Niente lavoro ieri e oggi?

Stavi seduto
braccia molli
gambe attocigliate
sbocconcellando
pane abbrustolito
e le nocche blu di vento.
 
Lei ti guardava
occhi di luce spenta
ma in amore
e girava
girava girava
nel paiolo
polenta bianca
quella che piaceva a
te.
 
Era sera
sulle Langhe
a fasce crude
e tutto era grigio
d’umore
e silenzi.
 
Come pesci
appena generati
i ragazzi
puntavano il colle
come se da lì
venisse
pace.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:00  Comments (15)  
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Sopra a tutti un roco bosso?

 
Son poeta fino all’osso
e mi anfratto in un fosso
poi resisto fin che posso
misto al verde bianco rosso
indi dopo se mi va
fò polenta e baccalà.

Sandro Sermenghi

Published in: on febbraio 19, 2012 at 07:07  Comments (4)  
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Alla poesia

 
Oramai me ne sfugge l’essenza
o forse non la cerco abbastanza
e di rado me ne alimento;
se per caso la incontro
mi si scioglie nel vento.
Dicono la si possa trovare
in tutte le cose, col cuore
ma, allora?
se n’è andato anche quello?
A tradirmi è sempre il cervello
che con le sue rime mi vizia.
Ma ditemi voi
che ogni giorno ne avete notizia
dove sta?
Come fare a carpirle un sorriso
a invitarla a restare?
Sono stanca di andarla a cercare
nei tramonti, nel sole, nel mare;
si contenti del poco che offre
una penna spuntata
sieda qui accanto a me
sulla sedia graffiata dal gatto
e mi resti fedele compagna
a dividere un piatto
di fagioli e polenta castagna.

Viviana Santandrea

Natale de guerra

Ammalappena che s’è fatto giorno

la prima luce è entrata ne la stalla

e er Bambinello s’è guardato intorno.

– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?

Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?

– Fijo, la legna è diventata rara

e costa troppo cara pè compralla…

– E l’asinello mio dov’è finito?

– Trasporta la mitraja

sur campo de battaja: è requisito.

– Er bove? – Pure quello…

fu mannato ar macello.

– Ma li Re Maggi arriveno? – E’ impossibbile

perchè nun c’è la stella che li guida;

la stella nun vò uscì: poco se fida

pè paura de quarche diriggibbile…-

Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno

tutti li campagnoli che l’antr’anno

portaveno la robba ne la grotta?

Nun c’è neppuro un sacco de polenta,

nemmanco una frocella de ricotta…

– Fijo, li campagnoli stanno in guerra,

tutti ar campo e combatteno. La mano

che seminava er grano

e che serviva pè vangà la tera

adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente…

Guarda, laggiù, li lampi

de li bombardamenti!

Li senti, Dio ce scampi,

li quattrocentoventi

che spaccheno li campi?-

Ner dì così la Madre der Signore

s’è stretta er Fijo ar core

e s’è asciugata l’occhi cò le fasce.

Una lagrima amara pè chi nasce,

una lagrima dorce pè chi more…

TRILUSSA

La vita agra

Si andava al fiume
a lavare i panni di fatica,
le dita ghiaccioli
le gambe malate a quarant’anni
a sgobbare nella fanga,
le giovani vesti
piangevano l’acqua,
a mollo i fianchi freddi
che ci avrebbero pensato
a casa a scaldarsi
le povere donne
dalla faccia spaccata dall’aria,
sapone dalla cenere
e lisciva a portar via la pelle,
le mani che parevano
di carta velina
buone per accartocciare
due carezze di sera ai figli
tirati su a polenta.
La miseria abitava
le credenze magre
e l’uomo stanco
tornava da Stienta,
che là andava
a lavorare il tabacco
e in tasca teneva care
due foglie per far su una cicca
da dare al suo vecchio
seduto nel cantone.

barche di carta