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Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Sempre si troverà una donna

Sempre si troverà una donna,

che, fredda e lieve,

compatendo e un poco amando,

ti plachi come un fratello.

Sempre si troverà la spalla di una donna

dove, abbandonata la testa scapestrata,

tu possa respirare con ardore

e a cui possa affidare il tuo ribelle sonno.

Sempre si troveranno gli occhi di una donna

che, smorzando il tuo dolore,

in parte almeno, se non proprio tutto,

vedano la tua sofferenza.

Ma c’è una mano

che ha particolare dolcezza

quando la fronte tormentata sfiora,

come l’eternità e il destino.

Ma c’è una spalla

che, un mistero il perché,

in eterno ti è data, non per una notte sola,

e questo tu da tanto l’hai capito.

Ma ci sono occhi

che appaiono sempre tristi,

e sono gli occhi del tuo amore e della tua coscienza,

fino ai tuoi ultimi giorni.

Ma tu vivi malgrado te stesso,

e quella mano, quella spalla,

quegli occhi tristi non ti bastano…

Quante volte in vita li hai traditi!

Ma eccolo, arriva, il castigo.

<<Traditore!>> – ti schiaffeggia la pioggia.

<<Traditore!>> – i rami ti sferzano il viso.

<<Traditore!>> – rimbalza l’eco nel bosco.

Ti rattristi, ti agiti, ti tormenti.

Non saprai perdonare tutto questo a te stesso.

E solo quella mano diafana perdona,

anche se grave l’offesa,

e solo quella spalla stanca

perdona adesso e perdonerà ancora,

e solo quegli occhi tristi

perdonano quello che non si può perdonare.

EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSHENKO

Amarti ancora?

Ti penso ancora e mi sono chiesto
perché mai dovrei da te tornare.
Lo faccio in questo freddo giorno,
uguale a quello di un anno fa.
Lo stesso freddo, la stessa pioggia,
gocce che si mischiarono a quelle
del mio pianto silenzioso.
Mi sono chiesto se avrebbe senso
dirti che ancora ti amo e dubitare
dopo un anno della mia sincerità.
Mi sono chiesto quanti ti hanno
nel frattempo amato.
Se anche ad uno o cento il tuo basta
avrai sbattuto in viso senza curarti
del dolore di un amore che come
il mio uccidesti nel suo volo.
Domande che hanno il suono ovattato
del traffico di questa città sotto
la pioggia.
Domande che il tergicristallo allontana
perché io possa vedere la via che
mi conduce sotto al tuo portone.
Percorso che conosco ancora e ricordo
metro per metro,ricordo per ricordo,
in loro la mia incertezza, i miei perché.
Non scenderò… oppure lo farò,
tu, dietro il vetro su cui la pioggia
disegna incerti percorsi che si perdono
in altri ugualmente incerti.
Aspetti che io alla tua porta suoni
o infili la chiave che nel fiume gettai
insieme al tuo addio, ai nostri giorni
improvvisamente inutili.
L’ultima domanda la pongo al mio cuore,
a lui chiedo se vale la pena salire
e ricominciare una storia finita.

Claudio Pompi

Dolore

E’ pugnale
d’acre taglio
l’idea mediocre di me
fra mille ingiusti
proibiti “perchè?”,
residui bellici monchi
di risposte ignorate.
Sventola rabbioso
un dolore lacerante
batto il capo…
sanguino.

Daniela Procida

Published in: on maggio 18, 2011 at 07:21  Comments (6)  
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Come fantasmi…

 
Con la mente sciolgo
pensieri raggrumati
nell’inquietudine
di un vuoto senza fine.
Una sola lacrima
intrappolata e inerme,
inciampa nel ricordo
di passi che portano lontano
dove raccolgo solo il silenzio 
di parole non espresse
che come fantasmi…
vagano alla ricerca di un perché

Patrizia Mezzogori
Published in: on maggio 13, 2011 at 06:59  Comments (6)  
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Non smettere di sognare

Alzati e vèstiti di tutte le tue voglie,
il viso risciacqua alla fonte dei perché,
metti il cappello scacciapensieri
e occhiali puliti
– vedrai tutto il bello che c’è in te-

e adesso va
con le tue scarpe nuove.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on aprile 24, 2011 at 07:14  Comments (4)  
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Guarire di poesia


Decisi un dì di cessar le pugna
lasciare che il destin vincesse
abbandonare il campo
e rintanarmi là, nel mio malessere.
Giornate buie, notti senza fine
fisso il pensiero ad un perché irrisolto
e quel cuore pazzo e fiero
che insisteva a  battere per lui
o non voleva battere davvero.
Era finito così quel sentimento
che combattei perché mai nascesse.
Diventato poi forte e vitale
capii che solo in me era sincero.
Il dolore affievolì il volere
forse chissà volevo sol morire.
E tale era quel desiderio subdolo
che mi impediva talor di respirare.
Mi allontanai da ciò che non capivo
riafferrai il timone della vita
guarii da questa “malattia”
aprendo il cuore alla poesia.

Elide Colombo

Senza appello

In albero sterile
cappio rimase appeso,
inutile,
dondolante al vento
della bruma serale.
Nodo scorsoio
finemente elaborato
non trovò capo
nè condanne,
eseguite furono
al miglior prezzo.

Ricorso fatale,
domande non risposte,
deleteri perchè
ristagnano
nell’ambigua mente.
Inappellabile
riscontro
che provi pietà
dell’ anima perversa
e non ti curi
di esercitar giustizia.

Michela Tarquini

Published in: on ottobre 25, 2010 at 07:14  Comments (5)  
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Il consiglio

EL CONSEI

Fora la primavera
a cambia so temp
con lòsne e tron
mentre a jè chi s’la spassa
a  beiv e a sganassa
e chi a fa’ na vitassa
sensa na broca da ciucé

I vardu  cola brunassa
che da n’ora ambelessi a passa
e mi per rompe la giassa
am dagu da fe’

Su dame da’ment ‘
l’è mac na bagassa
ca cerca al merlot
laste nen angabiolè

A jè  edcò chi a s’cerca
chi a s’lassa, chi a s’odia
chi a s’massa
per la grana o per la rassa
o sensa un perchè

vive come a n’ piassa
a l’è mej piela pi bassa
penso c’ha sta mej
chi a s’rilassa
davanti u-na tassa
sètà andrinta a ‘n cafè

§

Fuori la primavera
si trasforma
con lampi e tuoni
mentre c’è chi se la spassa
a bere ed a ridere
e chi fa una vitaccia
senza succhiare un chiodo

Io guardo quella brunaccia
che da oltre un’ora da quì passa
ed io per rompere il ghiaccio
mi metto a darmi da fare

Su dammi retta
è solo una bagascia
che cerca il merlotto
non lasciarti ingabbiare

C’è anche chi si cerca
chi si lascia, chi si odia
chi s’ammazza
per la grana o per la razza
oppure senza un perchè

Vivere come essere in piazza
è meglio prenderla più bassa
penso stia meglio
chi si rilassa
di fronte ad una tazza
seduto dentro un caffè.

Marcello Plavier

A un suicida

Cosa avrei dovuto intendere
da singhiozzi muti
o intravvedere
tra ciglia socchiuse
come persiane a riparo
di un giorno assolato
disperato
ben mascherato
dietro risa forzate
rinunciatario
con una vita da spendere
coraggio o viltà sublime
Solo
ci hai lasciato soli
a chiederci infiniti perché
ma forse non c’è che il nulla da capire

Anna Maria Guerrieri

Published in: on agosto 31, 2010 at 07:09  Comments (2)  
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