Ricordo come cominciò

 
Ricordo come cominciò
l’importanza del mistero
ti svelò
sublimato perlato
sfogliare nel cuore la voce del tuo nome
come petalo posato
.
Mente il vento e placa
la mia pelle si straccia nel silenzio
s’ arresta il nostro concerto d’amore
la forza s’è persa nell’eco
domani senza vita
… illusioni anemie le mie.
.
Tu mi dettavi l’amore
scandivi parole
io foglia da bruciare,
ancora torno da te
accendo un po’ di fuoco
-Piccola fiammiferaia-
Fioraia
istante dopo istante
sogno spogliato il mio.
Ma adesso ti prego; parlami
parlami ora! Perché
non so se oserò stringere ancora
questo amore nudo
sul tuo dorso.

Aurelia Tieghi

Noi siamo briciole

 
Vedi, le tormente !
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo
.
Hanno grazie acute
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete piu belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
 .
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….

Stefano Lovecchio

Per sempre

Amarti per sempre.
Però
non sai quanto
non puoi immaginare.

Tu sei
in ogni poro
della mia pelle
In ogni lettera
dell’alfabeto
nell’infinità dei numeri
e spazio

Fin dove
può arrivare il pensiero
io ti amo.

In ogni granello di sabbia
e goccia di mare
io ti amo.

In ogni foglia
e petalo di fiore
io ti amo.

In ogni cristallo
di neve
io ti amo.

E quello che resta
lo metto sulle mie labbra
per fartene dono.
Un bacio.
La vita intera.

Sandra Greggio

L’alba

Alba di un nuovo giorno.
Pratolina
nel mare verde della vita.
Ogni giorno un soffio di vento
petalo dopo petalo,
ma intatte le radici
per una nuova pratolina
in un nuovo mare verde
dove nessun soffio di vento
toglierà più petali.

E sarà solo Luce.

Sandra Greggio

In ricordo di Marcello Plavier

Published in: on maggio 22, 2011 at 06:59  Comments (7)  
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I dittatori

LOS DICTADORES

Ha quedado un olor entre los cañaverales:
Una mezcla de sangre y cuerpo, un penetrante
Pétalo nauseabundo.
Entre los cocoteros las tumbas están llenas
De huesos demolidos, de estertores callados.
El delicado sátrapa conversa
Con copas, cuellos y cordones de oro.
El pequeño palacio brilla como un reloj
Y las rápidas risas enguatadas
Atraviesan a veces los pasillos
Y se reúnen a las voces muertas
Y a las bocas azules frescamente enterradas.
El llanto está escondido como una planta
cuya semilla cae sin cesar sobre el suelo
y hace crecer sin luz las grandes hojas ciegas.
El odio se ha formado escama a escama,
Golpe a golpe, en el agua terrible del pantano
Con un hocico lleno de légamo y silencio.

§

È rimasto un odore tra i canneti:
un misto di sangue e carne, un penetrante
petalo nauseabondo.
Tra le palme da cocco le tombe sono piene
di ossa demolite, di ammutoliti rantoli.
Il delicato satrapo conversa
tra coppe, colletti e cordoni d’oro.
Il piccolo palazzo luccica come un orologio
e le felpate e rapide risate
attraversano a volte i corridoi
e si riuniscono alle voci morte
e alle bocche azzurre sotterrate di fresco.
Il dolore è celato, simile ad una pianta
il cui seme cade senza tregua sul suolo
e fa crescere al buio le grandi foglie cieche.
L’odio si è formato squama su squama,
colpo su colpo, nell’acqua terribile della palude,
con un muso pieno di melma e silenzio.

PABLO NERUDA

Ali di seta

Dona l’arcobaleno un filamento
che tessitrici muse ci han foggiato
crisalide libratasi nel vento
magico incanto del divin creato.

Nutresi all’armonia di libertà
ch’origine trovò a forar di guscio
raggiante per cotanta immensità
gioì di volo al salutar dell’uscio.

La maraviglia di stupor s’inchina
al passo suo regal bellezza pura
che grazia di sorgente dea marina
s’affanna a paragon d’equal natura.

Con leggiadra movenza ella carezza
un pavido evocar d’età passata
sembiante a sapor di giovinezza
che al navigar di vita s’è celata.

Foschi frammenti d’un sentor lontano
a raffiorar pensier poco si mostra
che l’animo smarrito al quotidiano
negar si suole il dondolar di giostra.

L’esister di cangianti ali di seta
sguardo rapisce col segnar di danza
fremente d’esser fior d’unica meta
ch’ogni petalo vibra di speranza.

Ma è d’apparir fugace la farfalla
che al volteggiar maliarda adulazione
posa gentil al profferir di spalla
poi aleggia e s’invola l’emozione.

Gian Franco D’Andrea

Quando passi tu

La montagna sorride quando ti vede
il ruscello canta una melodia antica,
quella dell’amore universale,
mentre gli passi accanto,
i fiori si sentono al sicuro
e gli alberi ti salutano inchinandosi
al tuo passaggio
e il sole spesso litiga con le nuvole
per farti più luce.
Con la tua dolcezza,
la tua intima purezza
entri nell’armonia della cose più belle
poi la fatina dei monti ti prende per mano
e tra un raggio di sole e un rombo di tuono,
una goccia di rugiada e un petalo di rosa canina
una fragolina e uno scoiattolino,
un refluo di vento e una casetta di legno,
essa ti cammina accanto
e percorrendo la tua strada,
chiacchierando allegramente,
ti porta con sé,
lontano,
dove l’incantesimo del sogno
e una magia d’amore
hanno costruito una casa
tutta per te.

Sandro Orlandi

Pensieri della notte


Inesorabile il tempo della notte
lacera il tempo finito dell’esistere;
nel suo grembo si annidano
ombre di pipistrelli
le dita adunche
si aggrappano al respiro
e lo trascinano
nel gorgo di ricordi
e paure, per il poco che resta;
al buio nella testa,
le vie imboccate al sole
il rimorso e il rimpianto
hanno un altro valore:
sono  lo stelo pestato nella corsa
macerato nel fango
che ora aggrava il cammino
il petalo non colto
che ringrazia il destino.

Viviana Santandrea

Così poco…così tanto…

Dei giorni che si snodano
intorno ai propri passi
facoltativa
una fermata nell’irrequietezza
il vento a scarmigliare ultime rose
solo resta
(reale più di un essere concreto)
un racconto di suoni a voce fioca
e ci si ride
ma sul finire della mia stagione
anche un petalo basta
a ricevere un fiore per intero.

Cristina Bove
Published in: on marzo 12, 2010 at 07:22  Comments (7)  
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Morfeo

Ala silenziosa
bel sonno
ristoratore
petalo clonato
un bacio fortemente cercato
premuto sulle palpebre
sul corpo, a tutte le ore

chi mai mi aiuterà
se non tu?

dicono di te, manna
panna
cotone
mussola del cielo
stellato e diurno
voglio stare in quella postazione
carezza libera dei sogni
Essere
schiuma dell’onda
verde flutto alla riva
del tuo abbraccio.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:02  Comments (8)  
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