La luce

Cari amici, avrete notato che da qualche giorno manca nei commenti la voce del nostro caro Marcello, proprio lui che tanto ha a cuore le sorti del nostro  Cantiere e lo vorrebbe sempre animato ed arricchito dalla presenza di tutti noi. Marcello è attualmente impegnato in una battaglia, l’ennesima della sua esistenza, e a lui va il nostro incoraggiamento ed il nostro abbraccio più grande. Vi proponiamo una delle sue più recenti  bellissime poesie, nella speranza di poterlo riavere presto tra noi e sentire la sua voce saggia ed amica, vibrante di calore e passione per la vita. A presto Marcello, non fare scherzi, ti aspettiamo!
Dalla luce vedo
nascere tutte le forme
lei straniera come parola
venuta dall’eterno
rimane sino alla fine
dei secoli mai intaccata
sempre vergine
madre dell’universo
transita da pianeta a pianeta
antica più degli animali
e delle piante
e tutti s’animano
all’amore del suo sguardo
La luce mi guarda
allora esisto
essa guarda tutto
intorno a me
perfin la pietra
e gli alberi con le
foglie sottomesse che si
bagnano nello splendore
del suo sguardo che
trasfigura ogni forma di vita.
E’ l’oro del cielo
che avanza  nel grande universo
dove gli uomini
si muovono liberi
nella  luce ed io vedo
nella mia semplice dimora
l’uomo antico
che in segreto mi parla
come in una eco
assomigliando a me
più di me stesso.

Marcello Plavier

Un sonno mi sigillò la mente

A Slumber did my spirit seal;

I had no human fears:

She seemed a thing that could not feel

The touch of earthly years

No motion has she now, no force;

She neither hears nor sees;

Rolled round in earth’s diurnal course,

With rocks, and stones, and trees.

§

Un sonno mi sigillò la mente –
non avevo paure umane –
lei pareva creatura che non sente
il tocco di anni terreni.

Ora non ha più forza né moto,
non vede né sente –
avvolta nel flusso della terra
diuturno, fra piante, sassi, rocce.

WILLIAM WORDSWORTH

Published in: on gennaio 18, 2011 at 06:54  Comments (2)  
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Il cavallo

Il mio cavallo ha zoccoli d’agata
e garretti lievi come ali d’uccelli.
Una freccia piumata è il suo corpo,
la sua coda è una nuvola nera.
La sua criniera è di vento.
Due grandi stelle ha per occhi,
le sue orecchie sono come piante di mais,
e la sua testa è fatta d’acque impetuose
che sgorgano da sacre sorgenti.
I suoi denti sono candide conchiglie
che serrano briglie d’arcobaleno.

Quando il mio cavallo nitrisce
altri cavalli multicolori si accostano,
snelli e veloci come donnole.

Quando il mio cavallo nitrisce
io mi sento al sicuro.

CANTO NAVAJO

Eppure oggi…

Oggi son contento.
Non è il giorno adatto
per scrivere poesie.
Quando son contento,
non scrivo poesie.
Eppure oggi…
Il cielo è chiaro e luminoso
come gli occhi di un bambino,
l’aria è tersa e cristallina
come il riso di una bambina,
il mare mormora ipnotico
la sua nenia cantilenante
come il canto della mamma
per il vispo pargoletto,
carezza il vento dolcemente
fiori e piante, siepi ed erbe
come l’innamorato i capelli
dell’amata sua bella,
gli uccelli non son più soli,
volano insieme ai loro nidi
come i bimbi dopo la scuola
corrono lieti a casa loro,
ed il sole scalda tutti
con il suo sorriso caldo
come un padre che accoglie
tra le braccia i suoi figli.

Nino Silenzi

Hellas

In questa vergine luce sulla terra
qui, tra le rare salite
ho visto Rodi
i suoi roseti a tiro di mare;
i volti scuri, spaccati come creta che ha sete
delle donne
che scuotono le piante di olive
bocca chiusa,
che non le mangi il vento
ferendole alle stanze.
Ho visto la sua spada spaccare in due la Luna
come le angurie in campi senz’ombra
e in pezzi d’oro, costringere la noia dei tetti.
I cani ancora, dormiti intorno a case di pecora
lontano, la nuvola dei fritti del porto;
alcuni andare
su dita d’acqua dura e lasciva
il tuo tremore, nel metterci la mano
come si fa col pane
nell’ultimo bicchiere del padre
a fine sera.

Massimo Botturi

Indocili i pensieri


Nel filare di ragno
d’un istante vischioso,
penzolante, pigro
d’una diafana attesa
(universale erede
già compiuto, nel plastico
mutare del tempo)
rivivo il riverbero molle
di confinati incontri,
con infiniti me stesso.

Domestici,
i pensieri indolenti
dei miei viali ombreggiati
rifugiano in facili frasche,
tra monoiche piante sorelle.

Scalcia, allora, imbizzarrisce
il puledro del dubbio
e scarta e rampa
confondendomi,
confondendosi con la sua più sana,
selvaggia, indomabile natura;
dispiega galoppi in danze
sui terreni miei sbrigliati
scavalca schemi,
disarciona pregiudizi
e inventa, il mio vedere
del vento la criniera

Flavio Zago