“Mal de vie”

cosa esterniamo noi in realtà?
una facciata di pillole ingrata verso la vita
dove indifferenza e miseria
son cementi da svergognare
per essere in sintonia con l’aggravio
del sincero mal d’esistenza.

Nessuna pennellata di mascara potrebbe salvare
l’indizio d’una lacrima umana
scremata dal colore della vita primaverile
inverosimile, stagnante,
abbuffata di sazietà liberalizzate.
Balbuziente rimango in atono singhiozzo di lacrima
che non ha dignità perché il suo valore
è contrapposto alla diffidenza di qualsiasi miglioramento.

Glò

Poeti di fiducia

 
Abbiamo traversato
150 anni
narrati dai poeti
italiani: evvviva!
Emozionanti scritti,
fiumi folli palloni,
dilanianti poesie,
illustrazioni d’oro,
salti saettanti vite,
sterili accattivanti
promesse dentro albe
in fretta tramontate.
Animazioni colte
non so se ben raccolte
oppur se in sogno accolte:
certo la vita regge,
ma come regge, fugge?
Il popol del Cantiere
starà al tavolino
per un gelato caldo
siccome noi vorremmo
che questa nostra Italia
svegliassesi dal sonno:
oh quante amare pillole
i vati han combattuto,
facciam piazza pulita
lecchiamoci le dita
e su a governare
vogliam ora mandare
Poeti di Fiducia!
Si risvegli il Cantiere
e il Verbo Scintillante
penetri dappertutto:
riavrem l’Italia Nuova
e un Buon Paniere d’Uova!

Sandro Sermenghi

Casa di ieri

Sulla schiena
il calore di fuoco
familiare,
(quasi) senza bugie
di sangue che non mente
nei colori dell’aria.
Il verde disboscato
dal sole
irradia nuvola e montagna;
da lontano la vista
è come un soprano
di fresco profumo;
c’è lui,
il mio piccolo,
pien di lode
a vociare un rosso
amaranto
all’orizzonte
dopo giorni
di assoluta pioggia.
Nascondendo nascondeva
… … …
pillole di me svestita
di semplici sussurri
catturate solo adesso
in questo tempo fermo.
Mi espando…

Glò

Nei giardini che nessuno sa

Senti quella pelle ruvida.
Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…
Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole.
Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.
Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica
Distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.
Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.
C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.
E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.
Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili,
non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.
Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…
non lasciarli adesso no.
Che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.
Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi…

RENATO ZERO (musica di Danilo Riccardi)


Chimera


tra stuoli di muse
da oniriche sfere
rimando verseggio
con vero piacere
ingoio sineresi
metafore in pillole
ricamo sineddoche
gorgheggio le dieresi.
issando l’ossimoro
mi desta uno iato:
l’alloro poetico
l’ho solo sognato!

Viviana Santandrea

Published in: on agosto 26, 2010 at 07:31  Comments (3)  
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Galleggiare

Passi di caldo,
richiamo del mare:
tuffo d’ebrezza
inventata.
Pillole di pelle
gocciolanti
nuotanti:
ballerini
allegri
di luci
ritagliati
da sorrisi interiori.

Glò

Published in: on agosto 24, 2010 at 07:49  Comments (1)  
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Solitaria strada si srotola sotto le gomme

Solitaria
la strada si srotola sotto le gomme
induce a riflettere
a ripensare.
Giorni vuoti e penosi
sparpagliati nella  memoria di ieri
come quei rotoli di fieno nei campi arati,
pillole abbandonate
da un gigante distratto.
Fascine di legna sotto il sole di luglio,
odorano di neve e d’inverno.
Due cornacchie si beccano
sul corpo di un gatto
schiacciato sull’asfalto.

Sandro Orlandi

Published in: on giugno 30, 2010 at 07:09  Comments (3)  
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