Giardino

JARDIN

Zanjones,
sierras ásperas,
médanos,
sitiados por jadeantes singladuras
y por las leguas de temporal y de arena
que desde el fondo del desierto se agolpan.
En un declive está el jardín.
Cada arbolito es una selva de hojas.
Lo asedian vanamente
los estériles cerros doloridos
que apresuran la noche con su sombra
y el triste mar de inútiles verdores.
Todo el jardín es una luz apacible
que ilumina la tarde
y es también un acorde
entre la algarabía del paraje.
El jardincito es como un día de fiesta
en la eternidad de la tierra.

§

Canaloni
aride sierre
dune,
accerchiati da affannose spirali
e lunghe raffiche di bufera e di sabbia
che dal fondo del deserto si avventano.
In un pendio sta il giardino.
Ogni arboscello è una selva di foglie.
Vanamente lo assediano
le sterili colline doloranti
che affrettano la note con le ombre loro
e il triste mareggiare d’inutili verdori.
Tutto il giardino
è una luce soffusa
che rischiara la sera
ed è altresì un accordo
in mezzo al tumulto circostante.
Quel leggiadro orticello è un dì di festa
nella eternità della terra.

JORGE LUIS BORGES

Sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Cuore

 
Quando il cuore non ha che il suo battito
si gonfia come dune arse dal sole
come un fiume che la pioggia riempie
come un pendio che di lava si veste
annaffiato da miraggi
non ha voglia di quell’intorno arido.
Spostare lo sguardo
e dire sì altrove.
Coltivare te mio cuore
è più arduo di un bimbo.

Rosy Giglio

Published in: on ottobre 17, 2011 at 07:35  Comments (6)  
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Dove mi porta il cuore

Nei dormiveglia tornano momenti
dove il sonno si lascia carezzare
ed io lo cullo dolcemente, il cuore
si accosta alla piazzola
che mi conosce da lontani tempi
dove una Niki abbraccia con la vista
la scala delle note musicali,
paesini accesi sulla costa incontro,
si perde l’occhio nell’inseguimento…
dirimpetto sul mare la Calabria
appare, l’orizzonte, il faro
confuso fra stelle e le lampare…
Calliope porta gli occhi
alle poesie esposte
che si adagiano dolci su pendio
coricato su mare,
mentre leggo l’urlo che scorrazza
sullo scoglio
che gioca con la schiuma
qualche spruzzo
mi conduce sul viso
l’onda di ricordi
apro gli occhi
con la lacrima vera accanto ai sogni.

Giuseppe Stracuzzi

Solitudine, se devo vivere con te

O SOLITUDE! IF I MUST WITH THEE DWELL

O Solitude! if I must with thee dwell,
Let it not be among the jumbled heap
Of murky buildings: climb with me the steep,—
Nature’s observatory—whence the dell,
In flowery slopes, its river’s crystal swell,
May seem a span; let me thy vigils keep
‘Mongst boughs pavilioned, where the deer’s swift leap
Startles the wild bee from the foxglove bell.
But though I’ll gladly trace these scenes with thee,
Yet the sweet converse of an innocent mind,
Whose words are images of thoughts refined,
Is my soul’s pleasure; and it sure must be
Almost the highest bliss of human-kind,
When to thy haunts two kindred spirits flee.

§

Solitudine, se vivere devo con te,
Sia almeno lontano dal mucchio confuso
Delle case buie; con me vieni in alto,
Dove la natura si svela, e la valle,
il fiorito pendio, la piena cristallina
Del fiume appaiono in miniatura;
Veglia con me, dove i rami fanno dimora,
E il cervo veloce, balzando, fuga
Dal calice del fiore l’ape selvaggia.
Qui sarei felice anche con te. Ma la dolce
Conversazione d’una mente innocente, quando le parole
Sono immagini di pensieri squisiti, è il piacere
Dell’animo mio. È quasi come un dio l’uomo
Quando con uno spirito affine abita in te.

JOHN KEATS

Passeggiata

Passeggio nei boschi tra le selve
verso il pendìo dei monti
guardo picchi e nubi
i miei fardelli di giunchi
i miei soli spirati da ogni minuto
sono senza pietà

Canto e mi pongo
in-cedo il passo
carezzevole al vento.

Rinuncio alla mia pelle
alle crepe sui muri, ai semioscuri
ai piccoli fori dei dubbi
traino l’ emisfero
a cresta alta anche oggi
mi lascio intatta.

Aurelia Tieghi