γ Cassiopeiae

L’appuntamento è là
sull’astro blu di pertinenza
spettri d’una variabile infinita
ti aspetterò con la pazienza degli umani
appresa sul pianeta del dolore
nell’aula magna dell’impermanenza

e mentre qui ti ascolto e tutto in me
s’allinea al tuo richiamo
il tempo stringe
e non posso abbracciarti in queste strade
dove solo una voce ti appartiene

prendi l’appunto
e brilla
brilla quanto più puoi
quando sarà il momento
ti riconoscerò di quella luminanza
che dire t’amo è nulla
quando mi accosterò binaria bianca
alla tua luce azzurra.

Cristina Bove

Il pianeta azzurro

Mille croci
d’argento irradiano
dal mare, in risacca
sugli scogli: raggi
del sole, come dardi
luccicanti di pioggia,
trafiggono,
in continua caduta,
il pianeta azzurro.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 21, 2012 at 06:52  Comments (15)  
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Tutto muore al mondo

Tutto muore al mondo, madre e giovinezza
la donna tradisce e l’amico scompare.
Impara ad assaporare una nuova dolcezza
contemplando il freddo circolo polare.

Prendi la tua barca, salpa verso il polo
tra mura di ghiaccio e in silenzio oblìa
come l’uomo ama, lotta e muori solo:
dimentica il paese dell’umana follia.

Ed all’anima stanca insegna, mentre lento
s’impossessa del sangue il brivido del gelo,
che non le serve a nulla questo pianeta spento
perchè i raggi vengono dal cielo.

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Dentro gli scogli di ghiaccio

 
Tra un sorriso
e una lacrima il mondo
è trascinato:
voglia di vita tra dolor di morte,
venti e elementi
del pianeta Terra soffiano
ruggendo tra bufere
dentro scogli di ghiaccio
.
Frammenti
di vitasogno, come
lucenti stelle di giglio adorne
candida giovane
la luce spirituale,
bella e leggera d’etere
di rosa profumata.

Paolo Santangelo

È sono sì altamente innamorato

È sono sì altamente innamorato,

a la merzé d’una donna e d’Amore,

che non è al mondo re né imperadore

a cui volesse io già cambiar mio stato:

ch’io amo quella a cui Dio ha donato

tutto ciò che convene a gentil core;

donqua, chi di tal donna è servidore

ben se pò dir che ‘n buon pianeto è nato.

Ed ella ha ‘l cor tanto cortese e piano

inver’ di me, la mia gentile manza,

che, sua mercé, basciata li ho la mano.

E sì me diè ancor ferma speranza

che di qui a poco, se Dio me fa sano,

che compierò di lie’ mia disianza.

CECCO ANGIOLIERI

Published in: on ottobre 27, 2011 at 07:16  Comments (2)  
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Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Amare notti


Sono amare le notti,
quando il letto si apre
a pista di ghiaccio
abbacchiata  nel letto
tra righi stampati.
Concava nei cigli della mente
mi sogno  in palmo al sole, e
roventi pietre  baciarmi le spalle.
Vana evasione
in quella parte insormontabile
gelido limite, sponda inesplorata
pianeta isolato, radura dimenticata
né un fiore di melo in quel bianco prato
eppure sotto l’umido  cielo
germoglia l’attesa.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:56  Comments (6)  
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Primavera

Il sole giunge al punto
incrocia l’equatore
si ferma e osserva
il suo pianeta terra
da vicino,
scioglie le nevi,
forte di luce ride
ai monti, appretta
immortale candore
delle cime.
Un rivolo gorgheggia
tra le balze
sogna diventare
un grande fiume…
nella dacia solare
appesa all’urlo
del gheppio in equilibrio
che scandaglia
la valle in cerca…
un raggio
infiamma
il vetro
prende posto,
nella bacheca,
gioca
a gocce di stelle
con l’armilla.

Giuseppe Stracuzzi

Il discorso

interroga la geometria celeste
dove il sole condannato dalla legge
lotta per la riforma dell’ellisse,
vuole allontanarsi
dall’orbita inquinata del pianeta.
Il progetto che pubblica risorse
ha perso il controllo
sulla piattaforma
dove si fondono scienza e l’incoscienza
seminando la plaga di rovine.
Il tragitto che apre uno spiraglio
da cui trapela luce di domani
è monito severo
a questa civiltà
tarata dagli abusi
che predica la pace e insozza l’uso,
gridano le ragioni nucleari
con la voce venefica potente
che aspettano un errore per sognare…
ed il velo rognoso sotto il cielo
ha preso piede.
L’abbozzo di fede di speranza e carità
sono sterili voci
soffocate dall’orgoglio e da brame
arrampicati all’albero di mele
per la mela più grossa della cima.

Giuseppe Stracuzzi

N(7)

Qui, nel luogo dei vestiti stretti
guaine
delle nostre filastrocche esistenziali
vanno a coppie i pensieri
sul pianeta riciclo dell’azoto

appare azzurro il piano
che ci sottrae sapienza secolare
assoggettati ai sensi
in un continuo perdersi e trovarsi
ci accontentiamo di piaceri minimi
immemori dell’estasi
e trasmutiamo nei sistemi solidi
i corpi
il tempo
i numeri
effimere di tavole periodiche
pulviscoli di soli

ed ogni volta sembra di morire.

Siamo fatti di vuoto
da colmare

Cristina Bove