Mitico guerriero

Sarà lui,
divinatore del forse.
Paladino del già.
Signore
dei suoi confini,
dei suoi quadri
e colori.
Padrone del ritmo
del suo fiato
inquieto.

Sarà lui
senza prigioni
o leggende
a scagionare.
Nudo
di fronte
alla sua pazzia
molto,
molto meno eroe,
molto più uomo.

Stelo
della sua corolla.
Radice
del suo deserto
sarà lui
guerriero smarrito
del vento.

Saprà allora,
quest’uomo antico,
passeggiare
la sua pace
su docili
spiagge senili,
fulgenti
di terre rare.

Flavio Zago

Mentre l’eterno avvolge


Religione negli atomi dell’acqua
di vita in una eternità dorata,
sulla montagna di albiche cascate,
calli di pini giovani di muschio.

Il vortice nella città. È passato:
giorno, ansante, acre, irrespirabile.
Tutte le tinte, sensazioni strane,
le prospettive, scorci più impensati
son passati nel minuto affannoso…

Un rumor di ferraglie, notte nera,
Treno lontano che divora il piano:
biscia fosforescente, strìa di luce.

Suoni dal fiume. Il mistero del fuoco
è delicato come l’uragano
della mia pazzia. Non una sosta,
nella vita mia, si calcian ciottoli,
al buio, nella fonda notte senza
volere, sperando, mentre l’Eterno
avvolge gli altri Mondi vagabondi
in simbolitragedia dell’inferno
o dolce paradiso…
.                                  . Monte pieno
di passi, sassi che non vuoi calciare:
rumori vuoti di anime sporche
fanno la eco in miliardi di stelle.

Paolo Santangelo

Ehi, della vita!

REPRESÈNTASE LA BREVEDAD DE LO QUE SE VIVE, Y CUÀN NADA PARECE LO QUE SE VIVIÒ

“¡Ah de la vida!”… ¿Nadie me responde?
¡Aquí de los antaños que he vivido!
La Fortuna mis tiempos ha mordido;
las Horas mi locura las esconde.

¡Que sin poder saber cómo ni a dónde
la salud y la edad se hayan huido!
Falta la vida, asiste lo vivido,
y no hay calamidad que no me ronde.

Ayer se fue; mañana no ha llegado;
hoy se está yendo sin parar un punto:
soy un fue, y un será, y un es cansado.

En el hoy y mañana y ayer, junto
pañales y mortaja, y he quedado
presentes sucesiones de difunto.

SI RAPPRESENTA LA BREVITÀ DI CIÒ CHE SI VIVE, E QUANTO APPARE NULLA CIÒ CHE SI È VISSUTO

“Ehi, della vita! Nessuno mi risponde?

Qui tutti gli anni passati che ho vissuto!

la fortuna ha addentato il mio tempo;

le ore le nasconde la mia pazzia.

Che io non possa sapere  come nè dove la salute e l’età siano fuggite!

Manca la vita, rimane il vissuto,

e non c’è calamità che non mi circondi.

Ieri fu, domani non è ancora giunto;

oggi se ne sta andando senza fermarsi un istante;

sono un fu, e un sarà, e un è stanco.

Nell’oggi e nel domani e ieri congiungo

pannolini e sudario, e son rimasto

eredità presente di defunto.

FRANCISCO DE QUEVEDO Y VILLEGAS

Chi ricorda la guerra?

Tornerò indietro
cavalcando cavalli di frisia
e rovi uncinati
della nostra pazzia.
Milioni di cadaveri
usciranno dall’armadio
spargendosi a terra
come foglie d’autunno.
Ricostruiremo la scena
del torrente di sangue
che fa rossa la terra
e nera la falce

appollaiata sui cespugli.

“Siamo pronti a morire soldati
per la borsa del nostro padrone
che altrimenti non può più smerciare
i cannoni che noi fabbrichiamo.

“Siamo pronti a morire soldati
per la patria che sempre ci ha dato
tanta fame da farci crepar”.

S’alza il canto dalle zolle
e dalle trincee.

Risuona lontano nelle fabbriche

e nei campi
disperdendosi lento
come eco senza voce.

Lorenzo Poggi

Dio è morto

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto…

FRANCESCO GUCCINI

Confidenza

M’attende nello specchio

come in un vecchio racconto di prevenuta pazzia,

raramente mi guarda

pure so bene il disprezzo che alterna alla paura,

stiamo insieme ab initio

ci staremo di certo fino all’estrema chiusura

quando ripartiremo

per quel niente che a noi come a tutti spetta.

Ogni tanto lo scordo

e andando si fa lieve e contento il tragitto,

ma presto l’ignorato

torna a contare i passi, a mozzare i respiri;

l’ho visto, si ammanniva

di assai dubbie speranze, di premi da poco,

quando era sufficiente

amministrarsi le ansie e le voglie mai zitte.

La volta che ho provato

a lasciare la stanza del suo triste segreto

ha socchiuso la porta

e m’ha mostrato, un attimo, sabbia soltanto e

cenere.

ELIO PECORA

Sarà…


Sarà che preferisco i poeti ai Santi
lontana dalla terra come i naviganti,
tutto mi appare
come un’ombra indefinita,
scrittura in codice
che non so decifrare,
anche la Musa sa che per soffrire
ci vuole fisico adatto e compassione.
Sarà che ai preti
preferisco i padri del deserto,
quelli che per amare il prossimo
nemmeno tentavano di incontrarlo,
anche la Morte sa
che il ricco e bello
hanno lo stesso destino
del povero e anche brutto.
Sarà che preferisco la Memoria
alla revisione della Storia
“vista nel contesto dei recenti
ritrovamenti di documenti fino ad oggi
rimasti segreti”,
anche la Vita sa che la saggezza
non sempre è dei vecchi,
ed un filo di pazzia c’è per tutti.

Maria Attanasio

Vento d’autunno

 

Sogno.
Comincia tornando
dal fondo
dell’ animo al fondo.

Sogno:
ebbrezza ebbra di sogni
e di avvenire, e di passato
e di gioia, e di morte
e di vita. Speranza
folle
di possanza. Chi
non muore ammira
dell’ uomo la parvènza
che scompare invitta
dallo sfregio
del mondo. Pazzia.
Come nube portata
via da folata
di vento,
ricomincia
la notte.
Insonne,
come donne
di malaffare,
nero pare lo spazio;
perché sono e non sono.

Sogno,
smarrita nel Nulla,
la culla di ieri
e di oggi, e di sempre,
per sempre? Coraggio,
è la Vita:
adventura reale, finita,
taciuta domani, passato
che muore ed è nato
nel ciclo. Novìzio
iterato al creato
immane ed immenso:
che è il Tutto
di ciò che rimane
di noi. Miraggio.

Sogno!
Cipresso
su amato dormire,
obbrobrio consueto
in terra pietosa, di guerra
tra l’uomo ed il feto;
passato, futuro, domani.
Rimani, Bambino mai nato,
sei nato!

Paolo Santangelo

Published in: on gennaio 25, 2010 at 07:15  Comments (7)  
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