Giorni

Non uno a farmi il filo
e tirarmi su lo zigomo,
mi saltellano in tanti
repentini,
con il carrello della spesa,
girano intorno alla caviglia
ch’è già stata compromessa.

Si prendono di me
il canto morto in gola,
il filler non assolve
la piega giro bocca,
né contrae la smorfia
di stupore, alla bimbetta
che trascina il sole.

E il dopo, torna indietro
mi sale sulla ruga,
tento braccia alzate
l’invito a proseguire,
annodo ancora il verso
del mattino,
chè avere l’oro sulle spalle nude
non è premessa inutile,
né gioco.

Beatrice Zanini

Origami

scrittura di carta
amalgamata
rosa- ritorta
pagina senza ritagli
volta all’illusione:
semplice lato sfumato
della mia condizione
Giorno giocato con la regola
dell‘impaginazione
che si reclina osservata
dalla mia piega sorridente sul foglio.

Aurelia Tieghi

Spalle al muro

Spalle al muro,
Quando gli anni, son fucili contro,
Qualche piega, sulla pelle tua,
I pensieri tolgono, il posto alle parole,
Sguardi bassi alla paura, di ritrovarsi soli.
E la curva dei tuoi giorni, non è più in salita,
Scendi piano, dai ricordi in giù,
Lasceranno che i tuoi passi, sembrino più lenti,
Disperatamente al margine, di tutte le correnti.
Vecchio,
Diranno che sei vecchio,
Con tutta quella forza che c’è in te,
Vecchio
Quando non è finita, hai ancora tanta vita,
E l’anima la grida e tu lo sai che c’è.
Ma se Vecchio,
Ti chiameranno vecchio,
E tutta la tua rabbia viene su,
Vecchio, si,
Con quello che hai da dire,
Ma vali quattro lire, dovresti già morire,
Tempo non c’è ne più,
Non te ne danno più …!
E ogni male fa più male,
Tu risparmia il fiato,
Prendi presto, tutto quel che vuoi,
E faranno in modo, che il tuo viso, sembri stanco,
Inesorabilmente più appannato, per ogni pelo bianco.
Vecchio.
Vecchio.
…………..
Vecchio…!!!
Mentre ti scoppia il cuore, non devi far rumore,
Anche se hai tanto amore, da dare a chi vuoi tu!
Ma sei vecchio.
Insulteranno Vecchio
Con tutto quella smania che sai tu,
Vecchio, si…
E sei tagliato fuori,
Quelle tue convinzioni, le nuove sono migliori,
Le tue non vanno più,
Ragione non hai più.
…………………..
Vecchio si …
Con tanto che faresti,
adesso che potresti non cedi perché esisti,
perché respiri tu

MARIELLA NAVA

Ho fatto la piega al copriletto

Alle compagne di stanza a Monte Sole

 
Ho fatto la piega al copriletto
dalla stampa a fiori
disegnati con precisione
come in un erbario rinascimentale
ho lisciato steso con la mano il bordo
e rivedo i nostri letti sempre disfatti
più mi prendo cura di questo
più do spazio al nostro ricordo
il nostro vivere essenziale
senza soffermarci in particolari per i quali
non c’era tempo
– a che serve avere un letto in ordine
guardarlo composto prima di entrarvi? –
eppure adesso che con le mani lo tendo
mentre servo questo piacere di fare
e vedere le cose a posto
voi come in un rito rivivete
questa notte ho sognato tanti ragni
entravano dalla finestra nel mio bagno
sembrava vero ed ho avuto paura
mi sono svegliata alle quattro
ed ero sola

azzurrabianca

Toni neutri

NEUTRAL TONES

We stood by a pond that winter day,

And the sun was white, as though chidden of God,

And a few leaves lay on the starving sod;

– They had fallen from an ash, and were gray.

Your eyes on me were as eyes that rove

Over tedious riddles of years ago;

And some words played between us to and fro

On which lost the more by our love.

The smile on your mouth was the deadest thing

Alive enough to have strength to die;

And a grin of bitterness swept thereby

Like an ominous bird a-wing….

Since then, keen lessons that love deceives,

And wrings with wrong, have shaped to me

Your face, and the God curst sun, and a tree,

And a pond edged with grayish leaves.

§

Sostammo presso un laghetto quel giorno d’inverno,

E il sole era bianco, come biasimato da Dio,

E sparse foglie giacevano sulla zolla affamata,

Cadute da un frassino, ed erano grige.

I tuoi occhi fissi sopra di me erano quali gli occhi che vagano

Su tediosi enigmi risolti anni addietro;

parole correvano tra noi su e giù,

Chiedevano chi, con il nostro amore, avesse perduto di più.

Il sorriso della tua bocca era la cosa più morta,

Vivo quel tanto che gli desse la forza di morire;

E una piega d’amarezza aleggiava su di esso

Quasi un uccello di sventura in volo…

Da allora, crude lezioni che amore inganna,

E strazia d’offese immeritate, hanno foggiato per me

La tua faccia, e il sole maledetto da Dio, e un albero,

E un laghetto orlato di foglie grigiastre.

THOMAS HARDY

Zigotomia


E’ assodato che l’assistenzialismo
non è un assioma
bensì l’assuefazione
ad un sistema di vita carogna
È come un rapporto bisessuale
dove se non me la dai me lo prendo
Guardare palline del flipper
nel dissenso totale disorientando
deretani scoperti deridendo
l’erogazione di avventure gutturali.
E’ presagio di prepuzio senza piega
epiteliale prerogativa di presuli infantili
con privazione esaustiva dell’uso.
Divenire ripudiato nella riscossione
sessuale ritrattando l’effettivo valore
sacerdotale in un sarcastico sballo
sciorinando setticemiche sfingi egize
nella deflorazione sistemica di esseri umani
in talentuosi tailleur tegumenti di nobili culi
Mentre un tossicomane traballa in classica
esibizione transitoria nella trascendente
zigotica visione della santa di turno.

Marcello Plavier

Complicità com_presa

Mi si chiede dell’amore
io che non ho che fessure
di ricordi e pelle di granito
a conservarne i fiati.

Amerò di te
la promessa sull’altare
e l’ombra al calare della sera

l’ombra stanca che tace la parola
e sfinisce il giorno
i baci trattenuti dalla stizza
i sorrisi negati.

Ti amerò
col trucco o senza
la mattina dentro un caffè
di corsa
figli e conti da pagare
e mille volte ancora

come la pancia vuota
di una luna
e la marea che si ritira
in fretta
la pioggia sterile
che avvizzisce l’erba
come la prima piega
al girobocca.

Ci ameremo
se il cuore un cristallo
che non mente
se la roccia
un’occasione di riparo

e la nostra storia scritta.

Beatrice Zanini

Ioedio

Ho ripreso la mia strada inutile, da solo,
pensoso, con un peso immane sulle spalle.
Anima, perché piangi? Perchè abbandoni
il tuo dolore a umana ipocrisia: ché ti consoli?
Ma se han cuori di marmo, hanno povere
menti ottenebrate, eppure additano beffando
nel consolarti con sussurro pietoso: a tutti accade.

Anima sciocca, taci. Parola che percuoteinsulta
ben conosci oramai. Quando un canto d’amore
in un singhiozzo tremulo si spegne, sul tuo dolore
il ghigno cinico del mondo risuona. Quando
nel terso azzurro un inno elevi che palpita di fede,
che trema di speranze giammai espresse,
repentinogelido tutto travolge un soffio di bufera.

E resti sola, anima, e chiudi gli occhi per non più
vedere. A fiordilabbra beffardo mormora il mondo:
Credi, non inganni con false lacrime affanni.
Perchè sul volto hai questo steril pianto?
Il brutto è che la vita è bella: gli umani,
che sanno amarla, hanno la fronte limpida
serena, l’amara piega ignoran del tuo labbro.

No, anima mia, non piangere, butta
in un mare abissale il tuo tormento.
Pensa solo al profumo d’eterne primavere
mentre sei ancora imprigionata nel cadùco
corpaccio di vecchio. Su questa terra breve
è il tuo cammino. Alza la testa: in fondo
ad occhi superbi, ai cinici meschini
che ti deridono senza parlare, immobile
fissa il tuo sguardo: li vedrai tremare.

Paolo Santangelo