Un uomo in movimento

 
Un uomo in movimento
forse ha un posto dove andare
si copre gli occhi con una mano
e guarda un possibile approdo
dopo tanto mare.
Un uomo in movimento
forse ha un lavoro da cominciare,
una protesta da fare
segue un suo ritmo interno
e vive per ricominciare.
Un uomo in movimento
senti il tintinnio delle sue monete in tasca,
l’odore della sua paura lo segue per strada
quando arriva se arriva
ad un pezzo di pane e un paio di scarpe nuove.

Maria Attanasio

Non serve

La luce che scopro
proviene dal buio

un bambino solo
mi da tristezza

il sole che brucia
la luna che accarezza
le stelle che illuminano
la terra che soffre
mi fanno paura

scrivendo
in questo piccolo
pezzo di carta
che non serve

non serve a niente!

Gavino Puggioni

Published in: on febbraio 28, 2012 at 07:07  Comments (6)  
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Schiuderò silenzi

 
Speranze in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.
.
Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.
.
Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che mi rimane.
.
Così facendo, naturalmente so
che non avrò eliminato la solitudine,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo.
.
Ma, almeno, potrò dire di avere rifiatato,
di essermi regalato qualche minuto in più,
di essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.

Aurelio Zucchi

(Poesia finalista con menzione d’onore della VI Edizione del Premio Letterario “La Clessidra” – Terni)

Specchio

Ed ecco sul tronco

si rompono gemme:

un verde più nuovo dell’erba

che il cuore riposa:

il tronco pareva già morto,

piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;

e sono quell’acqua di nube

che oggi rispecchia nei fossi

più azzurro il suo pezzo di cielo,

quel verde che spacca la scorza

che pure stanotte non c’era.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on novembre 20, 2011 at 07:20  Comments (4)  
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Anche oggi

Ho attaccato un altro pezzo d’anima
nel mio attimo di cielo azzurro

anche oggi… in un soffio

ti ho lasciato su un muro
parole che volevo dirti
dove gl’invisibili sguardi
delle tue distanze incatenate
le spezzo con battiti di cuore

anche oggi…
l’ultime emozioni mi abbandonano
aspramente voltandomi le spalle

ma prima della notte in compagnia del vento
si alzeranno in volo per raggiungerti
nel tempo di un sospiro

Pierluigi Ciolini

Vorrei un arcobaleno anche per te

 
In questo tempo avaro di giustizia
che non sa coniugare  pane e rose
vorrei che i tuoi occhi impauriti
potessero saziarsi di entrambe le cose  
Spazzare dallo sguardo quel timore
di perdere la vita per bombe e fame
e vedere il giusto gaudio specchiato
per un fiore o un pezzo di pane.  
Accarezzare i sogni tuoi di bimbo
dipingerli di quell’azzurro sereno
che sprona a volare nell’ignoto
per acchiappare il tuo arcobaleno

Elide Colombo

Published in: on settembre 17, 2011 at 06:55  Comments (4)  
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L’orologio

Horloge! dieu sinistre, effrayant, impassible,
dont le doigt menace et nous dit: Souviens-toi!
Les vibrantes Douleurs dans ton coeur plein d’effroi
se planteront bientôt comme dans une cible;

ainsi qu’une sylphide au fond de la coulisse;
chaque instant te dévore un morceau du délice
à chaque homme accordé pour toute sa saison.

Trois mille six cents fois par heure, la Seconde
chuchote: Souviens-toi! – Rapide, avec sa voix
d’insecte, Maintenant dit: le suis Autrefois,
et fai pompé ta vie avec ma trompe immonde!

Remember! Souveniens-toi! prodigue! Esto memor!
(Mon gosier de métal parte toutes les langues).
Les minutes, mortel folâtre, sont des gangues
qu’il ne faut pas lâcher sans en extraire l’or!

Souviens-toi que le Temps est un joueur avide
qui gagne sans tricher, à tout coup! c’est la loi.
Le jour décrôit; la nuit augmente; souviens-toi!
Le gouffre a toujours soif; la clepsydre se vide.

Tantôt sonnera l’heure où le divin Hasard,
où l’auguste Vertu, ton épouse encor vierge,
où le Repentir même (oh! la dernière auberge!),
où tout te dira: Meurs, vieux lâche! il est trop tard!

§

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;

il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.

Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!

Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!

Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.

Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

CHARLES BAUDELAIRE

Non posso scordare dove vanno i gabbiani

C’è chi getta un pezzo d’infinito
in mezzo alla stanza per fare rumore.
C’è chi si pavoneggia con un manto di stelle
 o chi si rimira allo specchio
 con lo scialle d’argento della cometa.

C’è chi s’accontenta di ruscelli e papaveri
e chi ascolta, scrivendo, il canto di uccelli.
C’è poi il respiro del mare,
e lo scoglio avvolto da schiuma
circondato da ancelle con ali bianche 
e la voce sgraziata.

Io no. Non mi accontento.
Non posso scordare dove vanno i gabbiani.
Né ritagliare un po’ di cemento
per asciugare le lacrime.

Lorenzo Poggi

Dedica a mio padre

Non te l’ho mai detto, ma
ti attendevo sempre al ritorno del tuo lavoro
nascosta nel balcone della nonna
sotto casa parcheggiavi il tuo camion
insieme alla tua stanchezza

il luccichio delle stelle
il chiarore della luna d’estate
le luci dei lampioni
riflettevano lucenti sulle spalle tue marmoree
abbronzate dal sole cocente del dì passato
e a me apparivi come il più bel papà del mondo

non te l’ho mai detto, ma
quando abbracciavi la tua fisarmonica
mi sentivo vibrare tutta di allegria e
paziente attendevo il tuo inizio

vrum-m-m- vram-m-m-

veloci scorrevano le dita sui tasti
e inizio aveva il tuo pezzo forte
e io mi incantavo al mio bel papà

non te l’ho mai detto,ma
quando tornavi dalla caccia con il fucile sulle spalle e
i leprotti a testa in giù, e le beccacce dondolante ai fianchi,
forte e sicura mi sentivo a guardare il mio papà

e oggi ancor di più
sei sempre il mio bel papà

Rosy Giglio

Il silenzio dell’allodola

Non importa che giorno è oggi.
La sveglia suona anche nei giorni di festa
come oggi, che non è necessariamente domenica.
Giorni uguali a quotidianità rattoppate da doveri
e inseguimento di soldo sporco, letale
d’ogni libertà ormai usurata
dagli incravattati perbene.

Tu dormi ancora nel tuo letto
e mai vorrei farti vedere il vuoto
dei miei occhi che non sanno uscire
da una prigione d’amore
consumata in violenza d’un vizio
che ho lasciato perdere
da quando hai deciso di venire al mondo.

Mi ascolti sovrano nei miei sensi di colpa;
lo trasmetto col mio portarti un pezzo di pane
con una nutella che non potrei permettermi,
ma tutto accetto, tranne quel po’ di buono
che mai oserei togliere ad un palato
che fino all’altro ieri mi rigavi d’emozione il viso
e non riuscivo a trattenermi dal pianto.

I giorni di sole come giorni di pioggia.
Non sanno fare la differenza.
E’ tutto annebbiato da tristezza di solitudine
non condivisa.

Parlano di luoghi lontani tutte queste voci
ammassate nella ricerca di scoop inventati
oltre le semplici verità di immense sofferenze.

E di me si parla poco.
Solo perché sono italiana generosa di vita
alla cui vita non so dare altro che assenza.
Il sostegno è una sabbia mobile che mi sta facendo affogare.
L’italianità e la mia unione con te
è spenta da bombe lacrimogene
che mi sento sullo sguardo anche se buttate a distanza.

Gioia come tristezza.
Non c’è nessuna differenza.

Almeno oggi sto afferrando la mia apatia
incarnata da una scopa che spolvera tutte le sporcizie
d’una ricchezza falsamente raccomandata
in uffici di Gran Ricchezza:
simboleggiano il potere
e la mia schiavitù venduta al miglior offerente.

Glò