Punto d’arrivo

Lenti e sfocati
ricordi tornan
da antichi tempi.

E più non guardo
verso il domani
non c’e speranza
del dove andare
né soluzioni
al divenire.

E cerco il cielo
e cerco il mare
dove la mente
possa annegare.

Vita vissuta
passata invano,
giorni di gloria
falsa ed ottusa,
pene ottenute
e pene date,
senza rimpianti
senza rimorsi.

Disperse all’aria
ceneri voglio
che nulla resti
a ricordare
né pietra bianca
per rammentare
nè inutil fiore
su essa posare.

Così finisce
il vano viaggio.
Mille domande
senza risposte.

Piero Colonna Romano

Un sorriso in un abbraccio

Nelle strade assolate della città,
in questa estate insperata e tanto diversa
la fantasia va a braccetto con la realtà
risvegliando un’anima creduta persa,

laddove il giorno confina con la notte,
leggo sorpreso un messaggio di vita:
lascia i rimpianti, le illusioni passate,
scegli di contare i tuoi giorni sulle dita

e la mia mente incredula e impreparata
a confidare di nuovo in un futuro
vacilla  indifesa e un po’ impaurita
sospinta dal tuo amore così puro

sotto questo sole di agosto
nelle strade deserte e desolate
cerco quindi di ritrovare ad ogni costo
il senso di antiche speranze abbandonate

forse potrò  finalmente  realizzare
in un tratto di strada ormai limitato
i sogni sepolti in una scatola e ad apprezzare
ciò che rimane di un’esistenza da commiato

è a te che devo tutto questo e lo so bene
come so che questa è la vera vita
una serena semplicità senza più pene
un sorriso in un abbraccio e la tua gioia infinita.

Sandro Orlandi

Il tramonto della luna

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là ‘ve zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l’ombre lontane
Infra l’onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell’infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l’ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L’estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e tale
Lascia l’età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l’ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s’appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a se l’umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S’anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D’intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all’occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall’altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l’alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza spari, non si colora
D’altra luce giammai, nè d’altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l’altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.

GIACOMO LEOPARDI

Perimetrale

Spostano mobili in galleria
nella mia testa
piccionaia di pensieri
da scambiare di posto
mentre si accalcano gli astanti

qualcuno mi concede attenuanti
generiche
patrocinio gratuito

adatta a un certo pubblico
la scena si ripete nell’inchiesta

giudice di me stessa
in contumacia
m’irrogo stravaganti pene
come attingere fuochi dai vulcani
e conservarli in petto
mimetizzati da bracieri spenti
o stare tra due fiumi in sospensione
a far da ponte

Cristina Bove

Orgoglio

“Le persone orgogliose allevano le pene tristi dentro se stesse”

EMILY JANE BRONTË

Published in: on marzo 6, 2011 at 07:20  Comments (4)  
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Signore, ritorna un po’ fra noi

Ritorna un po’ fra noi
per un’occhiata molto da vicino;
porta ancora il divino in questa terra
dove la guerra ancora impera
e il male cresce, e cresce anche la fame,
e ogni cattiveria più non passa,
e suona la grancassa il male, e attira
chi come mira ha: “sovvertire il bene”.

Torna, a lenire, Signore, le pene,
torna a cacciare l’empio
dal tempio tuo, e a radunare a te
i figli nostri abbacinati
da giorni senza senso e ingannati
da false gioie, ch’è quel che tu non vuoi.
Ritorna un po’ fra noi,
per colorar la vita ch’è ingrigita,
svestita dell’amore universale
che da te parte,
e con la tua perizia artigianale
cuci addosso a noi, ad arte,
l’abito del bene e dell’amore
pel nostro prossimo, e per te, Signore!

Armando Bettozzi

Bianche nuvole

WEISSE WOLKEN

O Schau, sie schweben wieder
Wie leise Melodien
Vergessener scheoner Lieder
Am blauen Himmel hin!

Kein Herz kann sie verstehen,
Dem nicht auf langer Farht
Ein wissen von allem wehen
Und Freuden des Wanderns ward.

Ich liebe die Weissen Losen
Wie Sonne , Meer und Wind,
Weil sie der Heimatlosen
Schwestern und Engel sind.

§

O guarda, si librano di nuovo
come sommesse melodie
di belle dimenticate canzoni
verso il cielo blu!
Nessun cuore le può capire
al quale durante un lungo viaggio
non si è aperto il sapere
di tutte le pene e gioie del cammino.
Le amo così bianche e sciolte
come il sole, il mare, il vento,
perché sono sorelle ed angeli
di quelli senza casa e patria.

HERMANN HESSE

Il passero

Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus,
cum desiderio meo nitenti
carum nescio quid libet iocari
et solaciolum sui doloris,
credo ut tum gravis acquiescat ardor:
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!

§

Il passero, delizia della mia fanciulla,
con cui suole giocare, e tenerlo in seno,
ed a lui bramoso dare la punta del dito
ed eccitare focosi morsi,
quando alla mia splendida malinconia
piace scherzare a non so che di caro
e piccolo sollievo del suo dolore,
credo perché allora s’acquieti il forte ardore:
teco potessi come lei giocare
ed alleviare le tristi pene del cuore!

CAIO VALERIO CATULLO

Son stranito


Son stranito da chi butta
le sue strofe
Sembrano quasi una sorgente
che sgorga nella roccia
goccia dietro goccia
a me pure sai succede
son parole senza senso
che si ritrovano
casualmente sul foglio
sembrano pecore
si avviano una
appresso l’altra
correndosi   dietro
senza sapere dove andare
bene ora prestami attenzione
ti farò ascoltare le pene
che mi pesano sul cuore
perché sempre
l’uomo paga l’ignoranza
Immaginare il pulsare
delle parole
che ricorda quello
delle stelle
Guardarle come immagini
nel cielo calcareo
Sentire  l’impulso amoroso
non trovare la donna che sogni
Sbagliare amicizie
e sentirti sempre più solo
In qualche luogo
sogna la poesia
là dove l’uccello si perde
quando viene
il momento di volare

Marcello Plavier