Limiti

Conoscere i propri limiti,
fisici e intellettuali,
aiuta a sostenere meglio,
con serenità
il passare del tempo,
lui pota via la giovinezza
come il fiume porta l’acqua al mare,
così la vita scivola via verso l’oblio.
Con serenità guardi davanti a te
ciò che ti aspetta domani.
Con la consapevolezza che dovrai affrontare
non sempre gioie, ma anche dolori,
sai che non dureranno più
della vita che hai già vissuto.

Gianna Faraon

Published in: on ottobre 11, 2011 at 07:13  Comments (3)  
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Imbecille antropocentrico


A mia moglie Rosetta

Se si pensa che il nostro piccolo
mondo  . . . finirà;   inutile è Poesia,
anzi,  tutto.  Tutte le nostre “scienze” inadeguate.
Noi siamo condannati a vita:
l’evasione è possibile,  ma assai dura.
Sostanze e circostanze,
sconosciute,  mutano di continuo
tipologia,  carattere,  gli amori
le voglie dell’umano:
l’umore della vita,  in fretta passa!
Il nostro è,  per i più,  già vero inferno in terra:
la vera vita è un’altra,  forestiera.
Libertà.
Come siamo piccoli:
nessuno è più di noi.
Rosetta,  un fiore,
illusione fuori dal tempo
dei tempi:   onìrico ideale sogno
tra gli uomini e le donne:  l’amore . . .
Ah,  l’amore!
il più profondo e subdolo,
drammatico,  dei nostri istinti e . . .
in altre razze,  tra flore e faune,
inconscio,  arcàno,  universale . . .
che nulla ha che veder con la ragione;
nasce,  non si sa come,
ci abbandona,  non si sa perché.
I mezzi limitati concessi, al nostro ingegno,
possono creare strumenti,
non fini,  dentro e fuori di noi;
mentre forze e magie mai conosciute
sovrastano dell’uomo il raziocinio.
Sempre ritengo
splendida assurda incredibile
l’eterogeneità di vita del pianeta azzurro,
dal corso d’una bolla iridescente,
di “acqua saponata” astrale.
Viene chiamata Terra
e,  in misure diverse,
tribolazioni e gioie con noi sono in connùbio
Inveniamo  musica,  poesia,  tecnologie
avanzate,  computer,  miliardi d’universi,
che rendano vieppiù leggero il viaggio.
L’uomo libero,  giammai:
chi lo ha chiamato qui,  il caso,
mai ha reputato la sua presenza
al mondo necessaria, forse
irrisoria,  complementare,
ma certo è micidiàle.
ANTROPOCENTRICO  vive,
come se non dovesse mai morire.
Certo il mio amico cane Rex,
senza colpe,  sarà forse felice:
gli animali tutti,
tutti gli insetti,  con gli alberi;
nell’invisibile bio-ecosistema visibile,
credono di essere immortali.
Chissà:  separati
dal Tutto,  tra i nostri
sentimenti,  voglie,  astrazioni,
distraggono dall’obiettivo vero,
senza luogo,  senza tempo,  senza spazio,
il nostro passare . . .

Paolo Santangelo

Lilium

Senz’altro il due Gennaio,
un ordinario giorno come tanti
altri. O l’undici Settembre.
Perché.
Non ci è dato
di sapere
oltre.

Peccato del non credere.
Defilato
meraviglioso passare:
non siamo e siamo.

E dalle auguste vette
della vita
fugace
siamo e non siamo.

Fino a che restiamo
soli
con colui,
che dell’oltre
ha fondato
il tutto
e il fine:

noi,
lo chiamiamo Dio.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 8, 2010 at 07:26  Comments (14)  
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Quaderno chiuso


Sul  chiuso
quaderno  la  stilla
salata,  è  caduta . . .
Sarà,  sarai,  sarò
e  vedo  un  bocciolo  di  rosa
che  ormai  più  non  coglierò.
Sì  morirò.
Come  dice  il  tempo
col  suo  passare  lento,  senza fine,
apparente eterno
ma  inesorabile
di  viva  luce  notte.
E  poi  morrò.
Cuore  va’  più  lento
in questo  intrìco
oscuro,  misterioso
di  questa  valle  piccola,  insidiosa,
fatta  così . . .
E  anch’ io morrò.
Mani  siete  belle,
un  po’  dispiace  pensarvi  disseccate,
mummificate  insieme  a  me,  spolpate,
anzi  cremate.
Eppur  sarà.
Certo  morrò!
Inutile  scongiuro
è  sbeffeggiare  l’ òbito del  “fato”,
or  ti  ho  scoperto
so  che  hai  combinato:
anch’ io  morrò.
La   progènie  umana,
la  luce  e  la  speranza,
sono  la  stanza  d’ aspettativa  il  Vero
non  lo  temo;  né  l’ ho  mai  temuto.
Col  bene  rido del  verdétto
che  ha  detto:  morte  sarà!

Paolo Santangelo

Passanti


Se davvero
avessi saputo
che non ti avrei
più rivisto,
forse avrei pensato
ad un saluto migliore,
più sincero,
più commosso,
ma troppo spesso
ho dato per scontato
il controllo sulla vita;
ed ora che ricordo
quell’ultimo giorno,
dopo anni insieme,
d’amicizia, di scuola
o di complicità,
mi chiedo
come sia possibile
d’improvviso voltarsi
e passare oltre.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 8, 2010 at 07:22  Comments (2)  
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