Ora che sei venuta

Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inquietitudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,

l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare….

CAMILLO SBARBARO

Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

GIOVANNI PASCOLI

III Epilogo

Sentivo lo scricchiolio,

nel buio, delle mie scarpe:

sentivo quasi di talpe

seppellite un rodio

sul volto, ma sentivo

già prossimo ventilare

anche il respiro del mare.

Era una sera di tenebra,

mi pare a Pegli, o a Sestri.

Avevo lasciato Genova

a piedi, e freschi

nel sangue i miei rancori

bruciavano, come amori.

M’ approssimavo al mare

sentendomi annientare

dal pigolio delle scarpe:

sentendo già di barche

al largo un odore

di catrame e di notte

sciacquante, ma anche

sentendo già al sol, rotte,

le mie costole, bianche.

Avevo raggiunto la rena,

ma senza avere più lena.

Forse era il peso nei panni,

dell’ acqua dei miei anni.

GIORGIO CAPRONI