Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

EUGENIO MONTALE

Così poter restare

 
Così poter restare
accoccolata nel tuo tenero abbraccio
leggero sui capelli il tuo respiro
Così poter restare
fare il pieno d’amore
tu dici: “a colmare l’astinenza”
di te, delle notturne “ciacolate”
così ricche di empatica valenza
Così poter restare
lentamente sorbire questo infuso
caldo di gioia vera
fissare l’attimo in un fermo-immagine
che dilati il tuo giorno e la mia sera.
Cinta del mio gioiello più prezioso
che mai nessuno mi potrà scippare
cammino levitando
fino al prossimo “pieno” zuccheroso.
(mamma)

Viviana Santandrea

Il matto della casa in fondo al vicolo

sono le quattro, ancora è notte
e lui
cammina a squarciagola
bambino incanutito e incomprensibile
si rivolge ai camini e alle girandole
berretto scivolato sulla nuca
la camicia sgargiante
quando lo coglie il sole nella piazza
ha fatto il pieno della sua nottata

i cani lo conoscono
restano silenziosi al suo passaggio
il suo sbraitare
arriva da ogni punto del paese

a volte si rivolge alla sua ombra
le parla oltre la spalla
credo che l’accompagni un suo custode
misterioso e invisibile

l’ho visto parlottare sul sagrato
a pecore e pastori d’un presepio
e con un cencio immaginario in mano
tergere il cielo a specchio
ad un passante che osservava zitto
_vieni con me _ gli ha detto
che qui son tutti savi da legare.

Cristina Bove

Vuota

Mi sento sfiorire
nel pieno degli anni
e non è questo il modo
non è questo il mondo
che preparavo per noi
senza accorgermi
che un noi
per me
non è mai esistito,
perché ti ho creata
a mia immagine
così come mai sei stata,
a misura dei miei vizi
piena di poesia
la mia.
Con le mani
mi son chiuso gli occhi
e con la bocca
ti ho soffiato pensieri
gonfiandoti l’anima;
ciò che è nato
credevo fosse frutto di noi
ma un noi
per te
non c’è mai stato.

Gian Luca Sechi

Published in: on febbraio 1, 2011 at 07:34  Comments (4)  
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Rimembranze

Il bisogno di terra ci afferra in un attimo.

Son piene le mani di voglia di pieno,
son giù le ginocchia alla cerca d’olive,
le vesti adeguate larghe sul dietro,
le teste coperte da un bagno di luce,
la forza scoperta degli avambracci,
il sole che cuoce su ogni cosa.

Rivedo il dipinto firmato Guttuso,
i volti scolpiti, le scapole in fuori,
i braccianti del sud, la fame che incalza,
il mercato del pesce, la vita in essenza,
la risata sguarnita, il pianto che stride.

Non c’è pace sotto gli olivi,
le mani son nere di pelle e di terra,
ritorna di nuovo la storia di prima.

Lorenzo Poggi