L’albero della vita

C’è un coro che si leva da terra, io lo sento.
È un principiante ognuno che muore
va educato
va allineato al canto dei grilli
insieme al fuoco, al bozzolo che compie il suo meglio
al ramo nudo.
C’è un coro di stoviglie ordinate, prima straccio
poi sole a scolatura, due dita d’aria appena;
sulla credenza il pane
da conservare come il ricordo dei fratelli
di quelli nati appena per respirare un giorno,
per quelli andati in Francia a svestire le miniere.
C’è un coro che riempie le stanze, io lo sento.
Fa instupidire ogni lenzuolo sotto il ferro
è il raschio del pitale sul pavimento crudo.
C’è un coro di stenelle nella bottiglia d’acqua
nel fondo mezzo asciutto di un pozzo
quando è notte, ed ogni bocca è aperta per misurare l’aria
per scrivere spartiti sui fili del bucato
sulle ringhiere, e i molli disegni del pigiama.
C’è un coro che perdona il dolore agli orologi
la malattia del sonno e dei desideri buoni,
in fondo cose semplici: arance, dei confetti
le scarpe nuove lucide e secche.
Si, c’è un coro.

Massimo Botturi

Wagon-lit

Obliteri.
Già l’orologio
fischia la stazione
e la corsa
passa il passo
al ciglio
del respiro.

La lavanda vera,
offre in braccio
il pigiama suo
più bello

E’ tardi.

Neppure
il tempo
per lavarti i denti
e sciacquare via
l’ultimo sogno
alla toilette.

Rimani così,
pensieri pieni
di scienze esatte,
a meditare
sul resto
delle divisioni
del mondo.

A bocca persa.

La mappa
della vita
in mano,
un biglietto
scaduto
nell’altra.

Flavio Zago

Dormire


Sono stanco e mi sento crollare
Mi avvicino al letto, mi spoglio
Infilo il pigiama mi accascio
Mi addormento in una notte
poco movimentata
Un fascio di luce ed un gallo che canta
mi risvegliano
Guardo dalla finestra
Ah, è cominciata una nuova giornata.

Victor

Published in: on giugno 1, 2010 at 07:23  Comments (2)  
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