La nuova stagione

Nell’aria un dolce tepore ha allontanato il freddo inverno
Un profumo nuovo si spande all’intorno
La vita sembra germogliare assieme alla natura
Mentre il canto gioioso degli uccelli ci saluta

Le donne cominciano a svestire gli abiti scuri
Nuovi colori vanno a coprire le loro membra
E tutt’intorno sembra essere una festa attesa da tempo
Mentre il grande fiume ha smesso i panni grigi e brumosi

La collina verdeggiante ma non più coltivata
Sembra irridere chi l’ha cementata
Stamattina aprendo la finestra ho capito
Quanto scempio abbiamo operato

La parola crisi echeggia per strada
Persone cercano di gettare nel sole i cupi pensieri
Non c’è allegria ma solo ricerca serena di nuove risorse
Mi sento invischiato da questo pensare
E non trovo soluzione efficace nel loro contrasto

Mi rifugio all’ombra di un pino
Gibran mi accompagna al di fuori da questo momento
Mi sento straniero in terra straniera povero fra i poveri
Il tempo passa rapidamente celando i pensieri fra i suoi veli
Non trovo risposte a questo linguaggio stonato

Marcello Plavier

Ho lasciato

Ho lasciato passare una fiumana

fra le mie dita

senza bere una stilla: m’accoro….

Naufrago nella pietra

Un pino basso sulla terra rossa,

l’unica compagnia.

Tutto che amai s’è perso con le case

che l’altra estate erano nuove, e sono

dirupate nel vento dell’autunno.

 

GIORGOS SEFERIS

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:28  Comments (3)  
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San Valentino

o valentino mio valentino!
vestito con aghi di pino
mi lanciasti dardi e deliri
dai canti inebrianti e squisiti ma
ogni volta spietato sull’aurora…
per te ora
svesto il mio giglio ti assomiglio
metto in serbo la tua stagione
nella tasca dell’attimo…

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 14, 2012 at 07:33  Comments (11)  
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Poesia in bici

 
Cerco in tutte le cose un suo respiro
una favilla che di nuovo illumini
e muova la mia penna a divorare
ingorda, il bianco del foglio;
ieri però me l’ha donata il mare:
schiumava, un po’ arrabbiato tra gli scogli
che lo sfiancano a un passo dalla riva;
era il mare di ottobre
senza grida di bimbi e il cicaleccio
di turisti accaldati. Solo due sposi
e più in là un peschereccio,
su nel cielo le strida dei gabbiani.
Lì nel pallido sole, sette amici,
sostiamo a ritemprarci e, sui panini
va la tensione della corsa in bici.
Di nuovo in sella, ancora c’inoltriamo
ballonzolando,  in sentieri sabbiosi
e crepitanti di aghi di pino
tra verdi sponde di fitta boscaglia
ove bacche tardive ancor rosseggiano
fin dove il bosco s’apre sulle rive
di acque palustri.
Case da pesca, reti sospese e ponti
immobili, ci vedon ritornare.
Romagna bella, alba dei miei avi
terra di ardimentosi e di poeti
or ti lasciamo per volger lo sguardo
verso il tramonto rosso e un po’ beffardo
e i quotidiani affanni, ma più lieti
d’aver intinto la penna nel tuo mare.

Viviana Santandrea

Dal balcone

 
Stretti le mani alla ringhiera
sembra di essere in funivia
tanto è ferma l’aria, che
tutto appare dipindo
il pino secolare dritto punta il cielo
mentre gli altri si rintoccano
fra mura e balconi colorati
 le colline imbrattano  il
cielo di  smeraldo
il vuoto immenso al centro tacita
sfumando all’orizzonte
nulla dondola, solo la rondine
inarca l’aria.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 8, 2012 at 07:30  Comments (10)  
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Dicembre

 
Guardare oggi
a dicembre
l’incedere
a piccoli fiori porpora
nel mio giardino
s’innalzano al tiepido divino
al raggio della cometa
quasi un miraggio
sul muro sbrecciato
s’appoggia  nel vento
insicuro il roseto spinoso
attende vicino
ai rami del pino
lo sbocciare   
Posso ancora ascoltare
un vago mutare di ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 23, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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Generale

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c’è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant’anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c’è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

FRANCESCO DE GREGORI

Sogno arabo

 
Vibrano
le corde
del kanun
e le note
di “Enta Omri”
si diffondono
nel notturno.
Velata
la Luna
s’affaccia
tra il pino
e il cipresso
a guardarti.
Ragazza,
cuore d’oriente
in bagliori
di sguardo,
disegni arabeschi
in movenze
sinuose                       
di mani
mentre
coi fianchi
ondeggi
la gonna amaranto
come onda
dell’erba nel vento.
Io nell’ombra
palpito
con gli occhi
colmi di te.                    

Graziella Cappelli

China

China sul grembo
le mani aghi di pino
alte al cielo.

Ma io sono ancora qui
e posso ascoltare
le voci dell’anima.

Non fermatevi
dite e venite
chè il capo
sta per sollevarsi
in alto

Tinti Baldini

Published in: on giugno 16, 2011 at 07:30  Comments (10)  
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Preghiera

Se te ne vai
salpi dal cuore
spezzandomi reni
con giorni
insensati
di vele a ponente.
Il viverti dietro
è stridore
ingessato
su ardesia del tempo
e l’occhio singhiozza
aghi di pino,
che graffiano
mari di umori.
Se te ne vai
mi lasci l’ombra
le pareti diventano
abside romanica
grezza e nuda
il soffitto s’incurva
in viale di tigli a Settembre
le finestre
panorama plasmato
di alvei incavati e valli
all’orizzonte
e il colore attorno
acquazzone di Marzo.
Se te ne vai
perde calore
e fragranza,
il tuo tatto tatuato
sul mio tremore
e il mutare
delle forme
scioglie nodi carnali
di corpi estasiati.
Troppo fragile
e nero di seppia
l’aquilone del sogno
per forare le nubi
e i domani fumosi.
Tutto mi è disegnato dentro
acquaforte mi sento
incisa di te.

Tinti Baldini e Flavio Zago