Invento

Quando sento il comprimersi
delle pareti addosso
morse che m’imprigionano
e non lasciano scampo
allora in un sogno io evado.
Invento cieli da sorvolare
raccolgo mari e prati in fiore
di presunte sagome il battere
di un cuore,
e mani per una carezza
braccia intorno a riscaldare.
E di questa parvenza
illusoria
il mio fabbi -sogno a nutrire.

Beatrice Zanini

Published in: on maggio 20, 2012 at 07:38  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Ho visto un angelo

 
Non esistono angeli fra gli uomini                   
la sua parvenza è un’allucinazione                   
scaturita dall’umano desiderio                         
di concretizzare ciò che il cielo cela.
 Mi rapisce il pallore di quel volto                  
gli occhi immensi spalancati sul male           
quella domanda a cui non so rispondere        
la serietà che così poco si addice .
ad un bimbo che natura vuole felice.              
Mi avvicino, lo sguardo accarezzante            
– oggi torno a casa, non posso guarire-
Mi guarda e soggiunge – non essere triste
Gesù vuole giocare con me ed io sono
                                                   felice-

Elide Colombo

Published in: on novembre 18, 2011 at 07:12  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

L’immigrato

 
L’avevamo immaginato disuguale
e lontano dai confini e dalla storia,
strano in viso, senza neanche la memoria
d’un passato: una sorta d’animale –
pure umano – ma riuscito alquanto male,
senza neanche una parvenza meritoria,
senz’alcuna aspirazione migratoria
privo d’ogni facoltà decisionale,
come fosse per l’eternità inchiodato
sulle terre ingenerose dove è nato.
Ma a quell’essere che a lui è superiore
dimostra, oggi, che anche il solo dolore
può bastare a buttar giù la staccionata
che uomo e natura gli hanno edificata.

Armando Bettozzi

Ostinazione

Urlo in silenzio
che uccide
il mio canto libero,
parole, frasi
che si confondono
in altre
in muto sentire…
Mi ostino
a lasciare traccia
di me
in una parentesi
azzurra
nascosta e confusa
e forse fraintesa
da voci di vati
e casuali passanti
che inciampano
fra le righe
di parvenza
poetica…

Beatrice Zanini

Published in: on giugno 11, 2011 at 07:16  Comments (6)  
Tags: , , , , , , , , , , ,

Minuetto

Che cos’ho?
Non lo so.
Mi pervade
un’ignota pena.
Sono immerso
in grigia rena
sbriciolata
d’ovattati sentimenti,
da parvenza ingannati
di reale inesistenza.

Danza malinconia
nell’aperto spazio,
mentre il sole caldo ascende
indifferente
sui pensieri in balìa
del perché così sia.

Il sussurro delle fresche
foglie batte il tempo
suadente, liberando
la mia mente
finalmente
dal grigiore arrugginito
di questa vita sempre
più desiderata, sempre
più amata.

Che cos’ho?
Non lo so.
Mi pervade
un’ignota gioia:
della vita non ho
più noia e di slancio
rido, e amo
della vita il ricamo.

Nino Silenzi

Nuovo giorno

Sfavillanti ali di farfalla
riattizzano i  riverberi
nella fragrante veridicità
del giorno imminente.
Una fertilità primitiva,
scevra di dubbiosi imbarazzi
risale vibrante dal cuore.
L’indugiare sonnolento
si desta
con carezze  disinvolte.
L’improvvisa asprezza
di tumultuosi pensieri,
la  parvenza crudele
di desideri disperati
soccombe
al nascere del giorno
che rigenera
un’istintiva sicurezza.

Michela Tarquini

Trasferimenti paradigmatici

Un momento in fondo
è un po’ d’eternità resa presente
il dire mentre dire è già passato
un fibrillare ammutolito
sulla costa di un giorno
sono le alesature a vene cave
il battito incostante dell’attesa
mentre
dormo di tutto il mondo che mi culla

alla fermata della mezzanotte
là dove si scolora ogni parvenza
resto muta nei limiti del corpo
e so soltanto che
vorrei sparire.

Cristina Bove

Mal di malumore

(Un’iperbole)


Non v’è a coprire il capo
l’indefinito indaco,
la sua mano turchina
ingenerosa di spazio così
che rigirarsi in un sepolcro
varrebbe ludico nuotare.
Nè un sole rinsecchito
a sghiacciare mai un livore
uno spiccio appagamento
quando fa da palandrana il niente:
porzione di cielo
che infeltrisce indosso la pelle
la flessibilità d’un canto
ogni folata di parola
che sproni l’Io ad ignorarsi a fondo.

Non v’è per l’uomo insoddisfatto
lenimento alcuno
che sia pur striminzito
lembo celeste d’accoglienza
una parvenza appena
di divina compassione
al più, trascurabile brezza
che almeno un po’ rinnovi.
Braccato da sconforto
tenta la fuga e parte
di norma col pensiero
per escursioni oniriche
o fantastico esplorare.

Giusto manca
l’evenienza vera di viaggiare
e nella testa forma prende
l’unica visione di speranza:
una mongolfiera immensa
da cui lanciare perle rosse di pianto
e come zavorra
il cuore in sovrappeso.

Daniela Procida