
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Da queste parti

Da queste parti, stretta della sciarpa che la nonna
Mi porgeva prima di scendere i gradini
Mi sono rimaste i silenzi di cenere, il collo
Di donne di Modigliani a scaldarmi

Da queste parti nemmeno la pioggia s’avvicina
Con coreografie di rondini che basse, volano
Sotto i rami del ciliegio centenario
La foglie dell’anima si disperdono

Da queste parti, sepolte nei tanti
Sono le strade che si sottraggono l’una all’altra
Che fine avrà fatto l’ombra colossale
Del gabbiano di legno, scolpito dal mare?

Da queste parti, a tutti mancano le parole
In fila come soldati di scacchi, per essere ascoltate
O forse è meglio tacere, perché non c’è rischio che
Qualcuno possa portar sulle spalle il coraggio

Il silenzio mi proteggerà anche stanotte.

Anileda Xeka

Rime del cuore morto

 

 

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso

come il cuore di Cristo, ora sei morto;

t’accoglie non so più qual triste orto

odorato di mammole e d’incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare

e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri canti!

Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l’amor onde il cuor morto si gela,

fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!

Come un’antenna fu il mio cuore umano,

antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo

e senza terra e senza mare, acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure

velata da una palpebra latente;

fu come un’ostia enorme, incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d’avere

tocche le labbra del sacrificante,

ostia le cui piccole parti infrante

non trovarono un cuore ove giacere.

SERGIO CORAZZINI

Nun pò murì quadrato

Scatto di rimando alla stupida domanda
della richiesta… continua ed assurda.

Dei miei tanti difetti, è il solo imperdonato,
nel corso della vita s’è anche accentuato:
questa è la reazione …alla provocazione,
quando la miccia è accesa …c’è la detonazione

Contrariamente al salice…
che della neve esso si scrolla
io son come la quercia,
che della stessa il ramo spezza
o inversamente alla sabbia…
che assorbe il moto continuo dell’onda;
io son come lo scoglio…
che della corazza granitica infin lo spoglia.

Lo so, sono perdente e non mi pento …
e, analogamente a ciò che si dice dalle mie parti:
chillo ca nasce tunn’ …nun pò murì quadrato

Ciro Germano

Rotoli

Un dio qualunque
 potrebbe srotolarci
__________sulla strada
diventeremmo strisce colorate
ideogrammi di giorni vissuti
e sfumature di respiri

un altro dio qualunque
riavvolgerà ciascuno con il fiocco
il nostro Qumran sarà la giara
portaombrelli
forse
oppure il ricettacolo dei tarli

già m’intravedo
scritta a geroglifici
mille parti mancanti
_________certo non importanti
solo modi di dire.
E ci pareva d’essere poeti.

Cristina Bove

Direzioni

Non c’è de(x)tra,
neanche sini(x)tra
tra imbevute parti sociali
a mendicar dignità

solitamente
senza mè(n)te
s’azzittiscono passi
esterni
corrosi
da sogni virtuosi
in discesa

E SPLENDE

napoleonica mano
a sentenziar nozioni
a rammendar calzoni rattoppati
sul sedere di chi non riesce
più a chiedersi nemmeno
“per quale motivo DOVREI?”.

C’è aria di libertà espatriata
su sponde solidali
di (quasi secolare) lontananza.

Glò

Published in: on aprile 5, 2011 at 07:03  Comments (4)  
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Gli alberi si disfanno all’interno di una sfera di nebbia

Les arbres se defont à l’intérieur d’une sphère de brouillard

Dans le brouillard qui entoure les arbres, les feuilles leur sont

dérobées; qui déjà, décontenancées par une lente oxydation,

et mortifiées par le retrait de la sève au profit

des fleurs e fruits, depuis les grosses chaleurs d’août

tenaient moins à eux.

Dans l’écorce des rigoles verticales se creusent par

où l’humidité jusqu’au sol est conduite à se désintéresser des

parties vives du tronc.

Les fleurs sont dispersées, le fruits sont déposés. Depuis

la plus jeune âge, la résignation de leurs qualités vives e de partie de leur

corps est devenue pour les arbres un exercise familier.

§

Nella nebbia che circonda gli alberi, le foglie sono

loro sottratte e queste, sconcertate da una lenta ossidazione,

e mortificate dal ritirarsi della linfa a vantaggio

di fiori e frutti, fin dalle grandi calure di agosto già

erano meno attaccate ad essi.

Nella scorza si scavano canaletti verticali attraverso cui

l’umidità del suolo è portata a disinteressarsi delle

parti vive del tronco.

I fiori sono dispersi, i frutti vengono deposti. Dalla

più tenera età, rassegnare qualità vive e parte dei loro

corpi è diventato per gli alberi un esercizio familiare.

FRANCIS PONGE

Avevi ragione tu…


Avevi ragione tu, come sempre
i figli mi contano i capelli bianchi
ma sono convinti
di sapere più cose di me,
del mio dolore credano sia stemperato
sui minuti le ore e gli anni
senza sapere che tutti insieme
fanno un minuto fa dalla tua fine.
Avevi ragione tu che si perde solo tempo
a pensar male, e che il bene ti ricade addosso
appena lo hai fatto, e che l’amicizia spesso
e vuoto a rendere e che l’amore s’impara
guardando i figli dormire, monitorando il loro respiro
nel tentativo, spesso inutile,di sincronizzarlo col battito
del nostro cuore già così pesante.
Avevi ragione tu, nessuno ti dice che sei importante
se non sei tu il primo a sentirti migliore,
e che le montagne sono sacre come i pascoli,
che la famiglia è una prigione che potrebbe essere dorata
ma a vole è soltanto filo spinato
quello che ci avvolge e ci riavvolge
e scappare è inutile, le femmine hanno il senso di colpa
dentro le ossa, nel sangue versato nei parti ripetuti,
nei primi dentini caduti conservati per anni,
nelle ginocchia sbucciate, nelle materie che a scuola non
riuscivamo a capire.
Avevi ragione tu su ogni cosa,
se mai hai avuto una colpa, ora è mia
e nemmeno voglio sapere il suo nome
da che parte dell’anima urla,
devo solo abituarmi o fingere di non sentirla.

Maria Attanasio

Il divenire

Il ferro rovente
sull’incudine del fabbro
si modella a lingua parlante
dimorando nel fuoco
dell’animo inquieto

salda le parti mancanti
l’artigiano che lima
e inchioda creando
lampade a rischiarare il buio

il viale illuminato
ora indica la strada
del divenire

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 9, 2011 at 07:26  Comments (8)  
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