Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

Le golose

Io sono innamorato di tutte le Signore
che mangiano le paste nelle confetterie

Signore e signorine
le dita senza guanto
scelgon la pasta; Quanto
ritornan bambine!

Perchè niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divoran la preda.

C’è quella che s’informa pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L’una pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

Un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra con bell’arte,
sugge la punta estrema
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!

L’una senz’abbadare
a giovine che adocchi
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, un supremo annunzio,
non crema e cioccolate,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio

fra quegli aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro e di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome
oh le signore come
ritornano bambine!

Perchè non m’è concesso
o legge inopportuna!
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di creme e cioccolatte?

GUIDO GOZZANO

Annuire


Le parole ci sono
e tante
troppe
di dimensione
assurda
strette o a fiume
allargate ad elastico
minute come formichine
o granelli di polvere
sciolte in mota
rigide di gesso
slabbrate
ricucite di spine
sdrucciolevoli
o chiuse in involucri
di pasta sfornata.
Ma le parole non
hanno faccia
io non la vedo
non annuiscono
nè ammiccano
sorridono
o piangono.
Se le annuso
affannata
albergano suoni altri
ruotano
vibrano
rissano e
si nascondono
ma manca
il volto
quello che
sulla scena
dà l’idea
che ciò che vedi
è ancora
cosa tua.

Tinti Baldini