Politica

 
 
 
Non ne comprendo il senso
di questo spegnere,
poco a poco,
ogni speranza,
di questo continuo strazio
di scuse mediocri
di questo nauseante
imboccarci di parole
e di frasi tutte uguali
come è uguale
a sé stessa l’aria
che spiri leggera
verso la valle
o soffi impetuosa
dal mare.
Lasciate piuttosto
che tutto perisca
che il mondo bruci
che sia purificazione
che sia giustizia.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 18, 2011 at 07:38  Comments (4)  
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Il coraggio

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”

PIER PAOLO PASOLINI

Published in: on marzo 17, 2011 at 07:20  Comments (3)  
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Il lungo aforisma

La politica
è una banca
di parole
e nozioni.
Chi si vende
con l’investimento
delle proprie frasi
(ripetute
e già sentite)
non paga interessi
di proprie spese.
E’ retribuito
con il sudore
di coloro
che sono “in rosso”
e di coloro
che percorrono
la strada
della indesiderata
bancarotta.

Glò

Published in: on settembre 30, 2010 at 06:57  Comments (2)  
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Dio è morto

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto…

FRANCESCO GUCCINI

SOLO CHI PAGA LE TASSE MERITA I DIRITTI

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale. Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti. Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato. Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale. La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.

ANTONIO SCURATI (da La Stampa)

Chiedo scusa se parlo di Maria

Chiedo scusa se parlo di Maria
non del senso di un discorso, quello che mi viene
non vorrei si trattasse di una cosa mia
e nemmeno di un amore, non conviene.

Quando dico “parlare di Maria”
voglio dire di una cosa che conosco bene
certamente non è un tema appassionante
in un mondo così pieno di tensione
certamente siam vicini alla pazzia
ma è più giusto che io parli di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Non è facile parlare di Maria
ci son troppe cose che sembrano più importanti
mi interesso di politica e sociologia
per trovare gli strumenti e andare avanti
mi interesso di qualsiasi ideologia
ma mi è difficile parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Se sapessi parlare di Maria
se sapessi davvero capire la sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà
la paura, la tensione, la violenza
avrei capito il capitale, la borghesia
ma la mia rabbia è che non so parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà
Maria la realtà
Maria la realtà.

GIORGIO GABER


Il PCI ai giovani !!

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici………

PIER PAOLO PASOLINI (da “Scritti corsari”)

Published in: on novembre 18, 2009 at 08:34  Comments (5)  
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Mannaggia

 
 
Mappamondo
 
 
Se avessi sbirciato
anche solo
qualche pagina
se avessi toccato
con i polpastrelli
l’Atlante
quello enorme e rigido
in rilievo
avrei sentito monti
mari e isole
ne avrei colto sapore
se avessi studiato
di noi e dell’impero
e degli agguati
e del potere mai sazio
se avessi sfogliato
qualche verso
qualche foto di guerra
avrei saputo oggi dire
“stiamo tornando indietro”
ma  non l’ho fatto
e ora non c’è tempo
né  luogo.
Se avessi parlato
con mio nonno
da Giovanni
diventato Johnny
o con mia madre
che ha perso
capelli e riso
dietro il bancone
saprei perché
la mia voce roca
sa di fiume
di rovi e nubi basse.
Allora chiedo a voi
che siete
in mezzo
che leggete e parlate
che sapete.
Fatelo per noi.
La cultura non si svende
al mercato
Tenetela in serbo e
cantatela nei vicoli
leggetela nei teatri
e nelle piazze
mangiatela
a pranzo e cena
e con il latte
ai vostri figli.

Tinti Baldini

Published in: on novembre 16, 2009 at 08:11  Comments (2)  
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Chi sta in alto dice: pace e guerra

 DIE OBEREN SAGEN: FRIEDE UND KRIEG

 Sind aus verschiedenem Stoff.
Aber ihr Friede und ihr Krieg
Sind wie Wind und Sturm.

Der Krieg wächst aus ihrem Frieden
Wie der Sohn aus der Mutter

Er trägt
Ihre schrecklichen Züge.

Ihr Krieg tötet
Was ihr Friede
Übriggelassen hat.

§

Sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
Sono come il vento e la tempesta.

La guerra cresce dalla loro pace
Come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
I suoi lineamenti orridi.

La loro guerra uccide
Quel che alla loro pace
è sopravvissuto.

BERTOLT BRECHT

Published in: on ottobre 25, 2009 at 11:00  Comments (4)  
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I MISERABILI

A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiamava Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se n’è andato così, addosso alla madre agonizzante, la testa appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alle vicende del pianeta Terra. Mi sento totalmente inutile, come giornalista e come essere umano, perché mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo ha provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.

MASSIMO GRAMELLINI (da Buongiorno – La Stampa)

Published in: on ottobre 21, 2009 at 20:17  Comments (3)  
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