Pensosa

 
abito luoghi
impervii
mi arrampico
ma non sono
stambecco
agile e sicuro
tentenno
tra i sassi
rotolano
in basso
se colpiscono
incerti
visitatori
di luoghi
oscuri
nascondono
paure di chi
s’avventura
e non lo sa
di trovare
erti sentieri
solo misteri
mai svelati…

Antonietta Ursitti

Annunci
Published in: on giugno 24, 2012 at 07:23  Comments (5)  
Tags: , , , , , ,

Ri(flessioni)

Se non so proteggermi da parole altrui
vuol dire che alla mia porta
sa bussare un fragile abbandono

da qui all’eternità
tutti sanno essere poeti
senza stare necessariamente fermi

(per pura competizione da sbandierare)

molti sono coloro che si nascondono
dietro parole sentite su orizzonti
senza mai afferrare i loro stati d’animo

e troppi, con paure letali
e spesso perdenti,
posseggono conquiste aguzze

giusto o sbagliato (?):

due parole che non amo
ma la loro interpretazione
sanno lasciare sbocchi di allontanamenti
non vincenti per se stessi
ma per coraggio da scoprire
in giunture slegate da (personali) atavici passati.

Glò

L’odore fragrante delle erbe dei prati

A Lisa

L’odore fragrante dell’erbe dei prati
riporta alla mente immagini antiche
quando da dentro bussavan passioni
e ai sogni cedevan vincenti e perdute.
Quando per nulla venivano in mente
momenti di ancor sconosciute paure.
Quando giocava ancora, la luna
ad ispirare ai giovani amanti
parole e momenti pur sconosciuti.
Ed io coglievo in mezzo ai trifogli
e ai fiori tra l’erbe, un altro profumo
fatto d’essenze che hai sulla pelle,
che penetravan la mia giovinezza
di amabilità e di ricche speranze.
Non sempre attese e incalpestate…
Sopra, però, un vassoio d’argento,
i fiori vermigli e le spighe han portato
il fiore dei fiori: un palpabile dono,
che è diventato il mio dolce destino.

Armando Bettozzi

Bianco e nero

Sapessimo cercare
negli anfratti spugnosi
delle mezze verità,
nei mezzi toni dubbiosi
delle note in purezza
e chiudere nel marmo
segreti col saio,
potremmo alzare le mani
già piene di terra,
ascoltare disaccordi stonati
senza moti di rabbia,
accettare la pioggia e la neve,
deserti invivibili e ghiacci taglienti.  

Potremmo sederci
sul ciglio del fosso
e rovistare con mani
probabili vermi in libera uscita
senza punirci addosso
di colpe macchiate
da paure ancestrali.

Oppure alzare i veli
del nostro sconforto
accennando un sorriso
che contamini il mondo,
gettando al cestino
il bianco ed il nero
di false certezze.

Lorenzo Poggi

Continua il tuo sogno scanzonato

 
Cullar vorrei la tua stanchezza,  
sussurrarti che il sole sorgerà,
scaldare il cuore freddo di paure
e riempirlo di speranze nuove.  
Posar vorrei il viso sul tuo capo,
sui capelli adesso ben curati,
ricordando quei riccioli castani
da bimbo sempre un po’ arruffati.
Quasi in sordina ribaciarli lieve,
sfiorandoli con labbra inavvertite,
facendo penetrare quel calore
che è d’amore e non puoi ignorare.
Di nuovo rimboccarti le coperte
sperando di trovare quel beato         
sorriso dagli angeli dipinto                       
sulla bocca di bimbo spensierato.
Oggi  che la vita t’ha inasprito,
che impreviste prove  t’han stremato,  
ghermisci quel fanciullo fiducioso,
continua il tuo sogno scanzonato!

Elide Colombo

Amicizia

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.

VINCENZO CARDARELLI

Mi sarei accontentata

Di sfiorare i tuoi occhi
Come smalto trasparente –
Non ti saresti accorto di me – se non
Per un discreto luccichio

Invece – presuntuoso – hai pensato
Volessi cavarteli – e portarli via con me –
Hai avuto paura –
Ma non puoi permetterti
D’esser vigliacco
Quando le tue stupide paure
Sradicano i sorrisi
Di una semplice compagnia

Nicole Marchesin

Published in: on dicembre 26, 2011 at 07:50  Comments (5)  
Tags: , , , , ,

Come ogni sera…

Come ogni sera la tristezza è giunta inesorabile.
Senza motivo apparente le paure bruciano,
esplodono, ingigantiscono le ombre
e diventano invincibili nell’interminabile notte
dove i rumori d’amore che non si dimenticano
non trovano ristoro nel sonno.
Sonno che porterebbe a sognarti
come guscio caldo dove trovare rifugio,
con la musica del mare a scandire l’immenso
e profondo respiro del tempo
dove l’ombra si fonde con la luce
e danza sulla seta del cuore con dolce nostalgia.
Patrizia Mezzogori

Le mani sull’azzurro

 
Ed io rimango spesso
nel meriggio afoso
a rimirare i passeri tra le briciole.
Le acacie vanitose
lasciano ombre che non ti aspetti
e ci si ferma
scrutando il sole tra le foglie
e spine.
.
Amo questo respiro
a stento
correndo tra le primule cose:
il bacio seme,
le mani sull’azzurro,
le ginocchia nel grano,
le paure tra i grazie,
e le domande
proprio li, sul ricamo.

Stefano Lovecchio

Tra l’unto e il dolo

Crucci d’azzurro
ancora in vita:
quei boccioli mai sfiorati
sul respiro
ti gridano, silenti,
informi dita.

Di sbieco alle finestre
lanciammo sguardi e pietre
e forse lapidammo il bianco
e le comete;
non resta che il profilo
del candore
lì, riversato  di quand’avemmo ardore.

E più che bimbi
di cruda età,
è musica ancestrale
l’essere bimbi tra le rughe:
quando la morte ambascia
le paure
la vita ti scrive addosso
le carezze,
e trova sempre spazio
tra l’unto e il dolo.

Stefano Lovecchio