Piccolo Eden

Scendono a frotte guardinghi sul prato,
restano a turno di guardia sul ramo
per pericolo felino spesso in agguato,
pronti a gridar di paura il richiamo.
Nel rigido freddo di cruda stagione,
piccolo Eden per loro ho creato.
fratricida lotta d’esser non ha ragione,
sparso ho di cibo il manto gelato.
Pari è il merlo dal nero piumaggio
al pettirosso che viene da lontano,
alla capinera che trova il coraggio,
al passero che del prato è guardiano.
Qui dove la fame non è che un ricordo,
vivono e non lottano fratelli di piume.
Solo il mio gatto è pericolo vero e reale,
per natura sornione è paziente cacciatore
s’apposta ed aspetta per farsi baleno
e ghermir la preda per gioco mortale.
Nulla io posso se non guardare e sperare
che nel gioco di vita che a morte s’alterna,
sia il più fragile a potersi con ali salvare.
Passata la morte è muto il verde manto,
tace la vita in attesa di nuovo canto,
torna a poltrire il mio gatto ormai stanco.

Claudio Pompi

Briciole

Svuoto le tasche
dei miei tramonti
mentre già colora
di rosso il Tempo.
Si mangiano i giorni
e briciole di ore
restano ad aspettare
il volo di un passero
-sul davanzale –
ho messo dei fiori
per far primavera
forse
qualcuno li vedrà.

astrofelia franca donà

Published in: on maggio 30, 2011 at 07:00  Comments (5)  
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Neve di maggio

Il silenzio sui campi fioriti
e nel silenzio c’è la tua essenza.
Leggera e impalpabile
cade e risale
la neve di maggio.
Fiocchi inafferrabili portati via dal vento tiepido
ad essi affido i miei pensieri.
Mi lascio andare, sprofondare
nella pace di un campo di papaveri in fiore
e vedo te
il tuo viso
il tuo sorriso.
Eleganti e maestosi
i caldi fiocchi
volano via orizzontalmente
ovattano l’erba e i fiori in boccio
riempiono di significato
la primavera,
come tu riempi il mio cuore.
Un glicine carico
espande il suo profumo generoso
C’è odore di te.
Il cielo mi chiama
e nel silenzio chiudo gli occhi
un violino suona silenzioso dentro
e un passero cinguetta cantando.
C’è suono di te.
Una forza smisurata
mi esplode dentro
e inspiro l’essenza
l’odore,
il suono.
Lacrime improbabili allagano gli occhi.
Che sia questa la felicità?

Sandro Orlandi

Il presepe visto da un passerotto


Quel ciuffetto, sulla via,
d’erba fredda, circondato
da mercanti e da bambini
si fa piccolo, piccino
il ciuffetto su quel bordo
della via che è casa sua
per non esser calpestato.
“Che succede, che succede” –
chiede il passero al ciuffetto –
“Non lo so, non mi son mosso
dalla zolla che è il mio tetto,
guarda tu, che puoi volare.”
Ed il passero s’inalza:
dietro il monte sta calando,
stanco ed affannato,  il Sole.
E poi vede, da lontano,
una stella con la coda…
Forse è un’aquila reale?
Scorge male?  No vicino
sta arrivando:  sta guidando
Magi, uomini e animali.
.
E’ una stella molto strana
e la chiamano “cometa.”
.
Gira ancora il passerotto,
presto deve ritornare
dal ciuffetto ch’è suo amico
raccontar ciò che ha veduto
raccontar ciò che ha sentito.
.
Vede un uomo con le ali,
come lui, ma luminoso
non uguale ad altri umani,
non uguale a zampognari,
né ai re Magi, né ai soldati,
né ai cattivi cacciatori,
che son tutti senza ali:
“Sono un angelo” gli dice
“sono un angelo di Dio,
per cantare la Sua gloria
ed a tutti i cieli interi.”
.
“Sai che è nato un bel Bambino,
proprio adesso.  Guarda, ammira,
guarda verso quella stalla.”
.
Ed il passero obbediente
vola presto più vicino
e chi vede? Un uom piccino,
biondo, roseo, ricciolino,
coccolato dalla Mamma.
.
Ma che freddo,  ma che freddo!
Non c’è fiamma a riscaldarlo
solo il Babbo, nella grotta
con un bue ed un asinello.
.
Il Bambino è il Re dei Re,
quel tugurio è la sua reggia,
perché uomini e animali
gli si inchinano davanti,
tutti quanti anche i re Magi
che gli portano gli omaggi.
Il visino è sorridente,
ride piano la Madonna
per la gioia, col marito
San Giuseppe, che l’aiuta
appoggiandosi al bastone
che fiorisce con ungiglio.
.
“Questi è il Figlio, già voluto
dalla Mente del Signore
ora è nato, per salvare
ogni uomo dal peccato…”
Ciciricìp!”: il passero
nel sentire ciò è felice
di non essere un umano.
Lui e gli altri del suo mondo,
pur con legge della giungla,
il “peccato originale”
non lo fecero:  son salvi.
.
E il ciuffetto d’erba in prato,
non ancora calpestato
da carretti o da calzari,
vede il passero calare
in picchiata sulla zolla
circondata dalla neve:
è successo ch’Egli è nato,
il Signore dei Profeti
di quel Tutto immaginato
da Colui che sempre è,
che ha creato Tutto il Più,
in attesa del riscatto
dalla morte e dal dolore:
ecco il Grande Salvatore
il Divin Bambin Gesù!

Paolo Santangelo

Abbraccio l’autunno


Non faccio fatica
a concedermi
all’abbraccio dell’autunno
tratteggio i colori
sulle pareti dell’anima
rosso rubino l’accesa passione
giallo mozzafiato il bacio del sole
ruggine e porpora
il passo delle fronde
dove riposa il passero
e canta spavaldo il merlo
duro fatica a vestirmi di malinconia
l’estate mi ha già salutato
svanita la ragia appiccicosa dell’afa
restano solo impronte dentro
intatte voglie di frenesia
ma chi ha detto che l’autunno
è la stagione delle foglie morte?
E’ meraviglioso passaggio
punto d’arrivo e di raccolta
ricci e castagne mi sorridono
e le cromature della natura
con pennellate di colori accesi
ricompongono nel cuore
sfumature armoniose
uniche
di magica allegria.

Roberta Bagnoli

Il passero

Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus,
cum desiderio meo nitenti
carum nescio quid libet iocari
et solaciolum sui doloris,
credo ut tum gravis acquiescat ardor:
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!

§

Il passero, delizia della mia fanciulla,
con cui suole giocare, e tenerlo in seno,
ed a lui bramoso dare la punta del dito
ed eccitare focosi morsi,
quando alla mia splendida malinconia
piace scherzare a non so che di caro
e piccolo sollievo del suo dolore,
credo perché allora s’acquieti il forte ardore:
teco potessi come lei giocare
ed alleviare le tristi pene del cuore!

CAIO VALERIO CATULLO

Una giornata di nuvole


Una giornata di nuvole
di grigio sul mare
di poco rumore
ti fa il vuoto attorno
lo credi amore
c’è lui che ti scava dentro
è per pensare a lui
per volere lui che
ti assenti al presente
ed ogni tempo ogni modo
è possibile così intimamente vicino
seguire con gli occhi il mare
fino laggiù spingersi avanti
oltre oltre perseguire l’infinito
equivale al movimento simultaneo opposto
dentro dentro più dentro
fino a toccare la tua vastità
poi torna il sole ed è lampo
improvvisa
luce
per tutti e leggerezza
echi di risate
tu torni sola
nella concretezza delle cose
e consideri compiaciuta
gli ombrelloni chiusi
tutti gli sdrai ordinati e vuoti
qualche passero si posa
vicino sul tettuccio o su un lettino
con la sua briciola in bocca

azzurrabianca

Se musica è la donna amata

Ma tu continua e perditi, mia vita,

per le rosse città dei cani afosi

convessi sopra i fiumi arsi dal vento.

Le danzatrici scuotono l’oriente

appassionato, effondono i metalli

del sole le veementi baiadere.

Un passero profondo si dispiuma

sul golfo ov’io sognai la Georgia:

dal mare (una viola trafelata

nella memoria bianca di vestigia)

un vento desolato s’appoggiava

ai tuoi vetri con una piuma grigia

e se volevi accoglierlo una bruna

solitudine offesa la tua mano

premeva nei suoi limbi odorosi

d’inattuate rose di lontano.

MARIO LUZI

Primavera


Trovano il tempo le viole di sbocciare
paziente il passero il nido ricompone
Giorno alla notte fedele s’accompagna
nell’ alternanza unite le stagioni
Tra cumuli di neve polverosa
fa capolino la voglia di ricominciare

Anna Maria Guerrieri

Published in: on marzo 23, 2010 at 07:18  Comments (4)  
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Pensieri solo pensieri

Fermo davanti alla finestra
vedo crescere l’erba sulle mura antiche,
sento il passero cinguettare,
mentre il pendolo imperturbabile
scandisce il tempo inesorabilmente.

ascolto il fiume pensare,
forse sta contando i pesci
non vuole perderne alcuno
vuole loro bene
lo guardo fluire si allontana
affonda nella pianura erbosa
e scompare laggiù nel bosco.

poi mi perdo nel mio pensare
domande, quante domande
senza risposta, pondero
parole per te mia musa lontana
aggrovigliato in siepi fredde
in questa luce aristocraticamente
smorta come cera

il passero si è zittito
“è morto” mormora qualcuno
“però volerà ancora
attraverso un cielo
vuoto che non c’è”

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 19, 2010 at 07:04  Comments (10)  
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