Ti confermo che il mondo non è cambiato

 
Le parole sono cose,
come ogni altra cosa.
La poca intelligenza del racconto
sta nel fatto di non aver modo
di comprimere il racconto
e spedirlo via posta
proprio nel buco del culo del mondo.
Ti allego, comunque, la foto dei miei peli
e l’odore di muschio del sottobosco.
Ah, mi son messo il rossetto
per uscire l’altra sera
ti confermo che il mondo non è cambiato.
Salutami i gatti
anche se credo che siano morti
almeno quanto te
che sei scesa in piazza a scioperare
ma non sapevi se le scarpe rosse
si intonassero
con i fiorellini
sul tuo vestito
equo
e solidale…

Massimo Pastore

Vento veneto

VÄNT VÊNET

I êren i tû cavî
dal supièr dal vänt arufè
e
dala quêrza al scaravänt dl’est
al śbufèva śbufèva
e
al scusèva int äl radîś
chi diśarmè cavî
tént nîgher malnétt.
 .
Dal infêren un curiåuś sóppi
al travarsé chi pûc pléin
in cal mänter
che al vänt vênet
såura i capî
l’agitèva i cavî:
.
n û d
dnanz al davanzèl t’avanzèv  danśant spiritèl dal mèr
cån i môr
dal vänt inbrujè
cavî.
 .
E mé at spièva
amirè
arpiatè de drî dala frè.
 

§

 
Erano i tuoi capelli
dal soffiar del vento arruffati
e
dalla quercia la bufera dell’est
sbuffava sbuffava
e
scuoteva nelle case-bulbi
gl’indifesi capelli
TINTI neri mal netti.

Dagli ìnferi quel buffo rèfolo
traversò i pochi peli
mentre
il vento veneto
sui cappèlli
sommuoveva i capélli:

n u d o
davanti al davanzale avanzavi danzante silfo del mare
coi mori
dal vento imbrogliati
capelli.

Ed io ti spiavo
ammirata
nascosta dietro l’inferriata.    

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:22  Comments (3)  
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Biglietto da visita

Mai vi direi del mio male nella bocca
del sangue che ha sapore del ferro
quando m’alzo, e sporco il lavandino
di gocce calde e scure.
Vi direi mai d’otto peli grigi al mento
del tonfo di campane a noleggio nella pancia;
la cena un po’ indigesta
c’è tutto da lavare.
Vi direi mai del rumore dei vicini
le loro grida idiote ad un gol; quell’abbaiare
che fanno i cani troppo nutriti e un po’ annoiati.
Del mio ginocchio soldo bucato
delle tasche, dove ho perduto cose da ricordare.
E gli occhi
dell’impiegata in cerca di supplica, nei miei.
Occhi che han preso gli insulti, forse botte;
che han fatto solo ieri l’amore
ma era niente. Un viaggio su una strada bagnata
senza scarpe.

Massimo Botturi

Elogio al cane

 
Ad un amico
non si guarda in bocca
non si contano i peli
che rimangono sulla spazzola
non gli si volta le spalle
neanche per scherzo.
Ad un amico
che aspetta solo tutto il giorno
per vedere te
e ti corre incontro felice
come se fosse tornato il re del mondo
non si può che amarlo
e mi fa male persino pensarlo….
con quale coraggio possiamo
abbandonarlo?

Roberta Bagnoli

Published in: on novembre 19, 2011 at 06:59  Comments (10)  
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Topante

 
Un giorno un topo vide,
s’era di primavera,
un’elefanta al bagno,
scendeva già la sera.
.
Fu galeotto il stagno
e magici i colori,
all’elefanta il topo
narrò questi dolori:
.
O dolce mia piccina
di te m’innamorai,
del cuor la mia regina
un giorno tu sarai.
.
La dolce elefantessa,
invero già stupita,
rispose un po’ perplessa:
vorretti per la vita.
.
M’ahimè topino bello
diggià promessa fui.
Voler di mio fratello
ed anche dell’altrui.
.
Ma la tenzone amara,
tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera.
Branco deve sapere!
.
Scese nella radura,
vide tutti gli astanti.
Nel cuore la paura,
ma col dover davanti.
.
In cerchio tutti quanti,
al centro la gran rea,
udirono vocianti
quello che dir volea.
.
Poi  cominciò un tumulto:
che credi tu di fare,
da che paese arriva,
non vedi ch’è foresto,
la pelle ha pien di peli,
in Rha egli non crede,
non mangia le banane,
persino boscaioli
a lui la caccia danno,
e la foresta è piena
di simili furfanti.
.
Quel pugno di briganti,
via così dicendo,
la testa le confuser.
Lacrime van scendendo.
.
E si levò il gran saggio:
elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio
che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono
quel giorno porterà.
Deh chiedi il suo perdono,
d’amor ti riempirà.
.
E poi non ti scordare,
siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare
tu ne farai lordura.
.
Perciò quest’io ti chiedo,
curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo,
cessa di far la ‘ntrocchia.
.
Sdegnata ed avvilita
abbandonò il consesso,
s’arrampicò in salita
tornand’al suo possesso.
.
Questi che l’attendea,
di molto trepidante,
chiese con voce tesa
sentenza, esitante.
.
E quando alfin sapette
la storia dall’amata,
d’acchito promettette:
l’avrebbe mai lasciata.
.
Per cieli puri andaron
cercando  loro mondo.
A lungo essi s’amaron
felici a tutto tondo.
.    
E giunse poi l’inverno.
Vibrava del suo amore
la coda d’una stella.
La neve era un candore.
.
Un suono allor si spanse,
nell’aria tersa e chiara,
un tenero vagito
salì da quella cara.
.
E verso il cielo sale,
quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri
portando il suo respiro.
.
Topante ei fu nomato,
accolto fu da un coro:
tu toglierai peccato,
amore avrai per loro.
.
Il cielo allor s’aperse,
le stelle palpitaron,
il vento poi disperse
nequizie e infamità.
.
Le trombe del giudizio
sonaron inquietanti,
nell’ora del solstizio,
cercando i lestofanti.
.
Ma quel sublime amore
tutto avea mondato
e il fosco trombettiere
a casa fu mandato.

Piero Colonna Romano

Ballata con tressette



dove trionfa l’umana voglia di libertà e, spezzati/bruciati
veleno e vecchiume, si parte per l’etere intinti di vino e mare.

Se tenero è il mattino e spira un po’ di vento
durante la giornata potrò esser contento!
Al color dell’inganno non parlerò da solo
ma giocherò a scopa seduto sopra un molo
spezzando sigarette: poi metterò in paiolo
un rancido fantasma ed un ripensamento!
E sprizzerò di vino capelli sei d’argento
celati sotto il lobo: così le stelle rare
di Acquario che vedremo rollare dentro il mare
riluceranno ghiacce nel magico momento!
Quiritta arriva svelto un vecchio campagnolo
con alluce dolente e in braccio un riccio matto
amante del dolcetto: è un fatuo ammazzasette
il povero fellone ed urla come un gatto
che ai dadi vuol giocarsi oppure anche a tressette
i peli del suo mento. Infine un rosignolo
in viaggio su una radio rivolto ad un lenzuolo
gli narra la speranza di vendere a Milano
risate e zafferano: mi afferro alla sua mano
e son così contento che vo con lui nel vento!

Sandro Sermenghi

Cant(ier)iamo?


Una gazza averla della Savana
si posa accanto alla ghiandaia
dei nostri boschi e guardano
il mare dove sguazza la ballerina
quella acquatica dolce
mentre canta a squarciagola
il fulvo fringuello che ama
le gente e la cincia col ciuffo
richiama lo scricciolo trillante
che spesso si rifugia all’ombra
dei cespugli di more.
Volano a coppie e poi
si perdono in volo
l’usignolo veloce e tondo
come un batuffolo
il rigolo minuscolo delle alpi e
il merlo di lago che ama
confondersi coi bimbi mentre il pettirosso
quasi umano ride in peli morbidi e colori.
Distante osserva il passero solitario
blu che ama la roccia a punta in pensiero.
Gli s’accosta la rondine mai sola e
dietro appare uccel del paradiso
che si mostra in veste nuziale.
L’allodola di Giulietta è tra i rami
a difendere il nido e lo zigolo
sempre più raro
se ne sta a raccogliere
muschio e fili d’erba e ascolta
lontano il canto flautato
del tordo castano.
Vola sfrenato il cardellino
che tintinna argentino
mentre il picchio
muratore e acrobata
salta sul tronco ………
Tutti ci ritroviamo e cantieriamo?

Tinti Baldini