Come?

 
 
Il caldo divampando
appanna
mondo già spento
e tu
piccola
con manine cicciose
acchiappi
pietre e mare
schizzi e colori
ridi a garganella
se ti spintonano
sgattaioli tra rocce
lucertola di fiume
e abbracci attorno
con gli occhi del cuore.
 .
Come faccio io
a prendermi
quel magico sorriso
e farmene
maschera permanente?

Tinti Baldini

Published in: on giugno 29, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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Il colosso

THE COLOSSUS

I shall never get you put together entirely,
Pieced, glued, and properly jointed.
Mule-bray, pig-grunt and bawdy cackles
Proceed from your great lips.
It’s worse than a barnyard.
Perhaps you consider yourself an oracle,
Mouthpiece of the dead, or of some god or
other.
Thirty years now I have labored
To dredge the silt from your throat.
I am none the wiser.

Scaling little ladders with glue pots and pails
of lysol
I crawl like an ant in mourning
Over the weedy acres of your brow
To mend the immense skull plates and clear
The bald, white tumuli of your eyes.

A blue sky out of the Oresteia
Arches above us. O father, all by yourself
You are pithy and historical as the Roman
Forum.
I open my lunch on a hill of black cypress.
Your fluted bones and acanthine hair are
littered

In their old anarchy to the horizon-line.
It would take more than a lightning-stroke
To create such a ruin.
Nights, I squat in the cornucopia
Of your left ear, out of the wind,

Counting the red stars and those of plum-
color.
The sun rises under the pillar of your tongue.
My hours are married to shadow.
No longer do I listen for the scrape of a keel
On the blank stones of the landing.

§

Non riuscirò mai a ricostruirti completamente,
rattoppato, incollato e fatto ben combaciare,
ragli di mulo, grugniti di porco, e schiamazzi osceni
provengono dalle tue nobili labbra.
E’ peggio di un cortile

forse consideri te stesso un oracolo,
portavoce dei morti, o di qualcuno degli dei.
Sono trent’anni che fatico
per dragare il fango della tua gola.
non sono diventata più saggia.

Arrampicandomi su piccole scale con secchi di colla e di lisolo
striscio come una formica a lutto
sugli acri coperti di erbacce della tua fronte
per accomodare le enormi lastre del cranio e
ripulire i vuoti bianchi tumuli degli occhi.

Un cielo azzurro proveniente dall’Orestiade
si inarca su di noi. O padre, da solo
sei essenziale e storico come il foro romano.
apro il sacchetto del pranzo su una collina di neri cipressi.
le tue ossa flautate e i capelli d’acanto sono sparsi

fino alla linea dell’orizzonte nella loro antica anarchia.
Ci vorrebbe più d’un fulmine
per creare un tale disastro.
La notte, mi accovaccio nella cornucopia
del tuo orecchio sinistro, lontano dal vento,

contando le stelle rosse e quelle color prugna.
Il sole sorge da sotto la colonna della tua lingua.
Le mie ore sono sposate con l’ombra.
Non sto più ad ascoltare il raspare di una chiglia
sulle vuote pietre dell’approdo.

SYLVIA PLATH

Roseto Capo Spulico

 
Roseto,  m’affiora appena un roseo ricordo
ma sei dei miei il più bello pensiero
come da pulpito ergi il castello
su in vetta a dominare cielo e mare
sotto di te a strapiombo tra l’acque trasparenti
il muschio tra le pietre cangianti riflette
dal verde a l’azzurro e dolci parole
mentre ombreggia alla riva uno scoglio
i massi sostengono le onde, e
 il rosso s’inebria all’orizzonte
è tutto quel che ricordo.

Rosy Giglio

Dove?

S’apparta
tra mura di sabbia
gira la schiena
all’altro sul ponte
che chiama con gli occhi
illumina scale
senza voltarsi
e sale da solo
nè si ferma
su cigli erbosi
le pietre di vento
gli pungono
i talloni
ma lui avanza
spavaldo
a piedi uniti
scorge la cima
anche se nebbia
inquina la vetta
invade il cielo
lui sbraccia parole
e caccia via il sole
ma anche se arriva
non sa dove è il mare.

Tinti Baldini

Published in: on giugno 7, 2012 at 06:52  Comments (19)  
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Ho perso qualcosa

 
ho perso qualcosa ma non so cosa. qualcosa di importante
sicuramente perché ha mille pietre pesanti l’assenza
che mi schiacciano il petto.
la parola era volo? la penna cammino? e il foglio destino,
forse?
.
farfuglio un cielo di aquiloni
un vecchio sogno rifugio marcisce tra i denti.
.
ma non ho trovato quel che avevo perso, né seppi
mai cosa. so solo che mi sono smarrita cercando
e non c’è nemmeno la tua mano padre che mi conduca
a me se stessa.

Anileda Xeka

Published in: on Mag 20, 2012 at 07:32  Comments (3)  
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Il dubbio

 
Il dubbio è una corta catena
di freddo metallo
alle tue strette caviglie:
è l’impronunciabile,
che ti fa ancora da inciampo
e ti chiude il respiro
su per l’ignota salita.
 

Fabio Sangiorgio

Le pietre

inzuppate di sole
aride come
gli arsi maggesi
mi sono amiche
nella terra d’oggi

Non le calpesto
e non vi inciampo
Domani
saranno mie custodi

Gavino Puggioni

Published in: on aprile 19, 2012 at 06:59  Comments (7)  
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Antico borgo

Arroccato sopra un colle
Maestoso appari
Cinto da massicce mura antiche
Incorporate nella roccia
Celato in parte tra sempreverdi
E alberi in fiore
Ti riveli al mondo
Attraverso una stretta via
come un serpente ti avvolge
ti protegge dalle folle curiose
bramosi di calpestare
il tuo suolo senza tempo.
Esplorare cunicoli
assaporare il passato
rivivere epoche lontane
anch’io come loro ti voglio toccare
accarezzare quelle pietre
imprimere nella mente la storia
respirare l’aria di saggezza che ti circonda
vedere le bellezze più nascoste
far si che il mio sguardo sia sazio
così la mente e il cuore

Gianna Faraon

Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

Risalire il cielo

 
Risalire il cielo
tra pietre e unghie,
l’azzurro mi fa morire
d’amore,
e l’acqua
come un cristallo di lacrime
raccolte e regalate
per una carezza
.
Poter dire il sudore
fino agli occhi più verdi
che la voglia di essere felice
è già tutta li,
nei nostri occhi di neve.
Poi si avrà tempo fine
e l’assenza rude
per innamorarmi ancora
della stessa poesia.
.
E scrivere i capelli
per un bacio,
leggere le orme sulla sabbia
fino al volo degli albatros
per un boccone di forse.
E a memoria
scorrere il profilo
fino alla foce
del colostro.

Stefano Lovecchio