Non solo belle parole

 
 
Non solo parole
ora sì sento che non c’è futuro
schivo grovigli senza vedere barlumi
l’unico sostegno è questa biro, e
scrivo l’angoscia di questa era in crisi
che ci investe come uno tsunami
togliendoci la dignità e a volte la vita
per il dolore che attanaglia la terra
per lacrime e sangue che il mare arraffa
come i politici l’aria al popolo
ora sì voglio scagliare la prima pietra
e non solo belle parole
come qualche  onorevole o deputato
che sa potare solo il pane al popolo.

Rosy Giglio

Crêuza de mä

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na  crêuza de mä

§

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra.
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo.
E a queste pance vuote cosa gli darà
cosa da bere, cosa da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelle di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole.
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Volevo scrivere un racconto

 
fatto di gente e di mare
di sole e di pruni
saporito alla zagara e
abbrancato alle rupi viola.
.
Volevo scrivere un racconto
fatto di vento e semola
di corpi aperti alla luce
e di capelli di seta.
.
Volevo scrivere…
ma mi sono accorta
che i personaggi
erano di gesso
nè si capiva che volevano
e cercavano tra la sabbia.
.
Allora ho capito che
mancava quel soffio
il soffio dell’amore
che rende viva
anche una pietra.
 
Tinti Baldini
Published in: on aprile 21, 2012 at 06:58  Comments (20)  
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Ho lasciato

Ho lasciato passare una fiumana

fra le mie dita

senza bere una stilla: m’accoro….

Naufrago nella pietra

Un pino basso sulla terra rossa,

l’unica compagnia.

Tutto che amai s’è perso con le case

che l’altra estate erano nuove, e sono

dirupate nel vento dell’autunno.

 

GIORGOS SEFERIS

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:28  Comments (3)  
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Pasqua di Resurrezione

PASCUA DE RESURRECCIÓN

Mirad: el arco de la vida traza
el iris sobre el campo que verdea.
Buscad vuestros amores, doncellitas,
donde brota la fuente de la piedra.
En donde el agua ríe y sueña y pasa,
allí el romance del amor se cuenta.
¿No han de mirar un día, en vuestros brazos,
atónitos, el sol de primavera,
ojos que vienen a la luz cerrados,
y que al partirse de la vida ciegan?
¿No beberán un día en vuestros senos
los que mañana labrarán la tierra?
¡Oh, celebrad este domingo claro,
madrecitas en flor, vuestras entrañas nuevas!.
Gozad esta sonrisa de vuestra ruda madre.
Ya sus hermosos nidos habitan las cigüeñas,
y escriben en las torres sus blancos garabatos.
Como esmeraldas lucen los musgos de las peñas.
Entre los robles muerden
los negros toros la menuda hierba,
y el pastor que apacienta los merinos
su pardo sayo en la montaña deja.

§

Guardate:  l’arco della vita traccia

l’iride sul campo che inverdisce.

Cercate i vostri amori, donzelle,

dove germoglia la fonte della pietra.

Dove l’acqua ride e sogna e passa,

lì il romanzo d’amore si racconta.

Non devono guardare un giorno, nelle vostre braccia,

attonite, il sole di primavera,

occhi che vengono chiusi alla luce della vita,

e se ne partono ciechi ?

Non berranno un giorno nei vostri seni

quelli che domani coltiveranno la terra?

Oh, celebrate questa domenica chiara,

mamme in fiore, le vostre viscere nuove!.

Godete questo sorriso di vostra dura madre.

Già i loro bei nidi abitano le cicogne,

e scrivono nelle torri i loro bianchi scarabocchi.

Come smeraldi brillano i muschi delle rocce.

Tra i roveri mordono i neri tori la minuta erba,

ed il pastore che pascola i merini

lascia la sua bruna casacca alla montagna

 

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

La giostra

 
che parte da un bacio
inizia la storia fiorita,
girando
misura l’altezza del monte
col verso che foggia a destino
cestini di frutta,
si carica d’anni, d’affanni
e guarda con gli occhi
degli alberi spogli
le grigie distese,
consegna i vestiti alle ombre
e segue discorsi di piedi
che lasciano orme
di sabbia, di pietra, di miele…
come una cantilena del canneto
a supplizio del vento
tutte le orme sparse
dappertutto.

 Giuseppe Stracuzzi

Everybody’s talkin’

Everybody’s talkin’ at me
I don’t hear a word they’re sayin’
Only the echoes of my mind
People stop and stare
I can’t see their faces
Only the shadows of their eyes
I’m goin’ where the sun keeps shinin’
through the pourin’ rain
Goin’ where the weather suits my clothes
Bankin’ off of the northeast wind
Sailin’ on a summer breeze
Skippin’ over the ocean like a stone
Everybody’s talkin’ at me
I don’t hear a word they’re sayin’
Only the echoes of my mind
People stop and stare
I can’t see their faces
Only the shadows of their eyes
I’m goin’ where the sun keeps shinin’
through the pourin’ rain
Goin’ where the weather suits my clothes
Bankin’ off of the northeast wind
Sailin’ on a summer breeze
Skippin’ over the ocean like a stone
Everybody’s talkin’ at me
I don’t hear a word they’re sayin’
Only the echoes of my mind
And, I won’t let you leave my love behind
No, I won’t let you leave my love behind
And, I won’t let you leave my love behind
And, I won’t let you leave my love behind
And, I won’t let you leave my love behind

§

Tutti mi parlano
Non sento una parola di ciò che dicono
Solo gli echi della mia mente

La gente si ferma fissando
Non riesco a vedere le loro facce
Solo le ombre dei loro occhi

Andrò dove il sole continua a splendere
Attraverso la pioggia scrosciante
Andrò dove il clima è adatto ai miei vestiti

Riparandomi dal vento del Nord Est
Navigando sulla brezza estiva…
E saltellando sull’oceano, come una pietra

Tutti mi parlano
Non sento una parola di cio’ che dicono
Solo gli eco della mia mente

Andrò dove il sole continua a splendere
Attraverso la pioggia scrosciante
Andrò dove il clima e’ adatto ai miei vestiti

Riparandomi dal vento del Nord Est
Navigando sulla brezza estiva
E saltando sull’oceano, come una pietra

Tutti mi parlano
Non sento una parola di ciò che dicono
Solo gli echi della mia mente

Non permetterò che tu lasci alle spalle il mio amore
No, non lo permetterò!

FRED NEIL

Parvenze

Sgocciola
un pianto antico
di settembre
gambe doppio nodo
e il sale sparso
a rito di scongiuro

e raspa nella gola
il ritornarmi vivo
frangia di suono
calpestato invano.

Venti petali
divenire pietra
e un silenzio sposo
e compromesso
di morta stagione.

Sgocciola
venti passi avanti
l’onta stesa
alla penombra, e il nodo

un fiocco che non è. 

Beatrice Zanini

La data

 
Il treno mentre corre
guarda la data impressa
allontanarsi dal presente,
la tiene imprigionata
nei registri di carta
dell’archivio
dove man mano
un vento la consuma
fino a quando la perde di vista,
qualche cifra scolpita
resiste alle intemperie,
perciò masse in attesa
arrampicate
al senso di un vapore
fanno presa
scalando la scarpata
per incidere i dati sulla pietra.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 13, 2012 at 06:55  Comments (8)  
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Sicura che per tutta la vita sarò

Sul punto di soffocare – le pareti
Della mia gola franano ad ogni colpo
Di vento – bloccando la strada
A merci che non arriveranno mai

A farsi odorare – ne’ gustare
Perché ogni profumo ed ogni essenza
Che sfiori la mia lingua sono più invadenti
Di un’intera montagna che crolla nel Mare.
Ma non possono dissolversi

Consapevoli come sono del loro peso
Insostenibile cercano di nascondersi – di non
Farsi trovare – e forse non le vedo
Ma il loro peso non possono
Farlo portare via dai gabbiani affamati.

Così la montagna affoga nell’acqua salata:
Le mie lacrime non sono che gli schizzi
Di quell’enorme infrangibile aguzzo scoglio
Di pietra – che quando non riesce ad essere

Dolcemente lambito dalla brezza della spiaggia
Non sopporta il calore e la luce accecante
Che mi permetterebbe di riconoscerlo
E sprofonda nel mio Mare rosso sangue

Nicole Marchesin