D’impronte mobili

E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d’esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d’impronte mobili
su inchiostro d’avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell’intonazione
d’un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all’aria senza tempo
il fulcro esistenziale d’un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all’arrivo d’armi
nell’immobilità inerme del loro stesso sapore.

Glò

Le stagioni


L’inverno è

Birichino,
vivace e allegro,
portatore di buone notizie,
ecco come lo definisco:
è la peste più fredda che c’è!
Con lui si vive nei poli,
il freddo e il sole con lui ci vuole,
è tipo marzo,
solo che marzo è un prete,
il piccolo diavoletto e la rosa  si sposano,
parlo d’inverno si spera
è la primavera la sua fidanzata più sincera.

La primavera è

Un fiore che sveglia le sue sorelle
i fratelli
chiama il ruscello alla foce.
Ciò che muore riprende vita.
In fine
gli animali addormentati
vengono svegliati
da una canzoncina
che rende lieve la mattina.

L’estate è

Mite, dolce e quieta,
brillante, calda e affascinante.
Si porta tante vacanze
il sole è suo amico.
Se non lo sai,
in vacanza lei e il sole vanno alle Hawaii.
Della natura lei lambisce il cuor.

L’autunno è

Fratello dei soli andati.
Funebre rito lui recita.
Una morte,
un pianto lontano,
lui ricorda e porta,
quando il suo tempo viene.

Sofia Giovannini (9 anni)