Ri(flessioni)

Se non so proteggermi da parole altrui
vuol dire che alla mia porta
sa bussare un fragile abbandono

da qui all’eternità
tutti sanno essere poeti
senza stare necessariamente fermi

(per pura competizione da sbandierare)

molti sono coloro che si nascondono
dietro parole sentite su orizzonti
senza mai afferrare i loro stati d’animo

e troppi, con paure letali
e spesso perdenti,
posseggono conquiste aguzze

giusto o sbagliato (?):

due parole che non amo
ma la loro interpretazione
sanno lasciare sbocchi di allontanamenti
non vincenti per se stessi
ma per coraggio da scoprire
in giunture slegate da (personali) atavici passati.

Glò

Bologna

Ci sono porti intravisti dal mare
e città sorvolate di fretta
dove arriva il tuo viaggio distratto
Bologna invece ti abbraccia
è visione emersa dal cuore
che sale da bassa pianura
e rossa di terra e di umore
innalza il tuo sguardo
e due dita a indicarti il suo cielo
Mi ricordo ero giovane un giorno
dei giorni padrone e dei sogni
Un sogno era là a portata di mano
ed io giocavo a pensarmi una vita
scegliendola nuova e diversa
nel grembo di madre benevola e opìma
scrigno turrito di amore e buon tempo
aperto al mondo e a tutte le strade
Ma gli anni passano e i sogni invecchiano
chissà mai se una Dotta insegnante
uno sbaglio di troppo mi avrebbe evitato?
Ora che imbianco vorrei chiederlo a lei
ma la trovo nebbiosa e distante
E’ una donna violata e percossa
la bella che perse un dì l’innocenza
tra un nero di sangue e di macchine bianche
e più allegra non danza sull’aia
ormai tutta sommersa di “neve
Ma io con giovani occhi la guardo
come fanno in eterno gli amanti
e mi immagino scendere un giorno
sul sagrato di quella stazione:
ad accogliermi vedo già i musici
cantastorie sapienti e poeti
che il mio tempo hanno allietato
Loro sì che il mestiere conoscono
di scacciare quei neri fantasmi
e tra un sorso un accordo e un sorriso
torneranno a narrarmi gioiosa
di Bologna la sua favola antica.

Massimo Reggiani

Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

I Poeti

I Poeti sono pescatori di tormenti.
li attraversa il grido delle verità taciute

Anileda Xeka

Published in: on aprile 22, 2012 at 06:59  Comments (8)  
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La notte dell’anima

Il faro del molo
attira solitudini
Poeti sulle terrazze
muoiono nel mare
Barche lontane
attendono vite
Il vuoto
uccide la notte.

Simone Magli

Published in: on aprile 22, 2012 at 06:55  Comments (7)  
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Compagni minatori

CAMARADES MINEURS

Camarades mineurs je vous le dis ici
Mon chant n’a pas de sens si vous n’avez raison
Si l’homme doit mourir avant d’avoir son heure
Il faut que les poètes meurent le premiers.

§

Compagni minatori io ve lo dico qui
Non ha senso il mio canto se non siete nel giusto
Se l’uomo ha da morire senz’aver la sua ora
Bisogna che i poeti siano i primi a morire.

PAUL ÉLUARD

Published in: on aprile 19, 2012 at 07:02  Comments (6)  
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Versi aurei

VERS DORÉS

L’art ne veut point de pleurs et ne transige pas,
Voilà ma poétique en deux mots : elle est faite
De beaucoup de mépris pour l’homme et de combats
Contre l’amour criard et contre l’ennui bête.

Je sais qu’il faut souffrir pour monter à ce faîte
Et que la côte est rude à regarder d’en bas.
Je le sais, et je sais aussi que maint poète
A trop étroits les reins ou les poumons trop gras.

Aussi ceux-là sont grands, en dépit de l’envie,
Qui, dans l’âpre bataille ayant vaincu la vie
Et s’étant affranchis du joug des passions,

Tandis que le rêveur végète comme un arbre
Et que s’agitent, – tas plaintif, – les nations,
Se recueillent dans un égoïsme de marbre.

§

L’arte non vuole lacrime e non transige,
ecco in due parole la mia poetica: è fatta
di grande disprezzo per l’uomo e di lotte
contro l’amore stridulo e la stupida noia.

So che bisogna penare per ascender la vetta
e la salita è ripida a guardarla dal basso.
Lo so, e so anche che molti poeti
hanno spalle troppo strette o polmoni fiacchi.

Così sono grandi coloro che, a dispetto dell’invidia,
avendo vinto la vita nell’aspra battaglia
ed ormai liberi dal giogo delle passioni,

mentre come un albero vegeta il sognatore
e si agitano – lamentoso ammasso – le nazioni,
si raccolgono in un egoismo di marmo.

PAUL VERLAINE

Balada para los poetas andaluces de hoy

¿Qué cantan los poetas andaluces de ahora?
¿Qué miran los poetas andaluces de ahora?
¿Qué sienten los poetas andaluces de ahora?

Cantan con voz de hombre, ¿pero dónde están los hombres?
con ojos de hombre miran, ¿pero dónde los hombres?
con pecho de hombre sienten, ¿pero dónde los hombres?

Cantan, y cuando cantan parece que están solos.
Miran, y cuando miran parece que están solos.
Sienten, y cuando sienten parecen que están solos.

¿Es que ya Andalucía se ha quedado sin nadie?
¿Es que acaso en los montes andaluces no hay nadie?
¿Qué en los mares y campos andaluces no hay nadie?

¿No habrá ya quien responda a la voz del poeta?
¿Quién mire al corazón sin muros del poeta?
¿Tantas cosas han muerto que no hay más que el poeta?

Cantad alto. Oiréis que oyen otros oidos.
Mirad alto. Veréis que miran otros ojos.
Latid alto. Sabréis que palpita otra sangre.

No es más hondo el poeta en su oscuro subsuelo encerrado
Su canto asciende a más profundo
Cuando, abierto en el aire, ya es de todos los hombres.

§

BALLATA PER I POETI ANDALUSI DI OGGI

Che cantano i poeti andalusi di oggi?
Che cantano i poeti andalusi di oggi?
Che cantano i poeti andalusi di oggi?

Cantano con voce d’uomo,
Ma dove sono gli uomini?
E con occhi d’uomo guardano,
Ma dove sono gli uomini?
Con cuore d’uomo sentono,
Ma dove sono gli uomini?

Cantano, e quando cantano sembra che siano soli
Guardano, e quando guardano sembra che siano soli
Sentono, e quando sentono sembra che siano soli
Che cantano i poeti, i poeti andalusi di oggi?
Che guardano i poeti, i poeti andalusi di oggi?
Che sentono i poeti, i poeti andalusi di oggi?

E quando cantano, sembra che siano soli
E quando guardano, sembra che siano soli
E quando sentono, sembra che siano soli

Ma dove sono gli uomini?

Forse che l’Andalusia è rimasta senza più nessuno?
Forse che sui monti andalusi non c’è più nessuno?
Nei campi e nei mari andalusi non c’è più nessuno?

Non ci sarà più nessuno a rispondere alla voce del poeta,
A guardare al cuore senza muri del poeta?
Così tante cose sono morte, che non c’è più altri che il poeta

Cantate alto, sentirete che altri orecchi sentono
Guardate alto, vedrete che altri occhi guardano
Gridate alto, saprete che palpita altro sangue

Non è più sommerso il poeta, rinchiuso nella sua buia fossa
Il suo canto sale a qualcosa di più profondo
Quando è dischiuso nell’aria da tutti gli uomini

E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini
E allora il suo canto è di tutti gli uomini.

RAFAEL ALBERTI                       (Musica degli Aguaviva)

Published in: on aprile 2, 2012 at 07:41  Comments (3)  
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I Poeti indossano giacche usate

che stanno in molti armadi. e sono di diverse taglie.
li modificano a piacere con l’abilità dei migliori sarti
tanto che ognuna che pare confezionata a misura.

ma i Poeti spesso sono sarti anonimi
che nessuno conosce, tranne la penna
anonima a sua volta che sta
nel taschino all’interno con le sue iniziali cucite.

accade talvolta
leggendo una poesia e sollevato ti accorgi
che il cappio al collo non è che il nodo della cravatta
che pian piano s’ allenta.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:24  Comments (6)  
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D’insostanza

Per dire sono __vista da dentro__
un fuggi fuggi di batteri
una colonia di sistemi organici
vorrei sapere quanto mi esisto nel
nittitare dell’occhio
pre-vedo fantasmi daltonici
sprizzare  sangue verde fieno
taglio di vene nel subbuglio
prossime le scadenze

scorgere da lontano l’uomo__senza corpo__
la testa con l’accento dei curiosi
farsi carta da bollo per
cospiratori poeti
boccacce con punteggiatura solenne
d’irreligiosità

sulla strada di polvere
non ha bisogno delle scarpe
la nostra voce scalza

Cristina Bove